Giuseppe Zanotti
Giuseppe Zanotti
Sono nato a Palermo e ho sempre avuto un debole per i numeri e per ciò che raccontano. Amo i calcoli e, da sempre, mi incuriosiscono economia, scienza e business: mi piace esplorare dati e idee con uno sguardo lucido e pratico, cercando connessioni che trasformino l’analisi in opportunità.

ultimi articoli

Pubblicità: abitarevialedelfante.it

L’8 marzo non ci chiede mimose: ci chiede educazione

spot_imgspot_img
Giuseppe Zanotti
Giuseppe Zanotti
Sono nato a Palermo e ho sempre avuto un debole per i numeri e per ciò che raccontano. Amo i calcoli e, da sempre, mi incuriosiscono economia, scienza e business: mi piace esplorare dati e idee con uno sguardo lucido e pratico, cercando connessioni che trasformino l’analisi in opportunità.
- Advertisement -
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it

Ci sono giorni in cui noi uomini diventiamo improvvisamente poetici. L’8 marzo è uno di quelli. Spuntano mimose, frasi preconfezionate, cuoricini, post pieni di “auguri a tutte le donne”, come se bastasse un bouquet giallo e una story scritta in fretta per archiviare la questione fino all’anno prossimo.

Io, da uomo, una cosa la penso da tempo: il problema non è che non sappiamo festeggiare le donne. Il problema è che troppo spesso non sappiamo ancora rispettarle davvero.

E no, non parlo solo dei casi estremi, di quelli che giustamente finiscono nei titoli di giornale e ci indignano per qualche ora. Parlo di quel sottobosco quotidiano che noi uomini conosciamo benissimo, anche quando facciamo finta di no. Le battute “innocenti”. Il tono paternalista. L’idea che una donna debba ancora spiegare due volte per essere creduta una volta. L’abitudine a interromperla mentre parla. Il giudizio sul suo modo di vestirsi, di lavorare, di scegliere, di invecchiare, di essere libera.

Noi uomini abbiamo un talento straordinario: riusciamo a definirci moderni anche mentre conserviamo riflessi piuttosto antichi. Ci indigniamo se qualcuno esagera, certo. Ma sui piccoli comportamenti quotidiani, quelli che creano il clima, diventiamo improvvisamente indulgenti. “Ma dai, era una battuta”. “Non voleva dire quello”. “Si fa per scherzare”. È incredibile quanto l’umorismo, quando fa comodo, venga usato come servizio di emergenza per salvare la cattiva educazione.

Eppure la verità è semplice, quasi banale: il rispetto non si misura nelle grandi dichiarazioni, ma nei dettagli. Nel modo in cui ascolti una donna quando parla. Nel modo in cui accetti un no senza sentirti ferito nell’orgoglio. Nel modo in cui consideri normale la sua autorevolezza, la sua ambizione, il suo spazio. Nel modo in cui smetti di pensare che la libertà femminile debba sempre essere commentata, sorvegliata, concessa o peggio ancora interpretata.

Per troppo tempo noi uomini abbiamo confuso il rispetto con la cavalleria. Ma non è la stessa cosa. Aprire una porta può essere gentile. Non sentirsi superiori sarebbe già più rivoluzionario.

Adv

E sia chiaro: non sto dicendo che tutti gli uomini siano uguali. Sarebbe una sciocchezza, oltre che un alibi troppo facile per tutti. Sto dicendo però che quasi tutti siamo cresciuti dentro una cultura che ci ha insegnato, in forme più o meno eleganti, che il maschile fosse la misura di riferimento. Il tono giusto. Il punto di vista centrale. La voce da ascoltare con più attenzione. E disimparare tutto questo non è automatico. Richiede intelligenza, un po’ di umiltà e, diciamolo, anche una salutare capacità di sentirsi messi in discussione.

Leggi anche:  8 marzo, parità di genere in Italia: i passi avanti ci sono, ma non bastano ancora

Che poi, a voler essere sinceri, noi uomini siamo bravissimi a chiedere rispetto. Lo pretendiamo sul lavoro, nelle relazioni, nelle amicizie, perfino nel traffico. Guai a passarci davanti, guai a interromperci, guai a non riconoscere il nostro valore. Però quando il rispetto va praticato in direzione opposta, allora partono le giustificazioni, i distinguo, le fragilità improvvise. Uomini fortissimi su tutto, ma stranamente delicatissimi quando qualcuno chiede loro di comportarsi meglio.

L’8 marzo, allora, forse dovrebbe servire anche a questo: a toglierci di dosso quella comoda abitudine di pensare che il tema riguardi solo le donne. No, riguarda noi. Riguarda il nostro linguaggio, il nostro sguardo, il nostro modo di stare al mondo. Riguarda quello che tolleriamo nelle chat di gruppo, quello che ridiamo a tavola, quello che lasciamo passare in ufficio, quello che consideriamo ancora normale perché ci conviene che lo sia.

Sensibilizzare gli uomini al rispetto verso le donne non significa farli sentire sotto accusa a prescindere. Significa chiedere loro di diventare adulti fino in fondo. Che è una cosa diversa. Più seria. Più utile. Meno comoda.

Perché il punto non è “amare le donne”, formula che suona benissimo e spesso non vuol dire niente. Il punto è riconoscerle come persone libere, autorevoli, complete, non accessorie al nostro racconto. Il punto è smetterla di considerarci avanzati solo perché non siamo i peggiori della classe. Il minimo sindacale non è una medaglia.

E allora sì, regalate pure una mimosa, scrivete pure un messaggio gentile, fate pure gli auguri. Ma poi, da domani, proviamo a essere uomini un po’ meno permalosi, un po’ meno centrati su noi stessi, un po’ più capaci di ascoltare e molto più capaci di rispettare.

Che alla fine, diciamolo con garbo ma senza girarci troppo attorno: il problema non è celebrare le donne per un giorno. Il problema è imparare a non complicare loro la vita negli altri trecentosessantaquattro.

Adv
Pubblicità: riflessi.it
Condividi questo articolo sui tuoi social...
Giuseppe Zanotti
Giuseppe Zanotti
Sono nato a Palermo e ho sempre avuto un debole per i numeri e per ciò che raccontano. Amo i calcoli e, da sempre, mi incuriosiscono economia, scienza e business: mi piace esplorare dati e idee con uno sguardo lucido e pratico, cercando connessioni che trasformino l’analisi in opportunità.
Pubblicità: palermoclassica.it
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it
Pubblicità: analisiclinichedipiazza.it

ULTIMI ARTICOLI

Pubblicità: cascino.expert.it

consigliato da be

BE Sicily Mag Settembre 2026: l’editoriale di Licia Raimondi

BE Sicily Mag Settembre 2026 è arrivato in edicola.C’è un colore che attraversa questo numero. Non lo avevamo deciso, non avevamo costruito le nostre...
Pubblicità: pasticceriamatranga.com

non perderti

Pubblicità: italtekno.com
Pubblicità: stellantisandyou.com
spot_img
spot_imgspot_img