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Massimo Polidoro porta a Catania la “scienza dell’incredibile”

Massimo Polidoro, ospite della Scuola Superiore dell’Università di Catania, racconta come nascono credenze, superstizioni e teorie del complotto, spiegando perché il nostro cervello è progettato per l’incredibile più che per la verità e come il metodo scientifico può aiutarci a difenderci dalla disinformazione

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Perché crediamo al paranormale, alle superstizioni o alle teorie del complotto più di quanto ci affidiamo ai fatti? Massimo Polidoro, divulgatore scientifico e fondatore del CICAP, lo ha spiegato a Catania in un incontro dedicato alla “scienza dell’incredibile”, mostrando come il nostro cervello sia programmato per cercare significati anche dove non esistono.

L’incontro con Massimo Polidoro a Catania

A volte le persone tendono a credere più a misteri e magie che ai fatti scientificamente accertati. Tutte le convinzioni che plasmano la nostra percezione del mondo nascono dal bisogno di dare un senso alla realtà. Anche le credenze false o estreme affondano le radici nell’evoluzione del cervello, progettato per la sopravvivenza più che per la verità. Per smontare tutte le false convinzioni, il divulgatore scientifico, giornalista e scrittore Massimo Polidoro, che ha fondato insieme a Piero Angela il Comitato italiano per il controllo sulle pseudoscienze, al fine di analizzare e smentire le affermazioni sulle frodi nel mondo del paranormale e del misterioso, ha tenuto al Teatro Sangiorgi di Catania un incontro dal titolo “La scienza dell’incredibile: come nascono le nostre credenze e le nostre convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai”. L’esperto è stato invitato dalla Scuola Superiore dell’Università di Catania.

Attraverso storie e ricerche scientifiche, Polidoro ha esplorato le basi biologiche e sociologiche del credere, invitando a sviluppare pensiero critico, consapevolezza dei propri limiti e disponibilità a cambiare idea, indicando nella curiosità l’antidoto principale contro pregiudizi e superstizioni.

Un incontro molto intenso che ha messo alla prova anche il pubblico in sala con una serie di test divertenti e strabilianti.  “Questi argomenti ci riguardano tutti da vicino – ha detto Polidoro – Contro la disinformazione ci viene in aiuto la il metodo scientifico. Uno scienziato lavora come un detective: cerca le prove, fa delle ipotesi e analizza i fenomeni”.

Massimo Polidoro e la lotta alle pseudoscienze

L’esperto si è interessato ai fenomeni misteriosi sin da ragazzo, quando non poteva fare altro che rimanere perplesso di fronte all’inspiegabile. “Quando mi trovavo di fronte ad argomenti scientificamente inspiegabili mi domandavo perché i telegiornali non ne parlassero. La mia curiosità era tanta, così ho cominciato ad avvicinarmi all’ignoto”. Leggendo un libro di Piero Angela scoprì che le sue domande avevano delle risposte. Successivamente conobbe James Randi, un illusionista statunitense che aveva istituito un comitato per smascherare le bufale sulle pseudoscienze. Senza grandi pretese scrisse ad entrambi, sia ad Angela che a Randi, dai quali ricevette sorprendentemente risposta. Da lì ebbe inizio il suo studio dei fenomeni paranormali, grazie ad una borsa di studio pagata da Piero Angela che gli permise di andare negli Stati Uniti ad approfondire l’argomento.

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 “Non abbiamo il controllo della realtà, siamo macchine emotive che a volte pensano e ragionano – ha detto – Il nostro cervello si è evoluto per semplificarci la realtà. Prestiamo attenzione a ciò che ci sembra importante in quel momento. Vediamo la realtà in modo diverso da ciò che è realmente. Siamo concentrati solo su ciò che ci sembra importante. Ecco perché è difficile affidarsi alle testimonianze oculari”.

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Dalle bufale al metodo scientifico

Tante persone sostengono di poter condizionare le scelte altrui in una direzione anziché in un’altra; c’è chi sostiene di prevedere il futuro; altri dichiarano di vedere fenomeni rari; altri ancora dicono di poter comunicare con strane entità. L’idea di essere dotati di capacità straordinarie fa sentire le persone speciali, ma esiste un solo modo di indagare la realtà ed è il metodo scientifico. Il nostro cervello non è attrezzato per svolgere due compiti contemporaneamente, a meno che uno dei sia automatico. Nel nostro percorso evolutivo, uno dei meccanismi fondamentali che abbiamo sviluppato è quello di cercare schemi automatici. Cerchiamo significati dove questi non esistono. Il nostro cervello ha la tendenza a riconoscere volti e per questo li troviamo nelle nuvole, sulla Luna, o su Marte.

Anche se viviamo in una società profondamente tecnologica, nel nostro profondo siamo molto legati ai nostri progenitori Homo Sapiens. La nostra specie ha dovuto cercare di sopravvivere in condizioni estremamente pericolose, rischiando nella natura di selvaggia, dove non c’era nessuna protezione, nessun tipo di sicurezza, ma nonostante tutto evidentemente ce l’abbiamo fatta, perché abbiamo sviluppato la nostra capacità di ragionare, di collaborare, di cooperare fra di noi. Oggi, anche se viviamo in una società profondamente tecnologica, in realtà non siamo cambiati moltissimo da allora.

“Le fake news sono sempre esistite, ma ciò che cambia è la velocità di diffusione. Di fronte a nuove scoperte e a nuove proposte bisogna avere la mente aperta, ma accompagnata da prove. Se qualcosa sembra troppo bella per essere vera, va verificata. A scuola si dovrebbe fare un’ora di metodo scientifico e critico a settimana per sviluppare il ragionamento. Se ci si abitua a fare domande e verificare, questo metodo diventerà parte della nostra vita”. Ha concluso Polidoro.

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