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venerdì | 23 Febbraio | 2024

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Farine di insetti: c’è il via libera. Il parere di Fipe. Intervista ad Antonio Cottone

Via libera alla produzione, vendita e acquisto di cibi fatti con le farine di alcune specie di insetti anche in Italia.  Il 29 dicembre scorso sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti che regolano la commercializzazione di prodotti derivati da quattro varietà di insetti. Si tratta delle larve del verme della farina minore (Alphitobius diaperinus), delle larve gialle della farina (Tenebrio molitor), delle locuste migratorie e dei grilli domestici (Acheta domesticus). Tutti in forma congelata, essiccata o in polvere. I cosiddetti “novel food” sbarcano sulle nostre tavole, tra le perplessità di chi teme queste new entry e il dilagare sul web di  siti che pubblicizzano queste farine come cibi “altamente proteici” e “indicati per gli sportivi”. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha ribadito che le farine di questi insetti possono essere utilizzate nel pane, nei biscotti, nelle barrette e più in generale nei prodotti da forno, ma anche nella pasta e nelle pizze, nelle minestre e nelle bevande come la birra.

Facciamo un po’ di chiarezza parlandone con Antonio Cottone, presidente di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Palermo e vicepresidente Sicilia, in seno a Confcommercio.

Le nuove regole sono già valide da alcuni giorni. Come sta andando?

“La normativa recepisce quella europea e autorizza quattro varietà di farine di insetti in tutta l’Unione Europea. Naturalmente in Italia e in Sicilia dove abbiamo a che fare con innumerevoli eccellenze e biodiversità alimentari e farine nostrane, uve e prodotti agroalimentari che ci consentono di essere al top della qualità nel mondo, andare ad utilizzare farine lontane dal nostro mondo è qualcosa di molto singolare e che ritengo  non indispensabile”

Perché l’Unione Europea ha consentito questi nuovi alimenti nella nostra dieta? 

“Questa normativa non è dovuta ad alcun timore su possibili future imitazioni di scorte alimentari ma  si deve ad una apertura verso culture e cucine alternative, dove questo genere di alimenti sono una consuetudine. Credo però che  il made in Italy con le sue eccellenze che esportiamo in tutto il mondo non si batte facilmente”.

Come sono state applicate queste novità in Italia? 

“Il ministro dell’agricoltura Lollobrigida ha messo sin da subito dei paletti. Quando queste farine vengono vendute, devono essere esposte sui banchi dei supermercati con etichette ben visibili e devono avere uno spazio  distinto dalle altre tipologie di farine ed alimenti. L’etichetta informerà chi acquista della tipologia di insetto contenuto nel cibo, la quantità di insetti utilizzati, il Paese di origine e le consuete indicazioni sui rischi eventuali legati alle reazioni allergiche. I prodotti in questione devono essere posti in vendita in comparti separati e segnalati attraverso apposita cartellonistica”.

Da dove provengono queste farine? 

Da paesi stranieri. Tra l’altro, le regole così restrittive sulla distribuzione introdotte dal governo  italiano non incoraggiano i produttori a lanciarsi in un nuovo business, anche perché dovrebbero studiarsi bene i consumatori  target”.

Da tempo c’è un ritorno agli antichi grani più digeribili sulle nostre tavole. Come si concilia l’introduzione di queste farine con questa tendenza?

“Le  farine fatte con grano saraceno, il perciasiacchi o il Senatore Cappelli sono state recuperate recentemente e riportate in auge anche nelle pizzerie come eccellenze. Non possiamo tornare indietro. E’ tutta una questione di abitudini. Noi in Sicilia siamo abituati a mangiare i ricci o i babbaluci, cosa che può sembrare strano in altre culture”.

Ci sono casi di ristoratori siciliani che hanno deciso di introdurre queste farine nei loro menù?

“ No, almeno per il momento, nessuno ha voluto introdurre queste novità, anche perché paradossalmente queste farine hanno costi più alti”.

Cosa succede dal punto di vista del consumatore?

“Queste farine non devono essere mischiate, perché il risultato dal punto vista del gusto sarebbe pessimo. In tanti cominciano a chiederci all’interno dei ristoranti se le utilizziamo. Noi ristoratori siamo comunque tenuti a dare informazioni dettagliate nel menù, dove tra l’altro dobbiamo indicare tutte le nuove introduzioni di alimenti e l’elenco degli allergeni. I clienti possono anche chiedere di consultare il piano di autocontrollo previsto per legge, il libro con gli ingredienti delle preparazioni dei piatti e di tutte le farine a maggior ragione quelle speciali, in base alla normativa Haccp. Questo piano garantisce in ogni momento la tracciabilità di quanto utilizzato nei piatti serviti”. 

Per lavoro, potrebbe assaggiare un preparato a base di queste farine?

“No, sinceramente no”. 

di Isabella Napoli

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