Una grande mostra e un documentario in anteprima nazionale, così Catania sta celebrando il centenario della nascita di Giuseppe Fava. Alla Galleria d’Arte Moderna di via Castello Ursino, nel cuore del centro storico, è stata inaugurata nel pomeriggio di lunedì 15 settembre l’esposizione artistica che omaggia il giornalista, scrittore, drammaturgo e intellettuale, dal titolo “La cultura e il Diavolo. L’artista Giuseppe Fava: l’impegno civile e politico intellettuale”.
La mostra su Giuseppe Fava
Nulla di più appropriato per ricordare una figura importante e poliedrica come quella del giornalista d’inchiesta ucciso dalla mafia nel 1984. La mostra, aperta al pubblico fino al 6 gennaio 2026 con ingresso libero, è curata da Vittorio Ugo Vicari insieme alla Fondazione Giuseppe Fava e alla famiglia del giornalista. Essa nasce dalla collaborazione con il Comune di Catania e con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti.
L’esposizione racconta un aspetto meno conosciuto di Giuseppe Fava, quello di pittore e disegnatore: già qualche mese fa Catania aveva ospitato un primo assaggio della sua arte presso il Teatro Verga, dove i dipinti dialogavano con la satira e con il mondo teatrale. Alla GAM l’arte appare in forma pura, fatta di colori intensi e forme geometriche. Non si tratta soltanto di capacità pittoriche, ma della testimonianza di una passione coltivata con rigore già prima che Fava diventasse il giornalista d’inchiesta che tutti conosciamo.
Le sue tele contro i “diavoli” del potere
Nei suoi quadri la pittura si eleva a strumento di indagine sull’animo umano, un veicolo di denuncia circa le contraddizioni della società, in una lotta continua tra bene e male, giustizia e corruzione, contro i “diavoli” del potere, come suggerisce il titolo stesso della mostra. Le opere, provenienti in gran parte dall’Archivio Storico Giuseppe Fava di Gravina di Catania ed in parte da collezioni private, restituiscono quelle stesse inquietudini che animavano i suoi articoli e le sue opere teatrali.
Per Giuseppe Fava la pittura fu un laboratorio interiore, un luogo di libertà assoluta e allo stesso tempo un’estensione naturale del suo impegno civile: “Ma se non sei disposto a lottare, a che serve essere vivi?”, un’affermazione che sembra riecheggiare anche sulle tele esposte e che restituisce il senso profondo del suo percorso artistico.

Il documentario su Giuseppe Fava
La giornata inaugurale si è chiusa alle ore 21, sempre alla GAM, con la proiezione del documentario “L’ultima fila, storia di Pippo Fava” realizzato da Emanuela Ranucci e Maria Carla Virzì. Il film, altresì trasmesso a livello nazionale su La7 in seconda serata, è un racconto suggestivo che ripercorre i giorni immediatamente successivi all’omicidio del giornalista attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti drammatici e conserva ancora oggi la memoria di un uomo che ha scelto di non piegarsi mai al silenzio.
Le immagini e i racconti dei protagonisti restituiscono un ritratto vivo e commovente di Giuseppe Fava, sottolineando la sua fermezza nel denunciare le collusioni e le ombre del potere, fino a pagarne le conseguenze con la vita. Una serata intensa, che ha unito arte e memoria, e che ha ricordato a tutti quanto la sua eredità culturale e civile sia ancora attuale e necessaria.




















