Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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Colapesce: il ragazzo che regge la Sicilia (e vive tra mito e mare)

La leggenda del giovane che sorregge la Sicilia tra storia, mito e identità.

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C’è un punto, al largo delle coste siciliane, dove il mare sembra trattenere il respiro. Le onde si increspano lente, la luce scivola in profondità e qualcuno, da secoli, giura di intravedere un’ombra che nuota. È Colapesce, dicono: il ragazzo che ha scelto di vivere per sempre sotto il mare, sorreggendo la sua isola con le mani e con il cuore.

Chi era Colapesce (tra storia e mito)

Il suo vero nome, almeno per chi crede che sia esistito, era Nicola o Cola. La leggenda lo vuole nato in Sicilia, forse a Messina, forse a Catania, in un tempo in cui il mare era insieme strada, mistero e destino. Fin da bambino passava più tempo in acqua che sulla terraferma, tanto che la sua pelle, raccontano, prese a somigliare a quella di un pesce. Da qui il soprannome: Colapesce.
Le origini della sua storia si intrecciano con racconti medievali e leggende popolari di tutta Europa, ma in Sicilia ha trovato la sua casa definitiva, trasformandosi in un mito che unisce meraviglia e malinconia.

La leggenda: il sacrificio sotto le acque

Il cuore del racconto è un tuffo senza ritorno. In una delle versioni più note, il re di Sicilia — talvolta Federico II, talvolta Ruggero II — mette alla prova Colapesce, chiedendogli di esplorare i fondali per scoprire cosa regge l’isola.
Il giovane si immerge e scopre tre colonne che sostengono la Sicilia: due salde, una incrinata. Tornato in superficie, racconta la verità, ma capisce che senza un sostegno quella colonna crollerà, e con essa l’isola. Così, si tuffa di nuovo, posizionandosi sotto il pilastro spezzato per reggerlo con il proprio corpo. Da allora non è più riemerso: lì, nelle profondità, continua a sorreggere la Sicilia, giorno e notte, tempesta e bonaccia.

Colapesce nella cultura popolare

La sua figura è diventata simbolo di dedizione e sacrificio, protagonista di canti popolari, poesie, fiabe per bambini. Scrittori e artisti lo hanno raccontato nei secoli, dalla letteratura ottocentesca alle versioni teatrali, fino alle citazioni nella musica contemporanea.
Il suo mito ha persino ispirato registi e illustratori: un ragazzo sospeso tra due mondi, diviso tra l’aria e l’acqua, tra la vita e l’eternità.

Un simbolo per la Sicilia di oggi

Oggi Colapesce non è soltanto una leggenda: è una metafora potente. Rappresenta chi resta, chi si carica sulle spalle — o meglio, sulle braccia — il peso della propria terra. Simboleggia la resilienza di un popolo che, tra difficoltà e bellezza, continua a sorreggere la propria isola.
In tempi in cui si parla di tutela del mare e di salvaguardia dell’ambiente, la sua storia diventa ancora più attuale: un monito a proteggere ciò che amiamo, anche a costo di sacrifici invisibili.

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Sotto le onde, ancora

E così, mentre i turisti scattano foto sulla riva e i pescatori scrutano l’orizzonte, qualcuno racconta che, nelle giornate limpide, dal blu più profondo si possa vedere una sagoma muoversi lenta, come un custode silenzioso. È Colapesce, che ancora oggi regge la Sicilia, senza chiedere nulla in cambio, se non di non dimenticarlo.

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