Un pamphlet che accende un faro sulle numerose fake news siciliane, divenute in molti casi parte integrante e talvolta fondante della storia collettiva. Con il suo ultimo lavoro edito da Kalós, dal titolo “Svelato l’arcano. Un viaggio tra le minchiate siciliane”, il giornalista ed enogastronomo palermitano Gaetano Basile conduce il lettore in un viaggio curioso e avvincente attraverso alcune vicende storiche isolane, considerate vere ma in realtà amplificate ed enfatizzate, se non addirittura false.
La presentazione di “Svelato l’arcano” di Gaetano Basile
Il libro, volutamente concepito con poche pagine per non annoiare il pubblico, è stato presentato allo spazio NOZ-Nuove Officine Zisa, ai Cantieri Culturali di via Paolo Gili 4 a Palermo, nell’ambito di Winter Books-Festa del Libro d’Inverno, mini rassegna letteraria alla prima edizione che, dal 19 al 21 dicembre scorsi, ha visto la partecipazione di sedici case editrici indipendenti e di firme contemporanee in dialogo con i massimi protagonisti dello scenario istituzionale, politico e culturale italiano.
Gli apprezzati “comprimari” dell’incontro dedicato a Gaetano Basile sono stati il giornalista Mario Azzolini e l’attore Stefano Piazza, con cui l’autore ha ripercorso e illustrato la scelta di scrivere un libro incentrato sulle notizie “taroccate”. Tutto nasce da un mazzo di tarocchi trovato dall’autore, le “Minchiate fiorentine”. E dunque, come sono arrivate le minchiate fino alla Toscana? E quale sarebbe il collegamento tra i tarocchi e, appunto, le minchiate, termine che nel dialetto siciliano, indica tradizionalmente sciocchezze e stupidaggini? Gaetano Basile spiega al lettore che si tratta di due sinonimi, dimostrandolo attraverso fatti ed esempi concreti.
Le fake news made in Sicily
“Svelato l’arcano” passa in rassegna le fake news più clamorose della storia regionale, spaziando tra temi che vanno dai Beati Paoli al tesoro della Zisa, fino ai coccodrilli e alla maronna biedda di Palermo, passando per la spada di Matteo Bonello e la curiosa origine dei nomi delle strade. Tra satira, ironia e polemica, il libello si apre con una considerazione amara e spassosa al contempo: laddove c’è un homo sapiens, la minchiata è sempre dietro l’angolo.
Perché come sottolinea Gaetano Basile, “sparare minchiate” è proprio della natura umana. La minchiata, dunque, è millenaria: nasce con l’uomo, e coinvolge trasversalmente e democraticamente esponenti di Chiesa, presidenti, insigni letterati, oratori dal mirabile eloquio e presentatori televisivi. L’autore la paragona a una mina antiuomo in cui si finisce con l’inciampare, distinguendo tra minchiate transitorie e in pianta stabile: queste ultime sono le più difficili da estirpare, perché tramandate nei secoli.
Il libro si conclude con una divertente “minchiata basiliana”, messa in atto con il proposito di vendicarsi di tutti coloro che, nel tempo, avrebbero copiato i testi dell’autore senza citarlo. Una notizia falsa ancora resistente, corredata spesso dalla dicitura “come ha scritto Basile”, a garanzia dell’autenticità, che il lettore scoprirà essere collegata a uno dei dolci più sontuosi della gastronomia palermitana.

Lo stile di Gaetano Basile
“Svelato l’arcano” rappresenta un nuovo accattivante tassello dell’instancabile narrazione di Gaetano Basile – che si autodefinisce “palermitano doc” – giunto alla soglia dei novant’anni con l’energia e la curiosità di un cinquantenne. Nel corso della sua variegata attività culturale, ha scritto articoli e testi teatrali e ha svolto un’intensa attività giornalistica televisiva. Il tutto, con “toni lievi, talvolta graffianti, mai seriosi”.
Amato da adulti e bambini, ha sempre svettato per la sua innata capacità di coinvolgere e trasportare l’ascoltatore dentro le storie raccontate, attualizzando la memoria e la cultura antica, senza cadere nella banalità dei luoghi comuni. Qualità umane e professionali con cui, nel 2011, ha conquistato il premio come migliore divulgatore della cucina italiana in quell’anno da parte dell’Associazione Giornalisti Stampa Estera.
Ha ricoperto il ruolo di direttore della rivista di etnoantropologia “Il Pitrè” e, ancora oggi, collabora con la Rai e numerose testate, anche estere. Ha scritto cinquantuno libri, editi da Dario Flaccovio e Kalós. Con quest’ultima casa editrice, ha pubblicato anche “Gaetano Basile racconta. Memorie, storie e usanze di una Sicilia che non c’è più”; “Il cibo è festa” insieme ad Anna Maria Musco Dominici, “Palermo. I quattro mandamenti” con Adriana Chirco e
“Frugando tra i mercati di Palermo. Una foto una storia” con Andrea Ardizzone.
Nei mesi scorsi, è nato a Palermo, città dove è nato, vive e lavora, il “Centro Studi Gaetano Basile”, associazione culturale senza finalità di lucro che annovera tra i propri obiettivi la custodia, lo studio e la diffusione dell’eredità raccolta dal giornalista e scrittore in qualità di ricercatore e testimone della memoria popolare e dell’identità autentica della Sicilia. Tra le attività svolte, il recupero e la digitalizzazione di video, audio, scritti e inediti, la formazione e lo storytelling, la scuola della cucina isolana, la ricerca e la tutela di luoghi e tradizioni e l’azione divulgativa attraverso eventi e progetti multimediali.


















