A quasi un anno dall’addio a Totò Schillaci, esce in libreria e su Amazon, il libro “Solo io posso scrivere di te” della figlia Jessica Schillaci. Un’opera intima e intensa, che narra in maniera struggente i ricordi di una vita e gli ultimi giorni del centravanti, prematuramente scomparso a causa di un tumore. La trentasettenne, che gli è rimasta accanto giorno e notte in ospedale, ha voluto celebrare tra le sue pagine l’uomo e padre dietro il campione.
Col suo sorriso dolce e lo sguardo vivace come quello di papà Totò, Jessica Schillaci a BE Sicily Mag si è raccontata a tutto tondo, parlato di come e perché è nato il suo libro.
“Solo io posso scrivere di te”, il libro di Jessica Schillaci
Non è un caso che “Solo io posso scrivere di te” sia stato pubblicato a un anno di distanza dalla morte di Totò Schillaci. “In questo periodo, ho coltivato il desiderio di raccontare la figura di mio padre in maniera inedita. Quando era in ospedale, osservavo i tanti volti delle persone che lo circondavano e non volevano lasciarlo andare. È così che ho iniziato prima a riflettere e poi a buttare giù il mio dolore su una pagina bianca, così sarei potuta guarire, oltre ad offrire un volto nuovo del mito Totò-Gol”.
Il titolo non è una provocazione, bensì nasconde un riferimento letterario. “Mi sono ispirata ad Oriana Fallaci, una delle mie scrittrici preferite, e al suo libro Solo io posso scrivere la mia storia, dove si raccontava senza filtri. Allo stesso modo, ho voluto raccontare da un punto di vista familiare l’ultima partita della vita di mio padre, quella contro la malattia”.
Jessica Schillaci, in questo periodo difficile, ha voluto essergli al fianco fino alla fine. Da anni vive a Verona con il marito Andrea, dove lavora come infermiera, ma per papà è tornata a Palermo. “Nelle sue due ultime settimane, all’ospedale Civico, gli tenevo sempre le mani. Nel libro lo descrivo come un uomo fragile, come noi lo abbiamo vissuto negli ultimi giorni. Era questo prima ancora di essere un campione”.

La vita privata di Totò Schillaci dietro il calcio
Per Jessica Schillaci, che ha vissuto Totò-Gol più come papà che come campione, non è stato semplice ricostruire gli aspetti più professionali della sua vita. “Non sono un’esperta di calcio, per cui inizialmente potevo raccontarlo solo come figlia, coi miei fratelli Mattia e Nicole. Andrea Mercurio (autore con Totò Schillaci della sua biografia Il gol è tutto ndr) mi ha aiutato a ricostruire il suo profilo calcistico”.
Nel libro, l’autrice sottolinea che il campione delle Notti Magiche era come “un prodotto pregiato venduto su larga scala”. Il motivo è presto spiegato. “È come se tutti lo avessero avuto a casa, è stato un’icona. Io invece racconto gli aspetti sconosciuti, quelli più intimi e quindi anche i più belli. Nonostante non avesse chance di vincere la sua ultima battaglia, aveva una grande voglia di vivere. Com’era sul campo, era nella vita”.
“Papà – ha aggiunto in merito al suo carattere – era puro istinto. Quando, ad esempio, vedeva la palla, non aveva una strategia, ma semplicemente la calciava. Così viveva la sua vita in maniera impulsiva. Era comunque una persona mite, non avrebbe fatto male ad una mosca. Aveva due soli vizi, le sigarette e le donne”.

L’amore per la famiglia e la distanza
Tra i passaggi più intensi de libro ci sono quelli in cui Jessica Schillaci racconta la sua famiglia e, in particolare, l’amore dei suoi genitori, nato nella Sicilia degli anni Ottanta. A quei tempi, il bomber era in forza al Messina. “Era tutto pronto per il matrimonio, ma sei mesi prima papà fece una serenata a mia madre e da sotto il balcone le chiese di scappare con lei. Fu la classica fuitina. Era anche un bravissimo pilota, da Palermo a Messina arrivarono in pochissimo. Lì ho trascorso bellissimi anni della mia infanzia”.
Diversi anni dopo, invece, il calcio avrebbe portato Totò Schillaci oltreoceano, in Giappone, lontano dalla sua famiglia. “Rimase via per quasi quattro anni. È stato un padre un po’ assente, sia per il carattere riservato che per i suoi impegni lavorativi. Io ricordo che da bambina chiedevo a mamma di mostrarmi una sua foto per non dimenticare il suo volto. Mi dovevo accontentare della sua voce al telefono. Quando tornava, però, ci riempiva di regali”.
Nel 1997, poi, il ritorno in Italia e il ritiro dal calcio giocato. “Quando ci disse che tornava per sempre, è stato il regalo più bello. Da lì, ci siamo vissuti di più. Io a 22 anni poi mi sono trasferita a Verona per cercare la mia strada. Lui di tanto in tanto veniva a trovarmi. Nella sua vita ha sbagliato, ma ha avuto il coraggio e l’umiltà di ammetterlo ai suoi figli”.

Il ricordo di Totò Schillaci
I ricordi papà e figlia sono quelli che custodisce più gelosamente. “Mi manca tantissimo la sua voce, quando gli davo i baci e sentivo la sua barba ruvida, quando mi portava in moto con lui. Era un momento tutto nostro. All’inizio mi spaventavo tanto, ma lui mi trasmetteva sicurezza e alla fine mi faceva stare tranquilla. Con lui mi sentivo come in un film”.
E degli ultimi giorni, porta con sé un messaggio speciale: “Prima di morire, ha chiuso tutti i conti in sospeso. Ha avuto tutto dalla vita: viaggi, fama, soldi… Alla fine però la famiglia per lui era tutto. In ospedale non riusciva a parlare, ma scriveva. Siete tutta la mia vita, questo è ciò che ha scritto in un foglio per me e i miei fratelli”.

La passione di Jessica Schillaci per la scrittura
“Solo io posso scrivere di te” rappresenta in qualche modo anche un dono di Jessica a Totò. “Da figlia, capivo che aveva vissuto il suo sogno da bambino senza rendersi conto di quello che stava realizzando. Nei suoi ultimi giorni, ricordava la sua ascesa quasi con malinconia. Io penso che tutti siamo nati per realizzare un sogno. Per anni, ho fatto l’errore di paragonare il mio al suo, pensando sempre che fosse meno importante”.
Soltanto in questo ultimo anno, la penna ha preso spazio. “Ho realizzato finalmente il mio sogno. È come se mi avesse lasciato un’eredità, spingendomi a scrivere. È come se mi avesse detto adesso puoi scrivere di me, della versione migliore che conosci. La scrittura è stata una terapia, un modo per non dimenticarlo. Anche se rinuncerei a tutto questo pur di riaverlo con me”, ha ammesso.
“Il nostro cognome – ha aggiunto – che magari inizialmente vivevo come un peso perché non mi sentivo all’altezza e non mi sono mai occupata di calcio, è invece adesso un’eredità più grande. Rileggere ciò che ho scritto però mi fa rivivere tutto e fa ancora male. Adesso ho un altro libro nel cassetto che avevo iniziato nel periodo del Covid. È una storia di una violenza domestica, un tema trattato da un punto di vista femminile”.
La sinossi di “Solo io posso scrivere di te”
“Solo io posso scrivere di te” è stato pubblicato nella collana “Voci&Voci” di Cairo libri. Di seguito la sinossi.
“Nella Tribuna dello stadio di Torino, l’Avvocato Agnelli, Giampiero Boniperti e i loro illustri vicini seguivano la partita in composto silenzio, ma la loro concentrazione veniva sistematicamente interrotta dal grido proveniente da una poltroncina accanto alla loro: «Totò goool!». La voce era quella di una bambina di quasi due anni che guardava giocare suo padre e lo incitava a ogni azione, anche se il pallone era lontano. In fondo a lei, di quel pallone, non è mai importato nulla. Totò è stato Schillaci per tutti, ma per lei era ed è solo «papà». Con quella stessa voce, genuina, onesta, forte e profonda, Jessica Schillaci ci racconta di quel Totò che nessun altro ha conosciuto come lei, nella sua intimità, nella fragilità e nella paura dei suoi ultimi giorni in ospedale. Totò è stato un calciatore, un uomo e un padre, ma se del campione, delle notti magiche e di quegli occhi spiritati che hanno fatto il giro del mondo sappiamo tutto, dell’uomo e, soprattutto, del padre solo sua figlia può dirci chi era davvero. Perché lei, in quegli occhi, ci è stata e ci ha vissuto. Fino al momento in cui li ha chiusi”.





















