Giornata intensa e stratificata quella del 25 marzo al Milazzo Film Festival Attorstudio 2026, capace di attraversare registri diversi – dalla formazione dei più giovani fino al confronto con grandi protagonisti del cinema italiano – per poi trovare il suo culmine nella serata, con la consegna dell’Excellence Acting Award a Ficarra e Picone.
Da Marco Risi a Laura Formenti
Il programma ha preso avvio in mattinata con le attività dedicate alle scuole, per poi entrare nel vivo nel pomeriggio tra concorsi internazionali e incontri. Tra questi, particolarmente significativo quello con Marco Risi, accompagnato dalla proiezione del suo Punto di rugiada (2023), film che riflette su fragilità e responsabilità individuali. Il regista ha toccato anche il tema delicato dell’autocensura nel cinema, ammettendo con lucidità che, nel corso della carriera, può accadere di trattenersi, di non spingersi fino in fondo. Una consapevolezza che si lega alla tensione costante tra libertà espressiva e responsabilità.
La serata è poi proseguita con il momento dedicato a Laura Formenti. Il suo intervento, inserito all’interno del format “Racconto, la sua voce”, ha messo al centro il rapporto tra narrazione e identità, soffermandosi sul valore della voce come strumento di relazione con il pubblico. Inoltre, ha confermato una cifra distintiva basata su una narrazione consapevole e accessibile, ironica e irriverente, capace di connettere esperienza personale e dimensione collettiva, e di restituire al racconto una funzione espressiva e culturale.


Ficarra e Picone: la comicità diventa racconto
Con l’arrivo sul palco di Ficarra e Picone, il Teatro Trifiletti ha trovato il suo momento più partecipato. Accolti dai direttori artistici Mario Sesti e Caterina Taricano, i due artisti hanno trasformato la premiazione in un vero e proprio racconto della loro carriera, ripercorrendo — sempre con la leggerezza e il ritmo che li contraddistinguono — alcune delle tappe più significative. Il duo ha costruito un vero dispositivo narrativo, coerente con il loro modo di intendere la comicità: un continuo slittamento tra racconto e battuta, tra memoria e improvvisazione. Sollecitati dalle domande, hanno attraversato la propria filmografia senza mai irrigidirla in un percorso celebrativo, preferendo invece smontarla, ironizzarci sopra, restituirla al pubblico come materia viva.
Il riferimento a titoli come Il 7 e l’8, La matassa o L’ora legale non è stato mai frontale o didascalico: ogni film è riemerso attraverso aneddoti, tempi comici e deviazioni improvvise, mantenendo quella cifra che li ha resi riconoscibili fin dagli esordi — una comicità costruita sul contrasto tra logica e assurdo, tra quotidiano e paradosso. Anche quando il discorso si avvicinava a temi più strutturati, come il rapporto con il cinema d’autore o con la regia di altri, per esempio i film di Roberto Andò. Non è mancata la critica sociale alle problematiche del territorio, affrontata anche attraverso il linguaggio della serialità, con la serie Netflix Sicilia Express, dove si affrontano temi importanti quali l’assenza di trasporti, la siccità e il pregiudizio di un Sud, che forse, deve restare quel sud povero e sfruttato che tutti conosciamo.

La proiezione conclusiva de L’ora legale ha rafforzato il senso di questo percorso: una commedia che, sotto la superficie leggera, affronta temi civili e sociali con uno sguardo critico e accessibile. In questo senso, il premio assegnato dal festival – costruito sulla centralità dell’attore – riconosce sia popolarità del duo, sia la loro capacità di costruire un linguaggio comico radicato nella realtà italiana.

















