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È morta Emma Bonino: Lampedusa e quel filo siciliano nella sua idea d’Europa

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Ci sono luoghi capaci di portare le grandi questioni della politica davanti alla porta di casa. Lampedusa è uno di questi: sull’isola, parole come accoglienza, confini e diritti hanno il peso delle persone da soccorrere, dei posti da trovare, delle risposte che si aspettano da Roma e da Bruxelles. È da qui che passa un filo della storia di Emma Bonino, morta a Roma a 78 anni, e del suo rapporto con la Sicilia.

Un filo politico e civile, che incontra una data rimasta nella memoria dell’isola, il 3 ottobre 2013, e il percorso di una donna, Giusi Nicolini, che di Lampedusa è stata sindaca. Per seguirlo bisogna tornare ai giorni in cui quel piccolo lembo di Sicilia costrinse l’Europa intera a guardare verso il Mediterraneo.

Il giorno in cui Lampedusa entrò nelle case di tutti

Le immagini delle bare allineate nell’hangar, i soccorritori, i superstiti. Il naufragio del 3 ottobre 2013, con 368 vittime, lasciò una ferita che appartiene ancora oggi alla storia di Lampedusa.

In quei giorni Emma Bonino era alla guida della Farnesina. Ministra degli Esteri del governo Letta, si trovò a ricoprire quell’incarico mentre il mare a sud della Sicilia diventava il centro di una domanda alla quale le istituzioni faticavano a rispondere: come impedire che altre persone morissero tentando la traversata?

Dopo la strage, il governo di cui faceva parte avviò Mare Nostrum, la missione militare e umanitaria per rafforzare i soccorsi nel Canale di Sicilia. Intanto, da Lampedusa, arrivava la richiesta di condividere una responsabilità che la geografia aveva consegnato soprattutto all’isola.

È in quel passaggio che la vicenda siciliana incrocia il percorso istituzionale di Bonino. La distanza fra Bruxelles e Lampedusa si misurava nella capacità di prendere decisioni comuni, nei mezzi disponibili, nell’aiuto alle comunità coinvolte.

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Emma e Giusi, accostate dalle parole di Francesco

Tre anni dopo, nel febbraio 2016, i nomi di Bonino e Nicolini si ritrovarono vicini nelle parole di papa Francesco.

Il pontefice riconobbe all’ex ministra una profonda conoscenza dell’Africa e il valore del lavoro svolto per comprenderla. Ricordò poi la sindaca di Lampedusa per quanto aveva fatto a favore dei profughi.

Bonino aveva alle spalle il Parlamento, le istituzioni europee e le campagne internazionali. Nicolini portava l’esperienza quotidiana di un’isola chiamata ad accogliere, soccorrere e fare i conti con i propri limiti. Francesco riconosceva il valore di entrambe, ciascuna nel proprio campo.

Per leggere il legame fra Bonino e la Sicilia, questo episodio offre un’immagine significativa: due percorsi che si incontrano attorno alle persone in viaggio attraverso il Mediterraneo. Da una parte la conoscenza dei paesi di provenienza, dall’altra il luogo dell’approdo.

Quella firma da Lampedusa per un’Europa più unita

Nel gennaio 2024, il collegamento diventò una scelta esplicita. Giusi Nicolini aderì all’appello di Emma Bonino per gli Stati Uniti d’Europa.

Dietro una formula che può sembrare lontana dalla vita di un’isola c’erano questioni molto concrete: una politica migratoria comune, responsabilità condivise, decisioni europee meno esposte ai veti dei singoli governi.

La firma dell’ex sindaca portava dentro quel progetto l’esperienza di Lampedusa. Aiutava a capire perché l’europeismo di Bonino potesse parlare anche a chi viveva all’estremità meridionale del continente: chiedere più Europa significava chiedere che il peso dell’accoglienza fosse condiviso.

Già nel 2017, con la campagna “Ero straniero”, Bonino aveva invitato a guardare anche alla vita dopo l’arrivo: il lavoro, l’integrazione, la possibilità di sentirsi parte del paese in cui si abita.

È qui che il suo percorso continua a interrogare la Sicilia. Dopo il soccorso vengono una casa, una scuola, un futuro da costruire. E sull’isola che vede arrivare quelle persone, l’idea d’Europa incontra ancora la sua prova più concreta.

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