Elena Sabbatini
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Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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Pirandello l’aveva già capito: siamo “centomila” (anche su Instagram)

Il romanzo che smonta l’idea di un “vero io” anticipa i dilemmi dei social: siamo davvero chi pensiamo di essere?

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Ti guardi allo specchio, scatti un selfie, scegli il filtro giusto e poi aspetti i like. Ma sei davvero tu quello lì? O sei solo l’immagine che gli altri vedono e commentano? Domande che oggi sembrano figlie dei social, ma che Luigi Pirandello aveva già messo nero su bianco più di un secolo fa. Il suo Uno, nessuno e centomila è un romanzo che non parla di un tempo lontano, ma di noi: smarriti, divisi, intrappolati tra identità che non sappiamo più governare.

Tutto comincia da un naso storto

A Vitangelo Moscarda, il protagonista, basta un dettaglio per crollare: la moglie gli fa notare che ha il naso un po’ storto. Una sciocchezza, eppure da lì inizia il terremoto: se lei vede qualcosa che lui non ha mai notato, allora quante altre cose gli altri vedono di lui senza che lui lo sappia? È l’inizio di una crisi personale che diventa universale: non siamo mai davvero padroni della nostra immagine.

Uno, nessuno e centomila (spiegato facile)

Dietro il titolo criptico ci sono idee che, una volta capite, non ti mollano più:

  • Non esiste un solo “io”: cambiamo a seconda di chi ci guarda.
  • Indossiamo maschere ogni giorno: marito, amico, collega, figlio.
  • La verità è relativa: ognuno ha la sua versione di noi.
  • Cercare il “vero io” è inutile: non troveremo mai un’identità unica, solo infinite prospettive.

In pratica, Moscarda scopre di essere contemporaneamente uno, nessuno e centomila.

Pirandello avrebbe odiato i social?

Chissà cosa avrebbe pensato lo scrittore vedendo i nostri profili Instagram, le bio su LinkedIn o le foto ritoccate con i filtri. Forse avrebbe sorriso: lui parlava di maschere sociali, noi oggi parliamo di identità digitali. Cambia il palcoscenico, ma non il copione: anche online ci costruiamo mille versioni di noi stessi, calibrate per amici, follower, colleghi o perfetti sconosciuti.

Un romanzo che non invecchia mai

Uno, nessuno e centomila non è un libro semplice, ma è uno di quei romanzi che ti lascia addosso delle domande più che delle risposte. Perché la verità è che non siamo mai “uno solo”: e il tentativo di liberarsi da tutte le maschere porta Moscarda (e forse anche noi) a una solitudine che fa paura. È per questo che, a distanza di oltre cent’anni, resta ancora attuale e scomodo: ci costringe a guardare in faccia il nostro caos interiore.

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La libertà di essere tanti

Forse il messaggio pirandelliano non è solo angosciante. Forse, accettare che siamo “centomila” e che non esiste un “vero io” può diventare una forma di libertà. Non dobbiamo scegliere una maschera definitiva: possiamo viverle tutte, sapendo che, in fondo, siamo sempre un po’ diversi. E va bene così.

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