Un progetto che è insieme cena, racconto e incontro. Non un evento gastronomico nel senso consueto del termine, ma un esperimento di prossimità, dove il gesto del cucinare diventa linguaggio condiviso, un modo per restituire alla tavola il suo significato più profondo: quello dello stare insieme. È questo che c’è dietro il progetto “Confronti”, che è anche un piccolo atto di coraggio. Perché in un’epoca in cui la cucina è spesso spettacolo mediatico o esercizio di stile, qui l’attenzione torna alle mani, alla materia, alla composizione sapiente di un piatto, al dialogo silenzioso tra chi prepara e chi gusta.
L’appuntamento gastronomico, il primo di un nuovo format esperenziale, è andato in scena lo scorso 10 novembre nella Trattoria del Marinaio, a Galati Marina. A idearlo e realizzarlo Carlotta Andreacchio, delegata provinciale dell’Associazione Lady Chef e tesoriera dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Messina, mattatrice e cuoca, voce narrante e tocco sapiente, dalla preparazione delle pietanze al loro impiattamento.
La chef Andreacchio e i suoi “Confronti”
Nella frazione messinese che si specchia su Villa San Giovanni, complice il mare dello Stretto, che puoi toccare a una trentina di passi dalla sala, è stato allestito un tavolo conviviale, con una quarantina di commensali sistemati a U, come a disegnare una arena. E al centro della sala proprio Carlotta Andreacchio. L’intero menù, ispirato ai sapori della cucina messinese e alla tradizione dei presidi Slow Food usati come ingredienti, è preparato dal vivo, in modalità cooking show. “Confronti” – così la chef ha voluto intitolare l’esperienza gastronomica – “perché stasera io, da sempre abituata al silenzio della cucina, posso vivere il momento in cui un piatto incontra lo sguardo di chi lo assapora”.
“Cucinare davanti a voi, per la prima volta, è una emozione difficile da raccontare. Desidero che chi siede a tavola mi veda lavorare capisca come nasce un piatto, come la materia prima si trasforma in emozione. È un modo per abbattere la distanza che di solito separa il cuoco dal suo pubblico che, anche nel caso delle cucine a vista, non entra mai in contatto diretto con i clienti”, ha raccontato Carlotta Andreacchio.
L’intero menù degustazione è quindi cucinato a vista. Alle spalle della Lady Chef c’è la brigata di cucina mal completo: il marito Emanuele Palmeri, Amedeo Iannuzzo, Giovanni Palmeri, Antonino Centorrino, Giuseppe Scalzo e Badry Ahmed Ismaeil, una storia di emigrazione e torture, dalla Libia alla Sicilia, che oggi è, per fortuna, solo un bruttissimo ricordo. Infiltrato, perché folgorato sulla via della cucina gourmet, è invece Roberto Antonuccio, vincitore della prima edizione del programma TV Messintavola, condotto dai giornalisti di RTP Valeria Zingale e Salvatore De Maria.
L’esperimento non è solo tecnico, ma anche culturale. A Messina, ma vale in generale per l’intera Sicilia, l’esperienza è inedita e va oltre anche la modalità dello Chef Table perché qui la Andreacchio non si limita a preparare un piatto ma cucina tutti i piatti del menù per tutti i commensali. Non un cooking show pensato per lo spettacolo, ma una cena vissuta come esperienza partecipata, grazie alla conduzione stimolante di Beppe Amato, che abbatte le barriere tra cucina e sala dove gli ospiti assistono, respirano gli aromi, ascoltano il crepitio dell’olio in padella e le parole che accompagnano la nascita di ogni pietanza.
Il percorso sensoriale e i Presidi Slow Food
Il menù è un percorso sensoriale costruito con cura dalla chef che strizza l’occhio alla poesia dei nomi: Piccoli Origini, Luce d’Agrumi, Il Pane e il Mare, Bosco e Mare, Il Cuore del Calamaro, Dolce Contrasto per definire l’entree, l’antipasto freddo e quello caldo, i piatti principali, il dessert. Dietro ciascuna portata, una storia. L’uso del pescato locale, la scelta di ingredienti di prossimità e la valorizzazione dei Presìdi Slow Food — dal Maiorchino all’aglio rosso di Nubia, dal miele di timo ibleo alla cipolla di Giarratana — diventano una dichiarazione d’intenti, nel gioco di consistenze, di sapidità e dolcezze, di profumi e speziature, oltre che di sorprendenti accostamenti e contrasti. A completare il racconto gastronomico, i pani di Francesco Arena, pluripremiato mastro fornaio messinese, e i vini “di casa”, con il pairing perfetto firmato dalle cantine Caravaglio, Principi di Mola e Bonfiglio: un intreccio di eccellenze del territorio che accompagna, sostiene e amplifica ogni assaggio.
Un ruolo attivo per i partecipanti
“Confronti”, dicevamo. E nel corso della serata, i commensali non sono spettatori, ma partecipanti. Si scambiano domande, commenti, curiosità, aneddoti. Qualcuno chiede la ricetta di una salsa, un altro racconta un ricordo d’infanzia legato allo stesso profumo. La chef risponde, sorride, a volte lascia che a parlare siano il suono del coltello sul tagliere, il profumo dell’aglio appena dorato, la consistenza del pane di Tumminia spezzato con le mani. “Cucinare davanti agli altri significa esporsi — confida Andreacchio — ma anche ritrovare l’essenza del mestiere. Vedere le reazioni, cogliere un sorriso o un’emozione, dà senso a ciò che facciamo, restituisce umanità alla cucina”.





















