Parlare di Franco Franchi significa accendere un sorriso spontaneo. Il suo volto, la sua mimica, la sua energia travolgente hanno saputo entrare nel cuore degli spettatori per generazioni. Ma Francesco Benenato, questo era il suo vero nome, era molto più di un comico: con quella fisicità autentica capace di trasformare ogni gesto in risata, Franco Franchi è diventato una maschera indimenticabile del nostro cinema, ma anche un attore sensibile, in grado di sorprendere con ruoli intensi e profondi. Oggi il suo ricordo non appartiene solo alla memoria collettiva, ma continua a vivere nelle parole e negli sguardi di chi lo ha amato davvero.
Nell’anniversario della sua nascita, abbiamo incontrato il figlio Massimo Benenato che fa lo scrittore e oggi vive a Roma. Ci ha raccontato del padre non solo come artista straordinario, ma anche come uomo, svelando il lato più intimo di una figura che ha lasciato un segno indelebile nella storia dello spettacolo e nel cuore dei siciliani.
Massimo, suo padre Franco Franchi era un uomo che apparteneva a una generazione molto diversa rispetto alla sua. Che padre è stato?
Essendo un artista aveva una mentalità molto aperta. Sia io che mia sorella siamo stati fortunati perché papà era uno che ci trattava più da amici che da genitore, anche se c’erano le occasioni in cui ci doveva riprendere quindi diventava severo. Era una persona molto tranquilla, ci si poteva parlare di tutto, aperta al dialogo. E poi con la sua allegria ci lasciava vivere sereni, ci faceva sentire protetti. Era una persona che solo con la sua energia trasmetteva possibilità.

Franco Franchi aveva vissuto da giovane la durezza della povertà e la miseria della fame. Che tipo di rapporto aveva con queste due realtà?
Papà era una persona generosa, a volte anche in maniera eccessiva. Se c’era qualcuno che soffriva, non si fermava davanti a nulla, soprattutto quando si trattava di un bambino. Ha fatto tantissima beneficenza senza che nessuno lo sapesse, senza contare che ha messo a posto tutta la sua famiglia, una famiglia molto numerosa: ha permesso di sposarsi ai suoi nipoti, ai suoi figli, ha aperto negozi, ha cercato di espandere quello che era il suo benessere anche agli altri.
C’è un parallelismo con la figura di Totò, non solo artistico ma anche su punto, quello della generosità.
Credo che in qualche modo le due figure si assomiglino. Papà aveva una devozione totale per Totò, tant’è vero che in alcuni suoi scritti ho trovato un foglio dove scrisse: “uno dei giorni più belli della mia vita è quando ho conosciuto il grande principe Totò”.
Che ricordo ha oggi la gente Franco Franchi?
Molte persone mi dicono che sono cresciuti con le sue pellicole, è la frase più ricorrente che mi capita di sentire. Bisogna considerare che ne ha fatte circa 132 e sono ancora molto viste. I genitori li guardano insieme ai loro bambini perché considerano questi film puri, mai volgari, ci si diverte con la mimica e con gli equivoci. Il suo era una linguaggio universale, riusciva a dire una cosa seria e a farla diventare comica grazie alle sue doti.
Lei ha vissuto gran parte della sua vita a Roma. Che rapporto ha con Palermo e con la Sicilia?
Considero la Sicilia la mia terra. Al tempo tutti i nostri familiari vivevano lì, era quindi d’obbligo venire per le festività. Ho passato tutte le estati a Palermo e non dimentico assolutamente le mie radici e la bellezza del popolo siciliano. Ho visto molto cambiare Palermo negli anni, anche se alcune cose rimangono le stesse. La gente di Palermo, per esempio, ha sempre lo stesso calore nei miei riguardi. Mi sento speciale quando ci torno.

Qual è il suo film preferito di Franco Franchi e del duo Franco e Ciccio?
Di Franco e Ciccio è Due marines e un generale, di papà da solo Ultimo tango a Zagarol. E poi mi piace moltissimo sia Pinocchio che Kaos dei fratelli Taviani.
Che rapporto aveva con Ciccio Ingrassia? Era stato anche suo padrino.
Lo vedevo sempre nelle occasioni importanti e nelle festività. A Roma vivevano entrambe le nostre famiglie ma erano un po’ sole, non avevamo parenti lì e quindi stavano spesso insieme. Ciccio per me aveva un occhio di riguardo. Ricordo quando una volta mi venne a prendere a casa, mi portò a comprare uno stereo con tutte le varie componenti, una cosa per cui ha speso un sacco di soldi. Era uno molto generoso anche lui. Quando morì mio padre, Ciccio in qualche modo si spense. Forse provava anche dolore nell’incontrarmi, gli ricordavo troppo il suo caro amico. Le ultime volte che siamo andati a trovarlo soffriva, si vedeva che per lui era qualcosa che andava oltre. Ma d’altra parte dopo 40 anni di vita insieme il loro era stato quasi un matrimonio.
Proviamo a immaginare se oggi Franco Franchi fosse in vita e fosse un giovane attore, cosa farebbe con il suo enorme talento?
Credo che farebbe di tutto per diventare quello che poi è diventato, non si sarebbe fermato davanti a niente perché aveva una carica mostruosa. Non so esattamente quale sarebbe stata la sua strada, ovviamente oggi ci sono tante novità della modernità, ma quando nasci comico lo sei fino alla fine. Avrebbe lavorato sicuramente, avrebbe trovato il modo di farsi notare e di emergere. Io lo immagino come un Jim Carrey italiano, un personaggio che con le sue smorfie e la sua mimica facciale avrebbe certamente attirato l’attenzione grazie al suo talento comico. Sarebbe stato sempre Franco Franchi.





















