Il Roma Pride di sabato 20 giugno 2026 si è aperto con la voce inconfondibile di Levante. La cantante, originaria di Caltagirone, è stata infatti la madrina della manifestazione insieme a Margherita Vicario e Francesca Michielin. Da sempre schierata a sostegno dei diritti della comunità LGBTQIA+, l’artista non si è risparmiata né nelle dichiarazioni alla stampa né nelle esibizioni. Il palco l’ha vista protagonista dalla sera precedente al corteo arcobaleno al momento clou, sul carro di apertura nel centro della Capitale, circondata dall’entusiasmo di decine di migliaia di partecipanti.
Trenta carri e un messaggio di inclusione al Roma Pride 2026
Trenta carri hanno sfilato da Piazza della Repubblica alle Terme di Caracalla, attraversando le strade di Roma e colorando la città con bandiere, musica e messaggi di inclusione. Lo slogan scelto per questa edizione era “La Repubblica è di chi la abita“. Tra un coro e l’altro, Levante ha intonato alcune delle sue canzoni più amate, da “Vivo” a “Tikibombom“. Brani che raccontano la resistenza, la capacità di rialzarsi dopo il dolore e il valore della diversità. Proprio “Tikibombom”, presentata al Festival di Sanremo 2020, dà voce a tutte quelle persone considerate “diverse” dalla società, diventando colonna sonora di momenti come questi dedicati all’inclusione.
Nel corso della sua carriera, Levante ha dimostrato di non voler aderire agli stereotipi e di voler affermare con forza la propria identità. L’invito rivolto al pubblico, anche attraverso la musica, è quello di rispettare la propria unicità senza vergognarsene e senza piegarsi alle aspettative degli altri. In alcune interviste rilasciate in occasione dell’evento, ha sottolineato anche la sua provenienza siciliana, dimostrando che questa terra continua a lavorare per garantire sempre più sensibilità verso questa tematica, e che il cambiamento può avvenire dal Sud.
Le parole delle madrine contro le discriminazioni
Oltre a quelle che sono diventate vere e proprie colonne sonore della manifestazione, durante la conferenza stampa le madrine del Pride avevano parlato di questo importante ruolo. Per Levante essere madrina del Pride significa “ricominciare“. La cantante ha dichiarato di sentirsi “ambasciatrice di tutte le persone queer“, rivendicando con orgoglio la scelta di esporsi pubblicamente nella difesa dei diritti civili. L’artista si definisce d’altronde “transfemminista” e considera fondamentale il sostegno alla comunità attraverso azioni concrete, oltre che simboliche.
Un’energia contagiosa, alimentata da ogni singola persona presente, che ha contribuito a diffondere un messaggio di inclusione universale. Un messaggio che sembra racchiuso perfettamente in uno dei versi cantati da Levante durante la manifestazione: “Siamo luci di un’altra città, siamo il vento e non la bandiera, siamo noi”.



















