Quando la politica si concede il lusso dell’autoironia, anche cucinare un hamburger può diventare spettacolo. È stata questa la cifra della quarta edizione di Mastersindaco, uno degli appuntamenti più attesi all’interno del programma di Nebrodigusto, la kermesse gastronomica che il 13 e 14 settembre ha riportato nella storica piazza di Alcara Li Fusi, in provincia di Messina, chef stellati e produttori d’eccellenze, volti televisivi di Masterchef e specialisti della brace, per un fine settimana del gusto che ha richiamato pubblico e appassionati da tutto il comprensorio nebroideo.
L’arte del fare, l’artigianato, i prodotti del territorio – che non a caso sono stati tema del talk di apertura di sabato 13 – sono argomenti particolarmente cari al sindaco Ettore Dottore, motore instancabile delle attività del paese. È lui, insieme all’Associazione Alcara BorgoNatura e al Comitato San Nicolò Politi, a lavorare tutto l’anno per Nebrodigusto.
Sinergia, il motore dei piccoli borghi
Sinergia è la parola chiave per ogni iniziativa in questo piccolo centro incastonato tra le cime rocciose che guardano il Tirreno e le Eolie. E non potrebbe essere altrimenti, in un contesto dove la morfologia del territorio – tanto affascinante quanto complessa – detta regole, tempi e stili di vita.
La gara culinaria tra i sindaci di Galati Mamertino, Rodi Milici, Caronia e Sinagra – borghi che circondano Alcara tra vallate, ruscelli e faggete – è stata la rappresentazione concreta di quello spirito di collaborazione, oltre che un momento di autentico divertimento.
Più che una sfida, infatti, MasterSindaco è una dimostrazione di complicità. E in un’epoca in cui la televisione ha conquistato le cucine, sostituendosi ai vecchi ricettari illustrati delle nonne, vedere dei sindaci abbandonare per un giorno la fascia tricolore per indossare un grembiule – con tanto di logo ricamato – restituisce un’immagine diversa, più umana e sorridente, della politica e della pubblica amministrazione.

I protagonisti
Così, sotto lo sguardo attento e talvolta critico di Ivan Iurato – direttamente da Masterchef – e con i consigli di Celestino Drago, chef originario dei Nebrodi e oggi ai vertici della ristorazione a Los Angeles, a spuntarla quest’anno è stato Nino Musca, sindaco di Sinagra. Ma sul podio della simpatia sono saliti tutti: Vincenzo Amadore (Galati Mamertino), Eugenio Aliberti (Rodi Milici) e Giuseppe Cuffari (Caronia), ognuno con la propria versione di hamburger, cucinato dal vivo davanti a centinaia di persone radunate in piazza San Nicolò Politi.
Per il gran finale della serata, protagonista assoluto è stato il Meat advisor Gino Campanella, con un griglia show dedicato all’Asado siciliano, ovvero la famosa tecnica argentina di cottura adattata alle carni dei Nebrodi.
Mestoli, padelle, mixer e piastre a induzione sono tornati in azione l’indomani: a pranzo, per la tradizionale maccheronata al ragù “maritato” dei Nebrodi, e in serata per gli attesissimi showcooking degli chef del territorio. Martina Dodeci del ristorante Demenna di San Marco d’Alunzio, Franco Agliolo di Ambrosia a Sant’Agata di Militello, Salvatore Armeli di Villa Rantù a Militello, e Giovanna Costanzo del Bontà Nostra – sempre di Sant’Agata – hanno reinterpretato la cucina locale in chiave gourmet.
E se il premio Nebrodigusto 2025 è stato assegnato a Celestino Drago “per aver portato la cucina e i prodotti siciliani nel mondo”, a chiudere il festival con eleganza e tecnica è stato lo chef Giuseppe Raciti (una stella Michelin), del ristorante Zash. Proprio come avevano fatto, nelle passate edizioni, colleghi stellati del calibro di Pino Cuttaia, Toni Lo Coco e Vincenzo Candiano.

Oltre il gusto, natura e silenzi da ascoltare
Nella storica piazza, resa ancor più suggestiva da una cascata di centinaia di piccole luci, Nebrodigusto si è confermato viaggio nei sapori e invito a scoprire l’anima autentica dei borghi dei Nebrodi: luoghi che non hanno mai rinunciato alla propria identità, ma che oggi scelgono di aprirsi al mondo. Partendo, ad esempio, da un’escursione lungo i fianchi scoscesi delle maestose Rocche del Crasto, che superano i 1.300 metri d’altitudine, dove il silenzio è così profondo da lasciar sentire il battito d’ali dei grifoni, sovrani incontrastati di queste rupi selvagge.
Un paesaggio che incanta e sorprende, un’esperienza che rigenera, come sanno bene i tanti visitatori che, a piedi con pazienza e bastoni da trekking, o in sella a un quad, raggiungono la vetta del Rifugio del Sole. Lì, dove il cielo è più vicino, si aspetta il tramonto, si osservano le stelle e si riscopre una Sicilia lontana dalla mondanità e fuori dalle rotte del turismo di massa, che non ha bisogno di effetti speciali e che ha ancora molto da raccontare.



















