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martedì | 17 Febbraio | 2026
Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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La nuova “educomunicazione” raccontata dal professore Francesco Pira: “L’educazione digitale deve essere strategica”

Il sociologo e docente universitario Francesco Pira racconta il suo nuovo libro “La Buona Educomunicazione” e spiega come affrontare la rivoluzione tecnologica senza subirla passivamente

Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.
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L’educazione è sempre stata al centro delle trasformazioni sociali, ma mai come oggi si trova di fronte a una sfida così complessa: il digitale. Ne è convinto il professore Francesco Pira, sociologo e docente all’Università di Messina, che nel suo nuovo libro dal titolo “La Buona Educomunicazione” analizza il rapporto tra educazione e tecnologie digitali. “Quando ho iniziato a insegnare, nel 1997, la mia prima ricerca riguardava il rapporto tra bambini e televisione. Fu allora che capii come questo strumento stesse cambiando i processi educativi e che la solitudine davanti allo schermo poteva avere effetti negativi. Oggi, il problema si è spostato su un altro piano. I social, l’intelligenza artificiale e il metaverso stanno trasformando radicalmente la nostra società”, ha spiegato a BE Sicily Mag.

Francesco Pira analizza le nuove tecnologie in un libro

Nel suo libro, il professore Francesco Pira sottolinea la necessità di adottare un approccio strategico all’educazione digitale. È una questione che non può più essere rimandata. “Quando vado nelle scuole e parlo con i ragazzi, molti ammettono apertamente di usare ChatGPT per i compiti. Questo significa che l’intelligenza artificiale sta sostituendo il loro sforzo di apprendimento. I docenti ricevono elaborati ben scritti, ma senza che gli studenti abbiano realmente compreso i concetti né sviluppato uno spirito critico”. Non si tratta, tuttavia, esclusivamente di ciò che accade in aula. L’impatto di questi nuovi strumenti, nel dettaglio, tocca tre aspetti fondamentali della crescita: “Le tecnologie incidono sull’apprendimento, sulla gestione del tempo libero e sulle relazioni. La grande sfida è trovare il giusto equilibrio tra utilizzo e controllo, senza cadere nell’errore di demonizzarle”.

A questo fenomeno si aggiunge il divario tra Nord e Sud, che si rispecchia anche nella digitalizzazione della scuola. “Al Sud – ha spiegato l’esperto – la dispersione scolastica è un problema enorme che ci deve preoccupare. Un ragazzo che abbandona la scuola rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata“. Un’altra questione fondamentale è legata poi ai flussi migratori: “Abbiamo sempre più ragazzi di seconda e terza generazione che arrivano da altri Paesi e faticano a inserirsi nel sistema scolastico. Se non riusciamo a includerli nel percorso educativo e poi in quello universitario, finiranno per adattarsi ai lavori meno qualificati. Il rischio è che i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”.

Oltre alla scuola, il digitale sta ridefinendo anche il lavoro in un gran numero di settori. “In tutto il mondo ci dicono che se non sai usare l’intelligenza artificiale, domani sarai fuori dal mercato”, ha sottolineato il professore Francesco Pira. “Si stima che nei prossimi cinque anni in Italia sei milioni di posti di lavoro saranno messi in discussione e nove milioni dovranno essere ripensati. Questo è un impatto enorme”. Per affrontare questa rivoluzione servono nuove competenze e una revisione dei programmi scolastici: “Se oggi ChatGPT può tradurre una versione di latino o risolvere un’equazione, forse i criteri di valutazione devono cambiare. Dobbiamo smettere di pensare che i nostri ragazzi siano ‘smanettoni’ solo perché sanno usare uno smartphone: non significa avere vere competenze informatiche”.

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L’AI tra etica e tecnologia: un bivio per l’umanità

L’intelligenza artificiale non è dunque solo uno strumento, ma qualcosa che pone dilemmi etici profondi. “Oggi, da un lato l’AI sta uccidendo persone sulla Striscia di Gaza e in Ucraina guidando droni militari, dall’altro sta salvando vite negli ospedali. Tutto dipende dall’uso che ne facciamo. La responsabilità di educare all’uso consapevole della tecnologia ricade su ognuno di noi”, ha chiarito il professore Francesco Pira. È in questo scenario che essere genitori appare sempre più complesso. Il digitale ha trasformato anche le dinamiche familiari. “È evidente che ci sia una disgregazione delle famiglie, con una forte incomunicabilità tra genitori e figli, nonché un crollo di alcuni valori. In alcuni Paesi hanno creato delle scuole per aiutare i genitori a capire il mondo digitale in cui vivono i figli, dovremmo farlo anche in Italia“.

I giovani di oggi saranno infatti gli adulti di domani, per cui non è possibile ignorare i loro comportamenti, anche quelli in rete. “Oggi le grandi piaghe digitali – ha sottolineato l’esperto – sono il cyberbullismo, il sexting, il revenge porn e le challenge pericolose, che talvolta portano gli adolescenti persino alla morte. Non dimentichiamo poi il fenomeno degli haters, che distruggono le persone con la violenza verbale”. Dopo la pandemia di Covid-19, le nuove generazioni sono diventate sempre più fragili. “Molti giovani si sono isolati, sviluppando un individualismo esasperato. Se non insegniamo loro il rispetto per gli altri, sarà difficile migliorare la nostra società. Oggi c’è una tendenza alla prevaricazione e al cattivismo preoccupante”.

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Il sistema scolastico e quello universitario non possono dunque rimanere a guardare. “Oltre alla didattica e alla ricerca, c’è oggi una terza missione. Le Università devono essere presenti sul territorio, mettere a disposizione le loro competenze e lavorare per migliorare la società”. La chiave per affrontare il futuro è insomma un’educazione digitale consapevole. “Le nuove tecnologie possono essere usate per il bene, come ricorda spesso anche Papa Francesco, ma il cambiamento deve partire dal basso: dall’educazione dei giovani e dalla formazione degli adulti. Soltanto così potremo affrontare la rivoluzione digitale, senza esserne travolti”.

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