venerdì | 21 Giugno | 2024
Silvia De Luca
Silvia De Luca
Formatasi tra Palermo e Tunisi, è laureata in Comunicazione pubblicitaria all'Università degli Studi di Palermo. La sua passione per il cinema e l’arte ha trovato spazio all'interno della redazione di BE Sicily Mag, con la quale è scoccato l’amore a prima vista nel marzo del 2024. Da allora avete letto le sue parole sul sito web di BE.

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Santa Rita, tanti i devoti palermitani: le leggende che l’hanno resa l’avvocata delle cause impossibili

Quello dedicato a Santa Rita è uno dei culti più sentiti a Palermo. In occasione del 22 maggio, infatti, tantissimi cittadini si recano alla Chiesa di Sant'Agostino nel quartiere del Capo, per portare una rose da far benedire

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Formatasi tra Palermo e Tunisi, è laureata in Comunicazione pubblicitaria all'Università degli Studi di Palermo. La sua passione per il cinema e l’arte ha trovato spazio all'interno della redazione di BE Sicily Mag, con la quale è scoccato l’amore a prima vista nel marzo del 2024. Da allora avete letto le sue parole sul sito web di BE.

Il 22 maggio il quartiere del Capo di Palermo si riempie di rose grazie a Santa Rita. A pochi passi dal Teatro Massimo, si trova la chiesa di Sant’Agostino nota ai più come la “chiesa di Santa Rita”, la santa “delle cause impossibili”. 

Il culto di Santa Rita a Palermo

La devozione dei palermitani per Santa Rita iniziò a diffondersi a partire dal 1922, primo anno nel quale tutti i fedeli si recano alla chiesa di Sant’Agostino portando in dono delle rose che vengono benedette durante la celebrazione della messa. Il culto è molto sentito in tutto il territorio palermitano e alla cosiddetta “avvocata dei casi disperati” si affidano ancora oggi i credenti più sofferenti per chiedere ogni tipo di grazia. La Santa infatti ha dedicato tutta la sua vita alla preghiera e alla cura degli ammalati.

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La storia di Santa Rita: moglie e madre

Nata in provincia di Perugia nel 1381 con il nome di Margherita Lotti, Santa Rita cresce all’interno di una famiglia molto religiosa in discrete condizioni economiche. I genitori, alla sua nascita già avanti con l’età, la indirizzarono molto presto verso il matrimonio e Rita sposò Paolo di Ferdinando di Mancino, forse un ufficiale della guarnigione di Collegiacone, e ben presto dalla coppia nacquero due figli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria.

Sarà proprio la figura del marito, Paolo Mancino, descritto come burbero e orgoglioso, a far conoscere Santa Rita dal popolo palermitano come la Santa “aggiustamariti”. Pare che Rita cercò infatti per tutta la sua vita di rendere più docile il carattere del marito. Anche se non sappiamo se ci sia riuscita o meno, la tradizione vuole che le donne, sposate o fidanzate, si rivolgano alla Santa per ottenere dei cambiamenti nei loro compagni.

La vita di Santa Rita però non fu affatto facile. Dopo anni di matrimonio, infatti, Paolo Mancino venne ucciso e di lì a poco anche i due figli morirono a causa di una malattia. Rita non si lasciò mai andare al rancore e alla vendetta, ma decise piuttosto di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia, richiesta inizialmente scartata perché vedova di un uomo assassinato. La leggenda narra che la donna riuscì a superare le porte chiuse del convento grazie all’intercessione di San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino a cui era estremamente devota. Lì rimase per 40 anni.

Santa Rita e la leggenda della spina e della rosa

La tradizione vuole che il Venerdì Santo del 1432, Santa Rita chiese a Gesù di condividere con lei almeno una piccola parte delle sue sofferenze e fu così che una spina della corona di Gesù le si conficcò nella fronte, portandola a sanguinare fino alla sua morte.

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Santa Rita rimase malata per molto tempo e pare che, nell’inverno prima di morire, chiese alla cugina di raccogliere una rosa e due fichi nel suo orto a Roccaporena. Vista la neve e le basse temperature, la cugina pensò che la donna delirasse, ciononostante trovò effettivamente una rosa rossa e due fichi nel suo orto, a simboleggiare che il marito e i figli di Santa Rita erano stati accolti in Paradiso.

Infine, la tradizione seicentesca lega strettamente Santa Rita alle api, e dice che come apparvero api bianche sulla sua culla, apparvero api nere sul suo letto di morte. Api, rose e spine, divennero così gli attributi iconografici più frequenti della Santa.

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