Francesco Benenato, per il grande pubblico Franco Franchi, resta una figura che non si può cancellare dalla memoria collettiva: non soltanto un comico, ma una vera e propria maschera del Novecento, paragonabile per unicità soltanto al grande Totò. Il suo volto sapeva trasformarsi in mille espressioni ed è rimasto nell’immaginario collettivo come il volto della comicità immediata, fatta di smorfie e gesti, ma anche come interprete capace di sorprendere con ruoli più intensi e profondi.

Una gioventù difficile
Franchi era nato a Palermo il 18 settembre 1928 – oggi avrebbe compiuto dunque 97 anni – nel quartiere Monte di Pietà ma trascorse la sua giovinezza in Via Terra delle Mosche, all’interno del quartiere Vucciria. Era il quartogenito di diciotto figli in una famiglia molto povera, un giorno lo stesso attore raccontò un aneddoto rivelatore del contesto misero in cui si trovava: usava salare eccessivamente i legumi per far sì che fratelli e cugini ne consumassero meno, garantendosi così una porzione maggiore. Non riuscì a completare neanche la scuola elementare, dovendo iniziare a lavorare come muratore con il padre Girolamo. Quando i suoi genitori emigrarono per cercare fortuna lasciandolo in Sicilia, rimase a Palermo dove si arrangiò con diversi lavori: inizialmente vendeva icone sacre disegnate sui marciapiedi, poi lavorò come garzone in pasticceria e infine come facchino in stazione. In alcuni momenti, spinto dalla povertà e dalla fame, fu costretto a compiere piccoli furti.

Ma Franco Franchi fu sempre attratto dalla recitazione e dalla comicità, arti di cui era dotato, girava per la città come banditore, suonando la grancassa, aggiungendo elementi di comicità alla sua esibizione grazie al grande talento comico e alle sue espressioni facciali irripetibili. Per queste sue doti fu notato da un impresario teatrale che lo avviò al mondo dello spettacolo.
Dalla strada al palco: l’amico Ciccio e il successo
La sua carriera è inscindibile dal sodalizio con Ciccio Ingrassia: insieme formarono la coppia “Franco e Ciccio”, protagonisti di oltre cento film dagli anni Sessanta agli Ottanta. Quella loro era una comicità popolare, spesso sottovalutata dalla critica dell’epoca, ma capace di conquistare il pubblico e resistere nel tempo, al punto da trasformarsi in un cult. La forza del duo stava nella complementarità: Franco, esuberante e fisicamente espressivo, trovava in Ciccio la spalla perfetta, più seriosa e misurata e spesso vittima degli eccessi dell’amico.

Ma non mancarono per Franchi incursioni nel cinema d’autore. Registi come Pier Paolo Pasolini e Franco Zeffirelli seppero cogliere in Franchi un talento fuori dagli schemi, capace di interpretazioni di sorprendente intensità. Il suo volto, così elastico e buffo, seppe adattarsi anche a registri drammatici, rivelando un attore completo.
Oltre il comico
Dietro la maschera, raccontano familiari e amici, c’era un uomo gentile, legato alle sue radici e dotato di una profonda spiritualità. Una dimensione meno nota, ma che ne completa il ritratto. Franco Franchi si spense prematuramente nel 1992, a soli 63 anni, al termine di un brutta malattia. Oggi, a quasi un secolo dalla sua nascita, il ricordo resta vivo non solo tra gli appassionati di cinema, ma anche nelle nuove generazioni che continuano a scoprire i suoi film. Un artista che, insieme a Ciccio Ingrassia, ha scritto una pagina irripetibile della commedia italiana, consegnandosi all’eternità della risata.


















