Mariachiara Accardi
Mariachiara Accardi
Studentessa presso l’Università degli studi di Palermo. Curiosa, amante della scrittura e delle idee che smuovono. Mi appassionano l’attualità, la politica e l’arte, mondi diversi che intreccio con entusiasmo e spirito critico. Credo non si debba mai smettere di imparare, osservare e cercare.

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Primo trapianto cardiaco con donatore a cuore fermo: traguardo medico storico a Palermo

A Palermo è stata portata a termine magistralmente, per la prima volta, l'operazione di trapianto con donatore a cuore fermo. L'équipe medica è soddisfatta del risultato ottenuto nei confronti del paziente e della conquista scientifica straordinaria realizzata

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Un grande successo nel campo medico-scientifico raggiunto proprio a Palermo dove è stata realizzata realizzata una delle procedure mediche più complesse per la prima volta in Sicilia: il trapianto da donatore a cuore fermo. Un intervento simile in città era stato eseguito solo per reni e fegato, mentre per il cuore era avvenuto solo a Padova nel 2023. A gestire l’operazione è stato il professore Sergio Sciacca, che ha spiegato: “L’organo rimane fermo per almeno 20 minuti, non ricevendo né ossigeno né sangue. Si sottopone quindi il paziente a circolazione extracorporea”.

In cosa consiste l’intervento

La Donation after Circulatory Death (DCD), ovvero donazione dopo arresto cardiaco. Di norma, i trapianti di cuore vengono effettuati da donatori in morte cerebrale, cioè clinicamente deceduti ma con il cuore che continua a battere grazie al supporto delle macchine. In questo caso, la particolarità e la maggiore difficoltà dell’operazione risiedono nel fatto che il donatore ha subito un arresto cardiaco irreversibile, per cui il cuore non può essere rianimato. L’organo smette infatti di ricevere ossigeno, rischiando un danneggiamento rapido e rendendo l’intervento molto più complesso. Per portare a termine con successo un trapianto di questo tipo — come avvenuto a Palermo — sono necessarie tecnologie avanzate e protocolli rigorosi, in grado di riattivare e preservare il cuore prima del trapianto.

Il prelievo dell’organo

Questa procedura è attualmente attiva in Italia solo in pochi centri specializzati. La donazione è avvenuta nel rispetto dei protocolli previsti, con il supporto della circolazione extracorporea ECMO, attivata presso l’ISMETT, prima del prelievo effettivo. Il donatore, ricoverato nel reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo, diretto dal dottor Vincenzo Mazzarese, ha subito un arresto cardiaco che ha causato un periodo di ischemia, durante il quale il cuore non riceve ossigeno. Grazie alla procedura ECMO, condotta da un’équipe preparata e con una gestione clinica accurata, il cuore non ha riportato danni.

Quella avvenuta a Palermo è una conquista medica considerevole, sia per la sua complessità che per l’enorme impatto in ambito trapiantologico. Un traguardo che oggi offre nuove speranze di vita a tanti pazienti in lista d’attesa. La buona notizia è che il paziente che ha ricevuto il trapianto è in buone condizioni cliniche.

La fase anestesiologica

L’operazione è stata resa possibile anche grazie al coordinamento del Centro Regionale dei Trapianti della Sicilia (CRT). Fondamentale è stato inoltre l’aspetto anestesiologico nella gestione del paziente, che ha richiesto un monitoraggio avanzato e continuo, con particolare attenzione alla fase di riperfusione e alla stabilità emodinamica.

“Il successo dell’intervento e la dimissione del paziente sono il risultato di una collaborazione straordinaria tra professionisti altamente qualificati — sottolinea Gaetano Burgio, responsabile dell’Unità di Anestesia e Sala Operatoria dell’ISMETT —. La perfetta integrazione tra le équipe dell’Azienda Ospedaliera Civico e dell’ISMETT ha permesso di affrontare una procedura innovativa e delicata, confermando il valore aggiunto della sinergia tra le nostre strutture”.

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Le dichiarazioni di chi ha reso possibile questa operazione

“Un risultato — affermano le direzioni strategiche delle due aziende — che si deve alla generosità della famiglia del donatore, che ha permesso a qualcun altro di tornare a vivere. Una procedura complessa e un risultato reso possibile grazie all’elevata qualità dei nostri professionisti e alla sinergia tra le nostre due aziende”.

Un intervento che fino a poco tempo fa sembrava una conquista quasi irraggiungibile. E invece, come ha dichiarato Michele Pilato, direttore del Centro Cuore di ISMETT: “È un formidabile traguardo per la Sicilia e una dimostrazione che la nostra Regione è in grado di esprimere percorsi organizzativi e standard assistenziali sanitari al livello delle migliori eccellenze nazionali e internazionali”.

Sergio Sciacca, responsabile del programma di trapianto di cuore di ISMETT, ha aggiunto: “Si è trattato di un intervento complesso, reso possibile grazie a un team multidisciplinare composto da chirurghi, cardiologi, anestesisti, perfusionisti, infermieri specializzati, psicologi e fisioterapisti, oltre che all’utilizzo delle tecnologie più avanzate. Nel caso di un trapianto cardiaco con prelievo da donatore DCD, infatti, il cuore rimane fermo per almeno 20 minuti (un intervallo stabilito dalla normativa italiana per certificare la morte cardiocircolatoria). Durante questo periodo, l’organo non riceve ossigeno né sangue, condizione che può comprometterne in modo significativo la funzionalità”.

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