Fabrizio Miccoli, storico capitano del Palermo, ha presentato alla Biblioteca Blu del Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino il libro “Gloria e peccato di un campione”, scritto dal siciliano Lorenzo Avola e dalla toscana Carolina Orlandi, in cui viene raccontata la sua avventura, tra calcio e giustizia. Da un lato il campione protagonista sul campo a suon di gol, dall’altro l’uomo che il tribunale ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Una vicenda, quest’ultima, di cui si è profondamente pentito, trovando il perdono della famiglia di Giovanni Falcone, che proprio in una delle intercettazioni presenti nelle carte del processo veniva descritto dall’allora calciatore con epiteti ingiuriosi. Nel corso dell’incontro moderato da Roberto Gueli, proprio per lanciare un messaggio importante sul tema, erano presenti anche la sorella del magistrato, Maria Falcone, suo figlio Vincenzo Di Fresco e Alessandro De Lisi, rispettivamente Presidente e Direttore del Museo.
Il libro su Fabrizio Miccoli di Orlandi e Avola
Il libro “Gloria e peccato di un campione” racconta Fabrizio Miccoli senza filtri e senza sconti. “Il contatto con l’ex calciatore è stato quasi spontaneo. Io non sono un’appassionata di calcio”, ha ammesso la scrittrice Carolina Orlandi. “Quando ho sentito la sua storia, però, mi ha catturata per la sua complessità. È così che ho provato a contattarlo su Instagram, lui è stato subito disponibile. Dopo due giorni dalla risposta eravamo a Lecce. Inizialmente l’idea era quella di realizzare un documentario e la porteremo avanti, ma intanto ne è nato un libro”.
Diversa la prospettiva dell’altro autore, Lorenzo Avola. “La volontà è stata fin da subito quella di raccontare la storia con schiettezza e con un certo distacco, ma io sono un tifoso sfegatato del Palermo e per me è stato estremamente commovente. Rivivere certi momenti è stato un colpo al cuore”, ha ammesso.
Il rapporto dell’ex campione con il Museo del Presente
Fabrizio Miccoli, seppure da protagonista, ha rivelato – tra lo stupore generale – di non avere ancora letto l’opera, a cui ha prestato i suoi ricordi e le sue emozioni. La scelta della location della prima presentazione, però, è estremamente sua. “Ogni volta che vengo a Palermo sento e incontro Vincenzo Di Fresco, gli dissi che avrei voluto invitarlo alla presentazione del mio libro e lui ha deciso di ospitarmi qui. Devo ringraziare lui e tutto lo staff del Museo”.
L’ex attaccante, poi, è tornato a rivivere i difficili momenti in cui è finito al centro di un caso giudiziario più grande di lui. “Io e la mia famiglia eravamo in Grecia quando uscirono le prime notizie, mi ritrovai con due mila messaggi in cui i palermitani mi dicevano che dovevo scusarmi. A distanza di una settimana organizzammo la conferenza per farlo, poi sappiamo tutti cosa è successo”.
Dopo l’immediato pentimento, Fabrizio Miccoli ha subito provato ad avvicinarsi alla famiglia di Giovanni Falcone, ma l’incontro con Maria Falcone sarebbe avvenuto soltanto dopo la fine della pena. “Non sapevo cosa aspettarmi, lo dovevo a loro ma anche alla mia famiglia, perché non se lo meritavano. Maria è stata molto accogliente, mi disse che accettava le mie scuse e che capiva”.

Il commento della famiglia Falcone
A confermare il rapporto intenso tra le parti è stato Vincenzo Di Fresco, nipote di Giovanni Falcone e Presidente del Museo del Presente. “È una storia che ho vissuto personalmente, in cui la fine è la parte più importante. Al momento dei fatti, abbiamo provato un senso di indignazione, perché un campione sportivo ha grandi responsabilità. Fabrizio, però, ha nutrito un grande senso di pentimento per delle parole non pensate. E dopo averlo elaborato, me ne sono reso conto”.
A tal proposito, ha spiegato perché l’incontro non è stato immediato. “La prima risposta di mia mamma fu: non devi chiedere scusa a me, ma alla città. In quel momento non ritenevamo opportuno un incontro perché ci sembrava una soluzione mediatica, ma quando ha continuato a chiedercelo anche dopo la fine della pena, da uomo libero, abbiamo capito che era una necessità vera, quella di chiudere un cerchio e aprirne uno nuovo”.
Nessuno, eccetto Fabrizio Miccoli e Maria Falcone stessi, sanno cosa si sono detti, ma c’è una fotografia che entrambi custodiscono gelosamente, mai resa pubblica. “L’unica cosa che hanno voluto dire è che hanno pensato di lavorare insieme per il futuro. Gli errori si commettono, ma bisogna riconoscerli e imboccare un percorso diverso. In questo Fabrizio avrà sempre la Fondazione vicino”.
I prossimi progetti
Uno dei progetti che Fabrizio Miccoli e la famiglia Falcone vogliono portare avanti riguarda i giovani. “L’obiettivo è creare una scuola calcio, si chiamerà Falcone Football Social Club. Sarà impegnativo ma dovremo riuscirci, ho dato la mia parola. Mi piacerebbe venire e stare sul campo coi ragazzini, allenarli”, ha concluso.



















