Mariachiara Accardi
Mariachiara Accardi
Studentessa presso l’Università degli studi di Palermo. Curiosa, amante della scrittura e delle idee che smuovono. Mi appassionano l’attualità, la politica e l’arte, mondi diversi che intreccio con entusiasmo e spirito critico. Credo non si debba mai smettere di imparare, osservare e cercare.

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UniMe contro il Revenge Porn: l’articolo scientifico dei professori Mento e Pira pubblicato su una rivista internazionale

Dalla diffusione non consensuale di foto private ai rischi psicologici per le vittime: ansia, isolamento, depressione e ideazione suicidaria. Questo è quello che si legge nell'articolo dei professori Carmela Mento e Francesco Pira pubblicato nella rivista internazionale Healtcare

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Negli ultimi anni il termine revenge porn è entrato sempre più spesso nel dibattito pubblico, ma parlarne nel modo corretto non è semplice. Il fenomeno è ormai frequente, al punto che la popolazione appare quasi abituata a notizie relative a queste forme di violenza, spesso minimizzate. Una corretta informazione sul fenomeno e sulle sue conseguenze, in tal senso, appare fondamentale.

La rivista internazionale Healthcare ha pubblicato un articolo sul tema dal titolo “Psychological Violence in Image-Based Sexual Abuse (IBSA): The Role of Psychological Traits and Social Communications” realizzato dai professori dell’Università di Messina Carmela Mento e Francesco Pira insieme a tre ricercatrici.

La pubblicazione scientifica sull’IBSA

Nel lavoro firmato da Carmela Mento, Associato di Psicologia Clinica, e da Francesco Pira, Associato di Sociologia dell’Università di Messina, insieme alle giovani ricercatrici Clara Lombardo, Maria Catena Silvestri e Martina Praticò, vengono esaminati gli effetti psicologici ed emotivi della distribuzione non consensuale di immagini intime, fenomeno conosciuto come Abuso Sessuale Basato sulle Immagini (IBSA).

È emerso che il revenge porn può avere un impatto “devastante” sulle vittime, soprattutto donne. Secondo la letteratura scientifica, questo fenomeno infatti ha causato spesso problemi di fiducia, ansia, isolamento sociale, incapacità di trovare nuovi partner sentimentali e, nei casi più gravi, depressione e ideazione suicidaria. Gli autori da alcuni anni sono infatti impegnati nella prevenzione del rischio suicidario in età giovanile connesso a questo fenomeno e al rischio comportamentale online.

Non si tratta soltanto della diffusione di immagini intime in sé, ma anche di come questo fenomeno viene percepito all’interno della comunità. Dinamiche comunicative come il sexting coercitivo e l’emergere di discorsi pubblici che stigmatizzano le vittime, infatti, possono compromettere ulteriormente la situazione, attraverso la manipolazione emotiva e la cultura della colpa.

Un tema di profonda attualità

Il tema in questione è di profonda attualità. Come sottolineato all’interno dello studio, l’IBSA avviene solitamente in contesti di coppia, spesso al termine di una relazione sentimentale. Questo comportamento, ormai diffuso anche tra giovanissimi, viene messo in atto per vendetta o per derisione, talvolta attraverso l’uso di applicazioni che sfruttano l’intelligenza artificiale con finalità denigratorie.

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Le foto di nudo o seminudo, reali o manipolate, vengono pubblicate in genere da persone di cui le vittime si fidavano o con cui avevano condiviso momenti estremamente intimi. È il caso di quanto recentemente accaduto nel gruppo Facebook Mia moglie (che è stato chiuso), in cui gli oltre 30 mila iscritti condividevano foto intime delle proprie mogli o fidanzate e le commentavano come oggetto di perversione. Un esempio che permette di comprendere la gravità del fenomeno e che richiama la necessità di riflettere su queste problematiche, centrali nell’articolo pubblicato su Healthcare.

Quale soluzione per il revenge porn?

Le statistiche dicono che è necessario agire con urgenza. Uno studio multinazionale condotto su un ampio campione in dieci paesi ha riferito che il 22,6% dei partecipanti aveva sperimentato forme di IBSA, con tassi più elevati tra gli individui LGBTQ+ e i giovani adulti. Le legislazioni si stanno muovendo in modo diverso e anche questo influenza inevitabilmente la percezione e le reazioni al fenomeno. Nel Regno Unito e in Australia, leggi specifiche che criminalizzano l’IBSA sono in vigore da diversi anni, mentre in Italia tale legislazione è più recente.

Leggi anche:  Francesco Pira confermato Country Coordinator per l’Italia alla conferenza internazionale MEDCOM 2026

Quel che sembra evidente è che la soluzione al problema non può risiedere nella rinuncia alla tecnologia o nella proibizione del suo utilizzo, bensì nell’educazione a un uso consapevole degli strumenti digitali e, soprattutto, in una solida educazione sentimentale improntata al rispetto della persona.

È per questo motivo che i professori Carmela Mento e Francesco Pira sono attivi da tempo sul campo. Un altro loro contributo sul tema è rappresentato dal volume “La Violenza in un click”, pubblicato da Franco Angeli, che affronta la questione in chiave preventiva attraverso percorsi avviati in diversi istituti scolastici siciliani. I due studiosi sono inoltre Direttori della rivista “Addiction & Social Media Communication”, edita dall’Università di Messina.

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