C’è un modo di pensare l’architettura che nasce dalle luci e dal silenzio dei luoghi. Giovanni Spitali lo traduce in forme che respirano, in spazi che non raccontano solo estetica ma identità. Dall’ascolto e dal dialogo con la natura mediterranea, gli spazi si trasformano in esperienze di equilibrio, identità e bellezza condivisa.
Mediterraneo, luogo di formazione e ispirazione
Nato ad Agrigento, classe ‘73, Giovanni Spitali, al volante del suo studio di progettazione, nella stessa sua città natale, da oltre venticinque anni esercita la professione di architetto, muovendosi tra incarichi pubblici e privati.
Alla progettazione affianca consulenze e stime immobiliari, mantenendo sempre un approccio unitario. Successivamente agli studi universitari, sceglie di frequentare la Scuola di Specializzazione dedicata all’arte islamica in Sicilia, alle culture del Mediterraneo e a linguaggi contemporanei, esperienza che ha rafforzato la sua sensibilità nei confronti dell’architettura intesa come strumento di identità, funzionalità e bellezza.

Nei progetti di Giovanni Spitali – dalle riqualificazioni urbane ai progetti residenziali – emerge una costante ricerca di armonia tra natura e spazio abitato, in cui materiali autentici, dettagli artigianali e luce diventano protagonisti di un racconto architettonico capace di restituire emozione e memoria ai luoghi.
Tra memoria e trasformazione: “Costruire luoghi, non spazi”
C’è una luce che attraversa la pietra, un respiro che si posa sulle superfici e ne svela l’anima. È quella luce mediterranea che Giovanni Spitali insegue da sempre, trasformandola in materia, spazio, racconto. Ogni suo progetto nasce come un dialogo silenzioso tra ciò che è costruito e ciò che vive intorno: la terra, il vento, il mare.
L’architetto agrigentino da oltre venticinque anni coltiva nel suo studio un’idea di architettura che non impone, ma ascolta. Il suo percorso professionale fa della luce, della materia e del dialogo con il paesaggio i cardini di una visione progettuale coerente e poetica. “Prediligo materiali autentici, capaci di durare nel tempo: pietra, legno, ceramiche. La luce è sempre protagonista, naturale e artificiale, calibrata per modulare le atmosfere”.



Salone Koki’O
Ogni fase, dal concept alla realizzazione, è guidata dall’equilibrio tra estetica e funzionalità, principio fondante dello Studio Spitali. “Le mie fonti di ispirazione sono la luce mediterranea, i materiali naturali, il paesaggio siciliano e, soprattutto, la vita che gli spazi dovranno accogliere. Ogni opera deve raccontare una storia”.
L’architettura di Giovanni Spitali si misura con la bellezza dei luoghi, restituendo armonia e funzione agli spazi pubblici e naturali della Sicilia. Tra le opere pubbliche più rappresentative si annoverano la riqualificazione del Circolo del Tennis di Agrigento, il restauro della Porta d’Europa a Lampedusa – monumento simbolico firmato da Mimmo Paladino – e il progetto in corso per la riqualificazione di Porta di Ponte, nodo urbano strategico della città.
Significativi anche gli interventi di riqualificazione paesaggistica sulle coste di Lampedusa, alla Guitgia e a Cala Croce, e di Linosa, nella zona di Pozzolana: progetti che testimoniano una costante attenzione al rapporto tra architettura, paesaggio e ambiente.

Il lavoro di Giovanni Spitali si rinnova a ogni progetto, in costante dialogo con persone e luoghi. “Ogni volta è sempre la prima volta”. Nessuna formula rigida, ma la capacità di ascoltare e trasformare le parole in spazi sempre diversi. Tra le realizzazioni più rilevanti, accanto ai progetti pubblici, spiccano numerose opere private: la Villa Due Palme a Lampedusa, progettata con l’architetto Gianni Gamondi e diretta in fase di ristrutturazione dallo stesso Spitali, è una residenza iconica appartenuta in passato a Silvio Berlusconi, oggi restituita con un linguaggio raffinato e contemporaneo attraverso volumi essenziali, superfici chiare e ampie aperture verso il mare.
Analoga sensibilità emerge nelle ristrutturazioni di ville ad Agrigento, dove ha integrato spazi interni ed esterni con materiali caldi, soluzioni illuminotecniche e dettagli artigianali che trasformano le abitazioni in luoghi di raffinata accoglienza. “Nei progetti pubblici, invece, le esigenze sono collettive: creare luoghi di socialità e memoria condivisa”.
Il linguaggio narrativo è concreto: scale leggere, luce, materiali naturali e arredi su misura diventano parte di una trama spaziale che racconta i luoghi e le persone. “La sfida più grande è bilanciare desideri, vincoli economici e qualità architettonica: un equilibrio complesso che rende ogni progetto unico”.


Villa F
Guardando al futuro, la riflessione di Giovanni Spitali si muove tra memoria e trasformazione. I materiali che danno forma e la luce che li attraversa cambiano nel tempo, come cambiano persone ed esigenze. Tutto questo si traduce in un processo in continua evoluzione, dove l’architetto ricompone ogni volta i frammenti di un racconto. “Il mio obiettivo è continuare a contribuire alla rigenerazione urbana, restituendo bellezza e funzionalità agli spazi pubblici della Sicilia. Credo che l’architettura debba migliorare la qualità della vita, trasformando idee in realtà durature”.

Una visione che si riassume in una frase chiave: “Costruire luoghi, non spazi”. Un’architettura capace di restituire bellezza e memoria, di connettere passato e presente, con la luce come elemento vivo che plasma la materia e racconta la vita.





















