Da oggi e fino al 18 aprile, in Sicilia, stop all’autotrasporto e ai servizi correlati. A diffondere la notizia è il Comitato Trasportatori Siciliani, che sceglie di protestare contro il caro carburanti che da giorni coinvolge l’Isola. Alla protesta, secondo gli organizzatori, avrebbe aderito il 90% delle imprese del settore.
La protesta, prevista per cinque giorni, è scattata alla mezzanotte del 14 aprile con il blocco delle operazioni di carico e scarico dei semirimorchi dalle navi, con ripercussioni sull’intero sistema logistico siciliano.
“Attendiamo risposte dal governo”
Simultaneamente, anche Unitras ha avviato uno sciopero legato al caro carburanti, slegato da quello in atto in Sicilia. “Ci siamo staccati da tempo – spiega Salvatore Bella, segretario del Comitato Trasportatori Siciliani – perché i trasportatori siciliani hanno esigenze diverse rispetto agli altri, da noi è tutto più difficile e più caro. Da due anni paghiamo circa 400 euro in più per viaggiare sulle navi, perché le compagnie di navigazione hanno trasferito le loro spese su di noi, facendo lievitare le nostre spese”. A questo, “si aggiunge l’aumento del costo del carburante”, continua. Una situazione che, nel complesso, “mette in ginocchio il sistema di trasporto, in particolare quello siciliano”.
Il Comitato ha rinnovato la sua disponibilità per un confronto con la Regione Siciliana, ma “la soluzione può arrivare soltanto dal governo nazionale, ci siamo già confrontati col ministro Matteo Salvini e col viceministro Edoardo Rixi, aspettiamo le loro risposte”, spiega Bella.
No ai presidi stradali, la proposta resta nei porti
Al momento, la protesta resta confinata ai porti siciliani: “Non ci saranno né blocchi né presidi stradali, l’obiettivo è quello di non rifornire le Grande distribuzione alimentare, almeno fino a che non avremo impegni scritti dal governo nazionale”, ha spiegato Bella. Nessuno sciopero è invece previsto agli imbarcaderi di Messina e Villa San Giovanni.




















