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Un’opera di Raffaello alla Valle dei Templi in una mostra dedicata

Uno degli artisti più conosciuti nella storia italiana e mondiale sarà presente con un suo quadro nella città Capitale della Cultura 2025

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Un quadro di Raffaello ad Agrigento, per la mostra Tesori d’arte dai musei nazionali italiani, un’iniziativa figlia di Agrigento Capitale della Cultura 2025. L’opera dell’artista di Urbino, denominata Il miracolo degli impiccati, sarà visitabile a Villa Aurea, presso il Parco Archeologico della Valle dei Templi tutti i giorni dalle 8.30 alle 20.

Raffaello e tanti altri artisti ad Agrigento

Il miracolo degli impiccati è una delle opere più apprezzate di Raffaello Sanzio è l’ultima di una vasta raccolta presente a Villa Aurea, avendo sostituito la predella del Sassoferrato, ritornata al Museo nazionale di Pisa come previsto dai protocolli di conservazione.

Tra le opere degli altri artisti presenti alla mostra ci saranno Antonello da Messina, Perugino, Sebastiano del Piombo, Carracci, Mattia Preti, Pompeo Batoni, Filippo Palizzi e Carlo Levi: è dunque una raccolta dei migliori dipinti italiani dal Quattrocento al Novecento, come voluto dal curatore della mostra Pierluigi Carofano. La mostra è sostenuta dal Comune di Agrigento e dalla Regione Siciliana, oltre alla collaborazione di diversi musei nazionali, che stanno contribuendo a rendere la Valle dei Templi il centro della storia dell’arte italiana.

Il miracolo degli impiccati: storia e stile dell’opera

Il Miracolo degli impiccati è una delle più intense testimonianze della giovinezza di Raffaello, un racconto sospeso tra fede e meraviglia. La scena cattura l’istante in cui San Nicola da Tolentino interviene a sostenere i fratelli Mizulo e Vanni, condannati ingiustamente all’impiccagione, sorreggendoli per quattro giorni fino alla loro liberazione.

I corpi, tesi tra vita e morte, vibrano in un equilibrio fragile che la mano del santo trasforma in speranza. Il paesaggio terso e le figure eleganti rivelano l’influenza umbra e la luce serena del primo Raffaello, già capace di fondere dramma e grazia. Realizzata tra il 1500 e il 1501 da Raffaello insieme a Evangelista da Pian di Meleto, misura circa 22,5 per 44,7 centimetri, un formato contenuto che amplifica la potenza del racconto.

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