Solamente nell’ultimo anno, la Sicilia ha visto la perdita di 870 venditori ambulanti. Un dato analizzato dalll’Osservatorio nazionale del commercio del ministero delle Imprese e del made in Italy, e che lascia preoccupazione per un settore che vede numerosi lavoratori attivi.
Le statistiche di Confimprese
L’analisi, aggiornata al 31 dicembre 2025, conta operatori ambulanti attivi sull’Isola in un numero che è passato da 16.189 a 15.319 unità. Si tratta di una involuzione del 5,4% sul mercato per una attività che ha origini antichissime nelle nostra Regione e che mette in difficoltà numerosi lavoratori del settore. La provincia in cui il fenomeno preoccupante si è manifestato con maggiore rilevanza è quella di Agrigento che vede una perdita di 265 ambulanti, pari al 14,9% degli operatori.
Ma non solo la provincia agrigentina, i dati preoccupano anche Palermo con -164 ambulanti e Messina con -124 a chiudere il triste podio. Nelle province di Catania si registrano invece -123 ambulanti, a Trapani -78 , a Ragusa -37 e, infine, a Enna -18.
Il commento del presidente Giovanni Felice
Il coordinatore regionale di Confimprese Sicilia Giovanni Felice prova a spiegare il fenomeno: “Sarebbe riduttivo leggere questi dati come un problema esclusivamente legato ai mercati. Il commercio su area pubblica fa parte del sistema distributivo e risente delle stesse difficoltà che stanno interessando l’intero comparto commerciale: aumento dei costi di gestione, riduzione dei margini, trasformazione delle abitudini di consumo, concorrenza crescente e difficoltà nel ricambio generazionale”.
Confimprese ha dichiarato che negli ultimi anni il commercio del settore pubblico è rimasto quasi sempre ai margini delle politiche di sviluppo economico e urbano. La legge sul Made in Italy prevede, secondo l’associazione, un programma di sostegno ai mercati rionali e assegna alle Regioni risorse dedicate alla realizzazione di interventi a favore dei mercati rionali. In questo senso alla Sicilia sono stati attribuiti 494.800 euro destinati a queste finalità.
“Si tratta di una somma certamente non risolutiva – commenta Felice – ma che rappresenta comunque un’opportunità per avviare interventi di riqualificazione e valorizzazione del settore“. Ma il reale limite e riuscire a inserire i mercati in una visione strategica più complessa: “Se i mercati – conclude Felice – continueranno ad essere considerati esclusivamente un tema amministrativo, difficilmente la tendenza potrà essere invertita”.




















