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Opere d’arte rubate in Sicilia: le 5 più famose, dalla Natività di Caravaggio alla Dea di Morgantina

La storia di cinque opere d'arte tra statue e dipinti rubati in Sicilia e poi recuperati, oppure ancora ricercati.

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Lo scorso 19 ottobre uno dei musei più celebri al mondo, il Louvre di Parigi, è stato teatro di un clamoroso furto: in appena sette minuti sono scomparsi i gioielli di Napoleone, dal valore inestimabile. Una notizia che ha destato grande clamore. Non è tuttavia la prima volta che accade. Anche in Italia — e in particolare in Sicilia — ci sono episodi analoghi di opere d’arte rubate. Alcuni si sono conclusi con il recupero dei capolavori, altri invece restano ancora avvolti nel mistero.

Opere d’arte rubate in Italia: molte sono sparite in Sicilia

L’opera d’arte rubata in Sicilia più famosa è indubbiamente la Natività di Michelangelo Merisi, che è tuttora uno dei più dipinti più ricercati al mondo. Ce ne sono però tante altre che in molti probabilmente non conoscono. È il caso, ad esempio, dei vasi di epoca classica che erano custoditi presso il museo archeologico Baldassarre Romano di Termini Imerese e che furono trafugati negli anni Settanta.

Non mancano, per fortuna, i casi di opere d’arte rubate in Italia e poi ritrovate, come per la Dea di Morgantina, portata illegalmente negli Stati Uniti e poi ricondotta in patria dopo il rinvenimento.

Natività di Michelangelo Merisi

La Natività di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, con i santi Francesco e Lorenzo, fu trafugata nell’ottobre del 1969 presso l’oratorio San Lorenzo, a Palermo, dove dal 2015 si trova una copia. Ad accorgersi per prima del furto furono le custodi dell’oratorio, le quali trovarono un enorme buco dentro una cornice vuota. Il dipinto era stato reciso con una lama ed alcuni frammenti di tela pendevano dalla cornice. 

Opere d'arte rubate in Sicilia: le 5 più famose, dalla Natività di Caravaggio alla Dea di Morgantina - Be Sicily Mag - 500px Caravaggio Nativity1600

Le indagini degli inquirenti si orientarono immediatamente su una pista legata alla mafia. Un pentito affermò che, dopo diversi tentativi di vendita andati a vuoto, la tela sarebbe stata seppellita nelle campagne di Palermo. Essa non fu mai trovata nel luogo indicato.

Un secondo “testimone”, successivamente, affermò che la tela era ancora integra e che era stata usata durante una trattativa con lo Stato Italiano per ottenere in cambio una riduzione delle pene per i condannati per reati di mafia.

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Secondo altre informazioni emerse nel 2009, invece, l’opera sarebbe stata prima nascosta in una stalla e rosicchiata da topi e maiali, poi i resti bruciati.

Infine, si è parlato anche di un trasferimento del dipinto in Svizzera affinché potesse essere venduto a un antiquario ed essere successivamente suddiviso in quattro pezzi per altrettanti collezionisti. 

Nessuna di queste versioni ha tuttavia trovato fondamento.

La Madonna del Lume 

Opere d'arte rubate in Sicilia: le 5 più famose, dalla Natività di Caravaggio alla Dea di Morgantina - Be Sicily Mag - madonna del lume

Si è concluso, invece, con un lieto fine il misterioso furto della tela del XVIII secolo raffigurante la Madonna del Lume. Il dipinto fu trafugato negli anni ’70 dalla cappella dello Spirito Santo del vecchio Ospedale dei Bianchi di Corleone, in provincia di Palermo, ed è stato ritrovato nel 2020 dalla polizia di stato. 

Le indagini sono partite su segnalazione agli agenti di polizia da parte di ambienti religiosi locali. Fondamentale per le indagini è stata la collaborazione dei cittadini. Una persona indicò alle forze dell’ordine un luogo appartato nelle campagne di Corleone, in cui il quadro era stato nascosto. Lì la tela fu rinvenuta, avvolta e in buone condizioni. 

La phiale aurea di Caltavuturo

La storia della phiale aurea di Caltavuturo, una elegante coppa di età ellenistica in oro puro, risale invece ai primi anni ’80, quando fu rinvenuta per caso nel paesino delle Madonie, durante i lavori per la costruzione di un pilone della linea elettrica. Nel 1991 lasciò clandestinamente la Sicilia, venendo portata prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti, con il miliardario americano Michel Steinhardt che la acquistò per 1.200.000 dollari. La coppa viaggiò oltreoceano con bolle doganali false. Quando arrivò a New York, il suo proprietario ne fece valutare l’autenticità ad esperti del Metropolitan Museum.

Opere d'arte rubate in Sicilia: le 5 più famose, dalla Natività di Caravaggio alla Dea di Morgantina - Be Sicily Mag - Phiale aurea

Appurata la presenza negli Stati Uniti dell’opera d’arte rubata, dal 1995 la Procura di Termini Imerese iniziò ad avanzare richiesta di rogatoria internazionale alla competente autorità giudiziaria americana, chiedendo la restituzione dell’oggetto e rivendicandone la legittima proprietà allo Stato Italiano. 

Dopo vari passaggi giudiziari, la phiale aurea di Caltavuturo venne sequestrata dall’autorità giudiziaria americana e, grazie ad una sentenza dei giudici newyorkesi, nel 1999 tornò in Italia. Prima fu esposta al Ministero dei Beni Culturali, poi riconsegnata alla Procura di Termini Imerese. Dal 2004 è esposta a Himera.

Le opere d’arte trafugate al Museo Baldassarre Romano di Termini Imerese

Resta ancora avvolta nel mistero invece il furto che il 7 agosto 1973 vide coinvolto il museo archeologico Baldassarre Romano di Termini Imerese. La refurtiva fu di 3 lekythos con figure umane e animali e un lebes. Non ci sono ad oggi notizie in merito agli autori dell’atto né su dove si trovino le opere.

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La Dea di Morgantina 

Sempre tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, durante gli scavi clandestini nell’area archeologica di Morgantina, vicino Aidone, avvenne il saccheggio di preziosi reperti. Tra questi la celebre Dea di Morgantina, una statua del V sec. a.C attribuita a un discepolo dello scultore Fidia. È stato ricostruito che l’opera scultorea arrivò in Svizzera, venendo venduta dal ricettatore Renzo Canavesi a Robin Symes, che avviò segrete trattative con il J. P. Getty Museum, che l’acquistò e la espose nel 1988.

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La Convenzione siglata a Roma il 25 settembre 2007 tra il Ministero dei Beni Culturali, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e il J. P. Getty Museum ha concluso una lunga e complessa vicenda giudiziaria e diplomatica. Il Museo americano ha riconosciuto la fondatezza dell’azione risoluta del Governo italiano e, a seguito delle analisi petrografiche condotte dall’Università di Palermo che hanno dimostrato che il tufo in cui è intagliata la statua proviene dall’area iblea, ha determinato la restituzione alla Regione Siciliana, con un accordo che offre collaborazione tecnico scientifica. 

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