Mariachiara Accardi
Mariachiara Accardi
Studentessa presso l’Università degli studi di Palermo. Curiosa, amante della scrittura e delle idee che smuovono. Mi appassionano l’attualità, la politica e l’arte, mondi diversi che intreccio con entusiasmo e spirito critico. Credo non si debba mai smettere di imparare, osservare e cercare.

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Il saluto di Pantelleria a Giorgio Armani, l’isola che divenne il suo rifugio dell’anima

Dal primo incontro a Cala Gadir al legame con la comunità, lo stilista trovò nell’isola ispirazione, amicizia e casa, ricambiato da un affetto profondo

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La Perla del Mediterraneo, Pantelleria – in provincia di Trapani -, ha dato il suo saluto al “signor Armani”, come lo chiamavano affettuosamente gli abitanti dell’isola. Così come già accaduto a Milano e a Piacenza, anche qui l’omaggio al re della moda, scomparso giovedì scorso nella sua casa di Milano, è stato adempiuto da un silenzio collettivo che ha avvolto l’intero paese per un’ora: le saracinesche delle attività commerciali sono rimaste abbassate e in Comune si è osservato un minuto di raccoglimento. Il cuore della commemorazione si è svolto a Cala Gadir, accanto alla villa che lo stilista aveva acquistato anni fa. Qui si sono riunite circa un centinaio di persone insieme al sindaco Fabrizio D’Ancona e a don Vito Impellizzeri, originario dell’isola e oggi preside della Facoltà Teologica di Sicilia.

Il rapporto tra lo stilista e Pantelleria

L’amore di Giorgio Armani per Pantelleria non fu immediato, a raccontarlo era stato lui stesso in una vecchia intervista. La scintilla tra il re della moda e l’isola dal fascino vulcanico e dalle acque incontaminate scoccò quando, per la prima volta, vide Cala Gadir. Fu lì che acquistò tre dammusi – le tipiche abitazioni tradizionali dell’isola di Pantelleria -, diventati poi sette, tutti curati nei minimi dettagli secondo lo stile essenziale e raffinato di Armani/Casa. Ma l’affetto del grande stilista non era rivolto soltanto al paesaggio: era rivolto anche alle persone. Non a caso, al momento di raccoglimento erano presenti gli operai che, durante tutto l’anno, si prendono cura della sua villa.

I gesti di Armani per Pantelleria

Pantelleria divenne presto il suo locus amoenus, un rifugio dell’anima. Armani si impegnò in prima persona per la tutela e la custodia del territorio, donando una somma significativa per il potenziamento della rete idrica e fognaria nelle zone di Gadir, Levante e Tramontana. Non mancò neppure un gesto di profonda sensibilità verso la comunità religiosa, regalando le casule alla nuova chiesa madre dell’isola, indossate per la prima volta dall’allora vescovo monsignor Domenico Mogavero nel giorno della dedicazione. Un amore, quello di Armani per Pantelleria, che fu ricambiato: l’iniziativa di ricordarlo con un momento di preghiera è stata infatti voluta da don Impellizzeri, che con lui intrattenne sempre un rapporto di sincera amicizia.

“Qui lo salutiamo come il signor Armani – ha dichiarato il sindaco Fabrizio D’Ancona – l’uomo che ha scelto Pantelleria come rifugio del cuore, come casa dell’anima. Per questo, così come è stato deciso a Milano e a Piacenza, anche noi abbiamo proclamato il lutto cittadino”. Un gesto che lo stesso sindaco ha definito “oltre il dovere istituzionale”, riconoscendolo come “segno di gratitudine e di affetto profondo. Pantelleria oggi piange l’amico Armani, ma soprattutto lo custodirà con amore sincero”, ha concluso il sindaco.

Leggi anche:  Pantelleria dice grazie al "suo" stilista: l'aeroporto sarà intitolato a Giorgio Armani

Un luogo per creare

Quel borgo di pescatori, polmone verde con oltre duecento palme e uno dei luoghi più suggestivi dell’isola, vide Giorgio Armani esprimersi in ciò che sapeva fare meglio: creare. Il suo legame con Pantelleria era infatti profondo, perché da lì traeva ispirazione per molti dei suoi bozzetti più iconici, lasciando emergere l’anima dell’isola nelle sue collezioni. Quando non si avventurava tra le acque del Mediterraneo con il suo yacht, lo stilista amava rifugiarsi nella sua dimora arredata con pezzi vintage unici. Una casa che rappresentava per lui “una rottura con la quotidianità del lavoro, per regalarsi il piacere della compagnia dei familiari e degli amici, ma solo di quelli che non hanno smanie, pretese, copioni”, in altre parole, “gli amici veri”.

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