“La più grave delle piaghe che diffama la Sicilia e in particolare Palermo agli occhi del mondo: il traffico! Tentacolare, vorticoso, che ci impedisce di vivere, che fa nemiche famiglie contro famiglie!”. Aveva già capito tutto l’avvocato D’Agata, l’attore Paolo Bonacelli nel film Jhonny Stecchino uscito in sala trentacinque anni fa. Quando si parla di traffico urbano, Palermo conquista un primato poco lusinghiero, ovvero quello di città con più traffico in Italia.
Scherzi a parte, secondo il Traffic Index 2025 di TomTom, che analizza i dati anonimi raccolti dai dispositivi di navigazione, il capoluogo siciliano è la città più congestionata del Paese. Con un indice del 51%, supera Roma e Milano, relegando la Capitale fuori dal podio. Il dato misura quanto i tempi di percorrenza aumentino rispetto a condizioni di traffico ideali: in altre parole, quanto il traffico rallenti la vita quotidiana.

Una città bloccata
Tradotto in numeri concreti, quel 51% significa che a Palermo si trascorrono in media 98 ore l’anno fermi in auto: più di quattro giorni interi sprecati tra semafori, ingorghi e deviazioni. Una situazione già critica che, secondo TomTom, è ulteriormente peggiorata rispetto all’anno precedente, con quasi quattro ore in più perse nel traffico. La velocità media è di 27,1 chilometri orari e per percorrere appena dieci chilometri servono circa 28 minuti.
Il nodo delle scelte politiche
Per Carmelo Miceli, consigliere comunale e coordinatore regionale di Progetto Civico Italia, la lettura del fenomeno non può fermarsi al comportamento dei singoli cittadini. “Attribuire la colpa esclusivamente agli automobilisti non regge più” spiega, puntando il dito contro una gestione della mobilità che non ha saputo offrire un trasporto pubblico realmente competitivo né strategie efficaci per ridurre l’uso dell’auto privata.
Cause note, soluzioni ignorate
A fornire una diagnosi ancora più netta è Mobilità Palermo, network civico impegnato da anni sui temi infrastrutturali. Secondo il gruppo, i numeri di TomTom certificano problemi ben conosciuti: parcheggi irregolari che restringono le carreggiate, doppie file sistematiche, controlli quasi inesistenti, un trasporto pubblico fragile e l’assenza di politiche strutturate per disincentivare il traffico. Il risultato è una mobilità affidata all’improvvisazione, dove ciascuno si arrangia e la città finisce per paralizzarsi.
Qualità della vita e produttività sotto pressione
La congestione non è solo un fastidio quotidiano: incide direttamente sulla produttività, sull’ambiente e sul benessere delle persone. E anche guardando ai prossimi mesi, è difficile immaginare un cambio di passo immediato. Nemmeno l’apertura delle nuove fermate dell’anello ferroviario Politeama e Porto o l’avvio dei cantieri del tram sembrano sufficienti, da soli, a invertire la tendenza nel breve periodo.
Il confronto con altre metropoli rende il quadro ancora più allarmante. Milano e Roma contano più abitanti, più pendolari e un’intensità economica decisamente superiore. Nella classifica, Roma ha un indice del livello di congestione del 43%, a seguire c’è Milano con un indice del 49% e al terzo Catania, con il 47%. Eppure Palermo, pur con numeri inferiori di spostamenti complessivi, riesce comunque a registrare livelli di congestione più alti. È questo, secondo Mobilità Palermo, l’aspetto più preoccupante dell’intera classifica.






















