Presso l’Accademia di Belle Arti di Catania si è tenuto un incontro speciale dal titolo “Abitare l’abito”, un momento di dialogo e riflessione che ha visto come ospite d’eccezione Andrea Tidona. L’attore ha risposto con disponibilità e profondità alle curiosità degli allievi, condividendo la propria esperienza artistica e offrendo uno sguardo autentico sul rapporto tra interpretazione, costume e costruzione del personaggio. Attraverso la sua figura è stato possibile osservare componenti essenziali del mestiere attoriale, spesso invisibili agli occhi del pubblico.
L’iniziativa, promossa dalla professoressa Liliana Nigro, docente di Storia del Costume per lo Spettacolo, è stata pensata principalmente per le studentesse e gli studenti dell’Accademia, ma ha accolto anche un pubblico esterno, grazie all’accesso libero che ha favorito una partecipazione ampia e trasversale.
Tra maschera e verità: l’identità dell’attore come viaggio interiore
Nel dialogo proposto emerge un tema tanto antico quanto attuale: la ricerca dell’identità, soprattutto per chi vive il mestiere dell’attore. In una società in cui le crisi identitarie sono sempre più diffuse, l’attore sembra incarnare un paradosso: interpretare altri per comprendere meglio sé stesso.
La domanda iniziale è diretta e profonda: come fa un attore, abituato a calarsi in molteplici personaggi, a distinguere chi è davvero nella propria vita? Il dubbio è legittimo. Se ogni ruolo richiede empatia, immedesimazione e spesso una vera e propria immersione emotiva, dove finisce il personaggio e dove inizia l’individuo?
La risposta suggerisce una prospettiva sorprendente: il personaggio non confonde, ma rivela. L’attore, indossando “maschere”, scopre parti di sé che nella vita quotidiana resterebbero nascoste. Il teatro diventa così uno strumento di conoscenza interiore. Non è una fuga dall’identità, ma un viaggio dentro di essa. Interpretare figure diverse – anche estreme, storiche o moralmente complesse – permette di esplorare le infinite possibilità dell’essere umano.
Identità, rischio e consapevolezza nel teatro e nella vita
Tuttavia, esiste anche un rischio. Alcuni possono costruire identità “false”, lasciandosi intrappolare dai ruoli o dall’immagine pubblica. In questi casi, la perdita di sé è reale. Per questo, come sottolineato nel dialogo con gli studenti è fondamentale sviluppare una forte consapevolezza personale, una base solida che permetta di distinguere il gioco teatrale dalla vita reale.
Il discorso si amplia poi a una riflessione universale: l’identità non è mai statica, ma si costruisce nel rapporto con gli altri. Riconoscere chi siamo passa anche dal confronto con ciò che è diverso da noi. In questo senso, l’arte – e in particolare il teatro – diventa uno spazio privilegiato di incontro e riconoscimento reciproco.



















