La voce di Paolo Borsellino continua a risuonare a Palermo e nel mondo. Ancora una volta, le parole del magistrato hanno illuminato coloro che decidono quotidianamente di percorrere un cammino di giustizia. È stata presentata infatti una pubblicazione interattiva dal titolo La mafia e il potere, edita dall’Istituto siciliano di studi politici ed economici (Isspe), che riprende un celebre discorso tenuto dal magistrato nel 1989, nella sala della Società siciliana per la Storia Patria. Un intervento denso di riflessioni, nel quale l’eroe dell’anti-mafia iniziava a delineare una strategia di contrasto efficace contro Cosa Nostra, concentrandosi soprattutto sul ruolo dello Stato e sul rapporto di fiducia con i cittadini.
Un’Europa senza mafia: la visione del 1989
Già il 14 gennaio 1989 Borsellino puntava a un obiettivo ambizioso: un’Europa senza mafia. Oggi come allora, le sue parole risultano coerenti e straordinariamente attuali, e si percepiscono come una bussola civile. Il magistrato non si limitava a invocare la repressione giudiziaria del fenomeno mafioso, ma tracciava con chiarezza il percorso che le istituzioni avrebbero dovuto seguire per affrontarlo. Al centro della sua analisi c’era la questione della fiducia dei cittadini verso uno Stato spesso incapace di rispondere adeguatamente alle loro esigenze, sotto il profilo economico e giuridico.
Là dove manca il sostegno di uno Stato giusto ed efficiente, rifugiarsi nel “marcio” può apparire la strada più semplice. È proprio per questo che le generazioni future, quelle che stavano più a cuore a Borsellino, devono essere messe nelle condizioni di scegliere un’alternativa concreta e possibile. Solo offrendo opportunità reali e servizi efficaci lo Stato può sottrarre terreno alla criminalità organizzata.
Le riflessioni
A distanza di anni, questo documento rappresenta un’eredita importante. Tra i presenti, il procuratore Maurizio De Lucia ha voluto sottolinearlo: “Prima di Falcone e Borsellino la lotta alla mafia e l’essere magistrati erano intesi diversamente. Io ho cercato di apprendere tutto dal loro lavoro, incluso quest’intervento del 1989. Lui guardava al futuro e al ruolo delle istituzioni, perché se lo Stato non fa il suo dovere la fiducia dei cittadini non si attiva. Oggi Cosa nostra è debole ma non sconfitta”.
Il presidente dell’Isspe, Francesco Paolo Ciulla, ha ricordato: “La mafia è un potere criminale radicato nel territorio, che vive di relazioni con chi opera sul piano politico ed economico. Anche in un contesto economico profondamente mutato, continua a imporsi come un anti-Stato, offrendo servizi e soluzioni ai problemi quotidiani delle persone. È proprio questo l’aspetto che più rammaricava Borsellino: a dover dimostrarsi vicino al cittadino dovrebbe essere lo Stato, non la criminalità”.
Quella fatta da Paolo Borsellino nel 1989 è un’analisi lucida e lungimirante del sistema organizzativo di Cosa Nostra che, ancora oggi, fornisce spunti fondamentali per l’efficacia dell’azione giudiziaria. Secondo l’avvocato della famiglia, Fabio Trizzino, la mafia mira al potere perché attraverso di esso realizza il profitto, base stessa della sua esistenza. “Nel suo discorso – ha detto Trizzino -, Borsellino individuava con precisione i tratti essenziali dell’anti-Stato: il monopolio fiscale esercitato tramite il pizzo, le infiltrazioni nella pubblica amministrazione – in particolare nel settore degli appalti – e l’esercizio di una sovranità su territori che oggi vanno ben oltre la Sicilia, estendendosi all’intero territorio nazionale”.

















