Carmen Consoli torna con un nuovo disco tutto in siciliano. Dopo il successo di brani storici come Amore di plastica e a quattro anni dall’ultimo disco Volevo fare la rockstar, la “cantantessa” sceglie di ripartire dal dialetto con il suo nuovo album Amuri luci. “In siciliano – confessa – tiro fuori il mio spirito critico, la parte più impegnata socialmente e politicamente, divento polemica”.
Il ritorno discografico arriva dopo l’esperienza cinematografica con L’amor che ho, film ispirato alla vita della cantautrice Rosa Balistreri, di cui Consoli ha firmato la colonna sonora e interpretato anche un piccolo ruolo in cui duetta con l’attrice Lucia Sardo. Un passaggio che ha rafforzato la connessione con le proprie radici e con la femminilità.
Una trilogia che parla tre lingue
Amuri luci è il primo capitolo di un progetto più ampio, una trilogia che si svilupperà in tre lingue diverse. La scelta di iniziare dal siciliano non è casuale: è la lingua che intreccia latino, greco e arabo, diventando strumento di memoria e resistenza, come ha spiegato Consoli. In questo idioma l’autrice canta non solo l’amore, ma anche la ribellione, la guerra e le migrazioni.

Il disco raccoglie undici brani che intrecciano sonorità diverse e accolgono collaborazioni prestigiose, tra queste ci sono quelle prestigiose di Jovanotti e Mahmood, che insieme a Consoli contribuiscono ad arricchire il percorso musicale e culturale del progetto.
Amuri luci come riflessione collettiva
Non un semplice lavoro musicale, ma un atto politico e culturale: così si presenta Amuri luci. Carmen Consoli invita chi ascolta a riflettere sul presente e sulle responsabilità individuali, utilizzando la musica come veicolo di consapevolezza. Un album che non si limita a intrattenere, ma che diventa voce di un’intera comunità, radicata nella memoria e aperta al futuro.
Oltre la musica
A conferma del suo impegno civile, con il lancio del disco Consoli ha voluto anche lasciare un messaggio legato alla tragedia di cui leggiamo ogni giorno. “Oggi prenderei la mia barchetta ad Aci Trezza e raggiungerei Gaza, ci metterei tempo perché non ho i mezzi del Governo, ma lo farei, convinta di avere il diritto di navigare in acque internazionali – afferma -. Come dice la mia grandissima amica Elisa, sbrigatevi perché è vero che la gente muore. Le parole si devono fare azione. Avevo urgenza di dirlo perché ieri sono stata sveglia fino alle 4 a seguire le manifestazioni e mio figlio che ha 12 anni ieri ha partecipato a una di esse”.






















