giovedì | 18 Luglio | 2024
MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

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Parco archeologico della Neapolis, a Siracusa l’intreccio tra cultura greca e romana

Parco archeologico di Neapolis a Siracusa, tutti i luoghi di interesse greco-romani al suo interno: dall'orecchio di Dioniso alla tomba di Archimede

MARCO PETROLITO
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La maggior parte delle testimonianze più significative della Siracusa greca e romana sono condensate in una sorta di museo a cielo aperto, il Parco archeologico della Neapolis. È uno dei siti più straordinari, e anche tra i più visitati, dell’area del Mediterraneo. Qui si possono toccare con mano ed ammirare, l’una accanto alle altre, le immense bellezze dell’anfiteatro romano, del teatro greco, dell’ara di Ierone II e della latomia del paradiso, con al suo interno le unicità dell’orecchio di Dionisio e della grotta dei cordari.

Parco archeologico della Neapolis di Siracusa: come visitarlo

Aperto tutti i giorni, dalle 8:30 alle 15,30 e fino alle 16,45 nei giorni festivi, il parco custodisce solo una parte dei tanti monumenti che caratterizzano la città di Siracusa, ma permette di immergersi in quella che rappresenta l’affascinante storia della città ammirandone tutta una serie di tesori unici.

I biglietti per visitare il parco possono essere acquistati on line o direttamente all’ingresso. È adatto ad ospitare anche i bambini, che spesso rimangono affascinati dalle storie raccontate sull’orecchio di Dionisio e sulle latomie in generale. Di sicuro, per non perdersi proprio nulla, vista la grandezza dell’area, è preferibile godere delle bellezze archeologiche del parco usufruendo di una visita guidata.

neapolis - Be Sicily Mag

Andiamo a scoprire allora tutti i luoghi di interesse al suo interno:

L’Anfiteatro romano

Entrando nel parco archeologico, dove comunque è consigliabile andare con delle scarpe comode (visto che la visita porta via qualche ora se non mezza giornata), il primo monumento che s’incontra scendendo, sulla parte sinistra, è l’Anfiteatro romano, il più grande che vi sia in Sicilia. Risale aI I secolo d.C. e rappresenta un’eccezione rispetto ai monumenti “greci” dai quali è circondato. Ma è anche una delle realizzazioni edilizie più maestose e rappresentative della prima età romana: conserva infatti alla perfezione l’area in cui si svolgevano le lotte dei gladiatori e una cavea ellittica su tre livelli con portico sovrastante. 

L’Ara di Ierone II 

Fatta costruire da Ierone II e dedicata a Zeusliberatore”, l’ara, che prende il nome dell’ultimo tiranno di Siracusa, rappresenta il più grande altare del mondo greco con una lunghezza di 200 metri. Si racconta che proprio in questo luogo, dove si svolgevano le celebrazioni per ricordare la cacciata del tiranno Trasibulo, si dava esecuzione al sacrificio di centinaia di animali. Ad oggi, purtroppo, quel che resta dell’ara è il basamento di pietra scavato nella roccia oltre ad una vasca centrale che veniva ricoperta d’acqua e abbellita da statue. Tutto il materiale che componeva la restante parte dell’altare fu utilizzato per rafforzare le mura di Ortigia durante il periodo spagnolo.

ara di ierone - Be Sicily Mag
Parco archeologico della Neapolis, a Siracusa l’intreccio tra cultura greca e romana 4

La perfezione del Teatro Greco e le vedute mozzafiato

Costruito su volere di Gelone dall’architetto Damokopos, chiamato Myrilla, il teatro greco è uno dei monumenti “perfetti” più celebri e ammirati del mondo greco ma anche uno dei teatri più grandi ed importanti ancora esistenti: il celebre Eschilo vi scrisse l’opera Le Etnee mettendola in scena nel 476 a.C. Ricavato nella roccia del colle Temenite, nel III secolo a.C., poteva ospitare fino a 14 mila spettatori. Vanta una grande cavea con 67 ordini di gradini: lungo il corridoio ci sono delle iscrizioni in greco che riportano il nome di Zeus Olimpio.

In epoca imperiale romana il teatro subì profondi mutamenti per rispondere alle esigenze degli spettacoli: i lavori dell’ultima fase del teatro si possono far risalire al V secolo d.C. La “perfezione” del teatro, oltre che tecnica e di carattere geometrico, è legata a tutta una serie di elementi che lo contraddistinguono e lo circondano.  Nella collina che lo sovrasta, poi, il panorama è splendido e regalala una veduta dall’alto della baia siracusana. Alle spalle, infine, vi sono il ninfeo e tante grotte scavate nella roccia utilizzate in epoca cristiana come tombe.

La Latomìa del Paradiso e le sue bellezze incontaminate 

Percorrendo la scalinata verso la parte inferiore del parco, ci si ritrova nella Latomìa del Paradiso, tra grandi alberi secolari e sprazzi di natura incontaminata dove ciò che resta del periodo greco dà vita ad uno splendido “matrimonio”. Proprio in quella zona, alla fine di un breve sentiero, sorgono una serie di grandissime insenature e di grotte artificiali. Su tutte spiccano la Grotta dei Cordari, dove, per l’appunto, anticamente si venivano realizzate delle corde, ed il caratteristico Orecchio di Dioniso, una grotta alta 23 metri dalla forma “a esse”. L’eco al suo interno è straordinaria e a proposito di ciò si narra che il tiranno Dioniso si appostasse all’interno di una piccola cavità superiore per ascoltare, senza essere visto, le parole dei prigionieri rinchiusi nella grotta (tra di loro ci sarebbe stato anche Platone prima di essere “rispedito” ad Atene).

orecchio di dionisio - Be Sicily Mag

La parte orientale: Santa Venera, la necropoli Grotticelle e la presunta tomba di Archimede

L’estremità orientale del parco archeologico, infine, giunge a ridosso della latomia di Santa Venera e si conclude con un agglomerato roccioso costituito da varie camere sepolcrali: si tratta della necropoli Grotticelle, che termina, nella parte visibile, proprio dentro la città di Siracusa. Tra le camere sepolcrali vi è la presunta tomba di Archimede. Si presenta come un prospetto architettonico intagliato nella roccia, con frontone a timpano e semicolonne doriche a rilievo, che, tuttavia, si fa risalire all’età romana.

Secondo quella che è la versione storica ufficiale, il generale romano Marcello, addolorato per l’omicidio di Archimede, ordinò in suo onore una cerimonia funebre con una degna sepoltura. Il generale fece quindi costruire una tomba dedicata ad Archimede: la struttura era sormontata da una lapide in pietra su cui si fece incidere una sfera inscritta in un cilindro con l’enunciazione di un suo teorema a voler simboleggiare le sue scoperte. In definitiva, però, secondo le accurate descrizioni fornite da Cicerone ed in relazione alla data della morte di Archimede, avvenuta nel 212 aC, non è possibile affermare con certezza (data anche la mancanza di prove) che sia quella la reale tomba del celebre scienziato.

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