Chiara Ferrara
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Nata nel 1998, muove i primi passi nel giornalismo sui campi di calcio. Nel 2022 ha fondato il portale online sullo sport siciliano Sporticily. Con gli anni ha accolto nel suo taccuino i generi più variegati, dalla cronaca al lifestyle, sempre con l'obiettivo di raccontare la realtà, con un pizzico di spirito critico. È giornalista pubblicista dal 2020. A Be Sicily Mag ricopre il ruolo di coordinatrice della redazione Web.

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“Extinction”, a Palermo Max Papeschi e il suo “esercito impossibile” dicono no alla guerra

Tre le installazioni: Zwergen Dämmerung, letteralmente “il crepuscolo dei nani”, è l'installazione del Teatro Massimo; Full Metal Karma nella sede della Fondazione Pietro Barbaro e 2 + 2 = 5 nei luoghi pubblici della città

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Dopo le tappe di Milano, Parigi e Matera, è stata inaugurata l’esposizione Extinction a Palermo. Il progetto di Max Papeschi, curato da Stefania Morici e Antonio Calbi, prodotto da Arteventi, nasce da un’ipotesi provocatoria: in un futuro prossimo, la specie umana si è ormai estinta e una civiltà extraterrestre tenta di ricostruire la sua storia attraverso frammenti digitali distorti ritrovati sulla Terra. Un modo non conformista per dire “no” alla guerra.

Gli interventi in città, con il sostegno della Fondazione Pietro Barbaro, con il supporto del Comune di Palermo e della Fondazione lirica, in collaborazione con la Settimana delle Culture e in continuità con il gemellaggio con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, sono tre. Quello principale ai giardini del Teatro Massimo, dove si trova l’installazione Zwergen Dämmerung (Il crepuscolo dei nani), con sette statue monumentali che uniscono i corpi dei famosi guerrieri di terracotta di Xi’an alle teste dei nani da giardino, visitabile dal 7 febbraio all’8 marzo 2026.

Il crepuscolo dei nani a Palermo

Zwergen Dämmerung, letteralmente “il crepuscolo dei nani”, cristallizza il momento storico attuale intorno a due temi principali: la minaccia della guerra e l’impoverimento della cultura. Un’armata di 47 statue, alte 1,80 metri: sui corpi dei fieri guerrieri in terracotta di Xi’an, spuntano teste di comuni nani da giardino. Le opere esposte nei giardini del Teatro appartengono ad ArTI.

“Il progetto è in giro per il mondo da tre anni. Sono felice di essere a Palermo, a cui sono molto legato. Io arrivo dalla regia e questa è stata una delle prime città ad accogliermi nella mia carriera da artista”, ha ammesso Max Papeschi a BE Sicily Mag. “L’idea nasce da una domanda: cosa succederebbe se la razza umana si estinguesse, cosa rimarrebbe di noi? La mostra è la ricostruzione fatta dagli alieni dei nostri umani. Per realizzarla sono partito da Creta, dove noi stessi abbiamo ricostruito una civiltà che non conoscevamo, facendo degli errori. Anche gli extraterrestri li farebbero, è inevitabile”. E sulla scelta di queste particolari figure: “Lo gnomo è una delle cose più kitsch della cultura nord-europea. Metterlo su un corpo di fiero guerriero cinese permette di mischiare sia Oriente e Occidente, sia alto che basso. In genere sono personaggi simpatici e quindi pacifiche. È tutto un ossimoro visivo. È importante porsi delle domande sul presente ed estremizzarlo può essere utile”.

“Extinction”, a Palermo Max Papeschi e il suo “esercito impossibile” dicono no alla guerra - Be Sicily Mag - extinction teatro Massimo 2

“L’arte, ribaltando la visione comune, può dire no alla guerra e alle atrocità ad essa connessa in modo forte, arrivando facilmente anche a chi è distratto. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare al pubblico una scossa emotiva, affinché non si commettano più gli errori del passato”, ha aggiunto Stefania Morici, curatrice del progetto con Antonio Calbi, . Adottando uno sguardo alieno, Papeschi mette a nudo l’assurdità della nostra epoca. L’effetto è straniante e ironico, una caricatura spietata che mostra l’umanità come oggetto di studio archeologico, vittima della propria autodistruzione

Leggi anche:  Presentata la nuova stagione 2025-2026 del Teatro Massimo di Palermo: “Anime in bilico, oltre i confini”

L’allestimento è stato studiato dall’architetto Giovanni Musica di studio MGAlab. “Quando ho conosciuto Max Papeschi, mi sono subito reso conto che non era solo un posizionare una statua, ma creare una messinscena. È un esercito irriverente che manda le persone in cortocircuito. La distribuzione spaziale è a forma di cerchio e rimanda a un ritrovamento archeologico. È importante però confrontarsi col luogo: a Malpensa eravamo in un non luogo, a Matera era molto naturale, qui a Palermo c’è forse l’elemento più irriverente, il teatro, in un’installazione quasi effimera”.

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“Extinction”, a Palermo Max Papeschi e il suo “esercito impossibile” dicono no alla guerra - Be Sicily Mag - extinction teatro Massimo 1

Anche il Comune di Palermo ha sposato l’idea di allestire “il crepuscolo dei nani” in questa location. “Il Teatro Massimo è un luogo evocativo della cultura come veicolo di messaggi positivi. L’installazione di Max Papeschi rappresenta a sua volta questo concetto, in quanto contrasta le ideologie tossiche del nostro secolo”, ha affermato Giampiero Cannella, vicesindaco e assessore alla Cultura.

Le altre due installazioni

Nella sede della Fondazione Pietro Barbaro, a Palazzo Trinacria, invece, è ospitata Full Metal Karma. Il concept riprende l’idea della rielaborazione erronea della cultura terrestre da parte degli alieni-archeologi. Il processo di “lost in translation” fonde due figure iconiche e apparentemente inconciliabili: Buddha e Napoleone. L’opera sviluppa l’idea di una cultura terrestre fraintesa, in cui pace interiore e conflitto si sovrappongono fino a suggerire la guerra come destino inevitabile dell’umanità. “Esiste un modo di amare una città che va oltre le parole: offrirle un’arte che disturba, che interroga, che non consola. Con Extinction cerchiamo, ancora una volta, attraverso la provocazione di portare ad una riflessione collettiva senza cercare il consenso, ma la verità”, hanno spiegato Gianni e Alfredo Barbaro. “Una mostra che vuole stimolare uno sguardo consapevole, capace di cogliere nel gesto artistico una forma di resistenza poetica” per Marcella Aiello, direttrice della Fondazione Pietro Barbaro.

Il progetto si completa con 2 + 2 = 5, un intervento urbano che porta nei luoghi pubblici di Palermo tre celebri frasi tratte da 1984 di George Orwell, trasformandole in slogan mimetizzati nel linguaggio del presente: La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. Un’azione che rafforza il senso complessivo di Extinction, inteso non come evento improvviso ma come processo lento di erosione culturale e critica. Il progetto è realizzato in collaborazione con Alessi.

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