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Riforma fondi UNESCO della Regione Siciliana: più equità per i comuni siciliani

Nuovi criteri più equi, tetto massimo di 250 mila euro e utilizzo vincolato alla valorizzazione culturale

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La Commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un articolo chiave della legge finanziaria 2026 che ridisegna il sistema di distribuzione dei fondi destinati ai Comuni che ospitano siti UNESCO e fanno parte dei Geoparchi UNESCO. La norma, voluta e ora riformata dal deputato Ignazio Abbate, introduce un meccanismo di riparto più equilibrato e un tetto massimo per singolo ente. Per il 2026 lo stanziamento complessivo ammonta a 4 milioni di euro, con la riforma punta ad assicurare una distribuzione più omogenea delle risorse e ad estendere i benefici a un numero maggiore di amministrazioni locali.

Equità per i Comuni

Il nuovo criterio di ripartizione prevede che il 50% dei fondi venga assegnato in parti uguali a tutti i Comuni beneficiari, mentre il restante 50% sarà suddiviso in base alla popolazione residente. Questa formula, definita più equilibrata rispetto al passato, rappresenta una risposta alle richieste dei territori che negli ultimi anni avevano segnalato disparità significative nella distribuzione delle risorse. L’introduzione di un tetto massimo di 250mila euro per ciascun Comune costituisce l’elemento più innovativo della riforma.

Secondo l’onorevole Abbate, tale limite consentirà di evitare concentrazioni eccessive e di sostenere anche i centri più piccoli, spesso titolari di patrimoni culturali di grande valore. La misura punta dunque a rendere più efficiente e inclusivo l’utilizzo dei fondi regionali. L’auspicio è che questo nuovo equilibrio favorisca una maggiore sostenibilità nella gestione dei siti UNESCO dell’Isola.

Più vincoli per gli interventi

Accanto ai nuovi criteri di riparto, la riforma introduce un vincolo preciso sull’utilizzo delle somme assegnate. I fondi dovranno essere destinati esclusivamente a interventi di valorizzazione culturale, del patrimonio artistico e museale, escludendo spese ordinarie o non direttamente connesse alla promozione dei siti UNESCO. Negli anni scorsi, secondo Abbate, applicazioni troppo estensive della norma avevano portato alcuni enti a impiegare le risorse per finalità non coerenti con gli obiettivi originari.

Il nuovo impianto normativo mira invece a rafforzare la tutela e la fruizione del patrimonio culturale siciliano, orientando gli investimenti verso musei, percorsi di visita e attività di promozione turistica. La Commissione Bilancio ha mostrato ampia condivisione sul provvedimento, aprendo la strada a una rapida approvazione definitiva: l’obiettivo finale è garantire ai Comuni certezza di risorse e una più efficace programmazione degli interventi.

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