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Giffoni espone Quarto Savona 15: l’auto della scorta di Falcone parla ai giovani

La Quarto Savona 15 al Giffoni Film Festival racconta la strage di Capaci tra i volti dei ragazzi. Dentro una teca, la memoria diventa un gesto educativo.

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Un oggetto che parla e interroga chi lo guarda, anche a distanza di anni dal suo ultimo utilizzo. Al Giffoni Film Festival è stata esposta l’auto della scorta di Giovanni Falcone, la Quarto Savona 15, al centro di una cerimonia dedicata alla strage di Capaci, alla legalità e al valore della memoria. In un luogo attraversato ogni anno da migliaia di bambini e adolescenti, questo reperto ha trasformato il ricordo delle vittime in un gesto educativo e in un dialogo diretto tra istituzioni, famiglie e nuove generazioni. La Sicilia è entrata così nel cuore di un festival che abitualmente parla di cinema, ma che sa comunicare nel migliore dei modi ai più piccoli.

La Quarto Savona 15 nello spazio dei ragazzi

La vettura è stata esposta in teca nel cuore della manifestazione, portata dall’Associazione DonatoriNati della Polizia di Stato nell’ambito del progetto “Dal Sangue versato al Sangue Donato“. Guardarla in un contesto simile cambia inevitabilmente il modo in cui la si percepisce. Se è vero che i ragazzi non erano neanche nati al momento della strage, dall’altro in questo semplice modo possono approfondire la storia in modo tangibile. Non resta un simbolo distante, affidato alle date e alle cerimonie ufficiali, ma diventa una presenza fisica, quasi spiazzante.

Tra stand, sale e percorsi del festival, il relitto di Quarto Savona 15 interrompe il ritmo ordinario e costringe a fermarsi. Su quell’auto al momento della strage viaggiava Antonio Montinaro, capo scorta di Falcone, ucciso insieme a Vito Schifani, Rocco Di Cillo, al magistrato e a Francesca Morvillo il 23 maggio 1992. Il contrasto è netto, e proprio per questo funziona. Da una parte un luogo che parla di formazione e futuro, dall’altra uno dei segni più duri lasciati dalla violenza mafiosa. Sarebbe una forzatura ridurre tutto a un impatto emotivo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare quanto la vista diretta di quel metallo deformato renda la storia più comprensibile di molte spiegazioni.

Istituzioni, famiglie e forze dell’ordine costruiscono legalità

Lo svelamento della teca ha assunto il tono di un rito civile composto. Presenti il prefetto di Salerno Francesco Esposito, il questore Giancarlo Conticchio, il comandante provinciale dei carabinieri Filippo Melchiorre, rappresentanti del festival e dell’associazione promotrice. C’erano anche famiglie, visitatori, operatori delle forze dell’ordine.

Jacopo Gubitosi, direttore del Giffoni Film Festival, ha detto: “Da oltre mezzo secolo Giffoni parla di legalità. Lo abbiamo fatto anche nei giorni scorsi raccontando la storia del testimone di giustizia Antonino Bartuccio e oggi siamo orgogliosi di poter offrire ai nostri cinquemila giovani, provenienti da ogni parte del mondo, la possibilità di vedere questa testimonianza così importante”.

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Tommaso Delli Paoli, presidente regionale dell’associazione DonatoriNati della Polizia di Stato, ha aggiunto: “Questo non è un momento celebrativo, ma un momento per ricordare. Il ricordo non deve essere fine a se stesso: deve restare vivo in ciascuno di noi. Il progetto “Dal Sangue versato al Sangue Donato”, nato insieme a Tina Montinaro, trasforma il sacrificio di chi ha dato la vita per la democrazia in un messaggio di solidarietà concreta”.

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Anche le parole del questore Conticchio e del prefetto Esposito hanno riportato la legalità a una dimensione semplice e leggibile da tutti. “Ricordo ancora il pianto dei miei colleghi davanti alle immagini dell’attentato. Quella violenza non ha fermato lo spirito di servizio delle forze di polizia”, ha detto Conticchio. Esposito ha ricordato che “più delle parole parlano le immagini” e che “la legalità si costruisce ogni giorno attraverso i comportamenti, il rispetto delle regole e il coraggio di non voltarsi dall’altra parte”.

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