Il 22 aprile scorso, in una sessione dell’OGS a Misterbianco (Catania) – nell’ambito delle Giornate dell’Ambiente di ECOMED – sono stati presentati i dati raccolti durante il ciclone Harry, che ha travolto Sicilia, Calabria e Sardegna tra il 19 e il 22 gennaio.
Tracciato il ciclone fino a 400 metri di profondità: “Ha riportato in superficie preziosi nutrienti”
Il ciclone, come emerso, è stato tracciato fino a 400 metri di profondità, grazie a una rete di 25 Argo Float – boe robotiche sottomarine – e drifter, boe di superficie. A spiegarlo, durante la sessione dell’OGS, Paola Del Negro, direttrice generale dell’ente di ricerca.
“L’acqua calda aumenta di volume gonfiando il mare e peggiorando le inondazioni costiere. Allo stesso tempo, questi moti sottomarini riportano in superficie preziosi nutrienti, scatenando estese fioriture algali che si rivelano i nostri migliori alleati per assorbire enormi quantità di anidride carbonica”.
L’appello alla politica: “La comunità scientifica italiana ha gli strumenti, serve un braccio politico”
In seguito, i ricercatori dell’OGS si sono rivolti alla politica: “La comunità scientifica italiana sa come prevedere dove e come un’inondazione colpirà un porto o una città. Ma manca un braccio politico che strutturi queste conoscenze. Un sindaco non ha gli strumenti per interpretare i dati grezzi”. “Serve una cabina di regia governativa – ha continuato il dott. Cosimo Silidoro – che raccolga i modelli dell’OGS e degli altri enti di ricerca per fornire valutazione del rischio chiare e pianificazioni adattive. Dobbiamo progettare oggi opere ingegneristiche in grado di essere riadattate ai livelli del mare dei prossimi cinquant’anni”.
“Dovremo riprogrammare intere economie costiere”
Il dott. Silidoro non si è concentrato soltanto sull’aspetto ambientale, ma anche sulle conseguenze a livello socio economico: “L’oceano sta assorbendo la maggior parte dell’energia in eccesso causata dai gas serra. La tecnologia, al tempo stesso, ci spinge a sentirci onnipotenti dimenticando che siamo legati alle leggi fisiche. Non ci può essere pesca senza pesci e non ci può essere portualità se le banchine finiscono sott’acqua. Oltre al riscaldamento, l’acidificazione dei mari – che potrebbe, nel peggiore degli scenari, aumentare fino all’80% al 2100 – metterà a rischio l’intero ecosistema. I modelli parlano chiaro: l’innalzamento del livello del mare e le ondate di calore marino obbligheranno a riprogrammare intere economie costiere”.




















