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martedì | 28 Novembre | 2023

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Trame siciliane: un nuovo progetto per una nuova sostenibilità

Gli abiti, gli accessori, i gioielli, fanno parte integrante della nostra cultura, parlano di noi, con i loro stili datano le nostre esistenze, ci ricordano abitudini di vita, passioni, luoghi, sentimenti. Oggi però l’industria del tessile pur essendo una delle più redditizie del pianeta è allo stesso tempo una delle più inquinanti della terra. La produzione e la manutenzione degli abiti inoltre costa enormi quantità di acqua. Tante agende in diversi tavoli di approfondimento parlano di sostenibilità nel mondo della moda. Ma qual è veramente la conoscenza che abbiamo di questo argomento? Quanto possono le abitudini quotidiane al consumo avere un impatto reale. Quale è il ruolo di chi produce, distribuisce e comunica?

Questi sono alcuni degli spunti che hanno indirizzato la scelta di Alberto e Gioia Gange di Albamedia società editrice di zoemagazine.net e oplamagazine.it di coinvolgere gli stakeholders italiani di settore in un talk dal titolo: “La sostenibilità etica: creare network per un futuro green”. Per farlo hanno scelto di utilizzare come traino il collettivo Trame Siciliane, sigla creata 10 anni fa per unire i produttori siciliani che operano con una visione green.

Sabato scorso all’interno dell’Archivio Storico Comunale di Palermo, il dibattito ha visto intervenire davanti ad un pubblico attento  Sara Maino Sozzani,  Creative Director Fondazione Sozzani, Helen Nonini, founder di Schwa, Enrica Arena, Ceo della start up innovativa produttrice del filato bio Orange Fiber, Vincenzo Troia, Managing director di giglio.com, Pietro Mazzettini, Ceo di Asciari, Sergio Daricello, Docente di Fashion design presso l’accademia di Belle Arti di Palermo e Carlotta Marioni, Caporedattore Moda di Grazia. E’ intervenuto anche Maurizio Carta, professore ordinario di urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo e  assessore all’Urbanistica e alla Mobilità Sostenibile del Comune di Palermo.

Durante l’evento sono stati premiati i designer “sostenibili”Franco Padiglione, Irene Ferrara, Daniela Vinciguerra per Vuedu, Antonella Sgrò per le Tommasine, Roberto Intorre, Eugenio Vazzano, il collettivo Coccadoro, Deborah Correnti e Mirco Marchetti per 23é, Mollo tutto e Marianna Vigneri. In un passaggio del testimone simbolico i premi sono realizzati dagli alunni del corso di Fashion Design dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo.

 “Dal macro al micro – spiega Gioia Gange – con Trame Siciliane abbiamo scelto di veicolare questo messaggio ad un pubblico culturalmente periferico rispetto a queste tematiche e di rispondere con la testimonianza attiva rappresentata nella selezione di dieci talenti che hanno trovato spunto creativo anche nell’impegno etico”. “Questo sarà il primo di una serie di eventi – annuncia Alberto Gange – per sensibilizzare l’opinione pubblica su  un tema complesso che riguarda tanti aspetti della produzione tessile dalla A alla Z”.

L’assessore Carta ha portato i saluti del sindaco Roberto Lagalla spiegando “come la sostenibilità sia un termine “ombrello” che ne racchiude altri e  riguarda la capacità di mantenere integre le risorse per le generazioni future. Una definizione che si sostanzia attraverso tre termini, la prossimità dei processi produttivi contro la globalizzazione forsennata, per avvicinare la produzione al consumo come avveniva in passato nel centro storico di Palermo dove le abitazioni erano anche botteghe artigianali; il riciclo o meglio la circolarità per evitare gli scarti ed il fast fashion; l’adattamento come avviene nel bricolage”. Sara Maino Sozzani ha illustrato i suoi argomenti presentando alcune pillole del docu-film  “Junk – Armadi pieni” di Matteo Ward. “Come consumatori dobbiamo informarci su cosa acquistiamo – dice la Sozzani – e ricercare i capi tracciabili risalendo ai luoghi e alle modalità con cui vengono prodotti”.  Carlotta Marioni ha parlato di come riorganizzare i propri armadi partendo da capi vintage e del bando di alcuni articoli dai red carpet come le pellicce. Enrica Arena, Ceo della start up catanese produttrice del filato bio Orange ha raccontato la storia imprenditoriale e la case history della start up che dal 2013 dopo anni di ricerca e sperimentazione ha iniziato a produrre tessuti sostenibili dai sottoprodotti del succo di agrumi.  Alcuni dei capi “sostenibili” creati dalle aziende premiate sono stati messi in mostra in alcune teche dell’archivio. 

Al termine del talk, ai presenti sono stati offerti alcuni assaggi dei distillati Tenuta Cirrincione e la frutta secca di Licia Guccione. 

Di Isabella Napoli

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