sabato | 25 Maggio | 2024

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Sicilia En Primeur, conclusa la 20a edizione: a Cefalù l’omaggio al vino dell’Isola

Quattro giornate intense all'insegna del vino: la ventesima edizione di Sicilia En Primeur è stata un successo e ha lanciato un messaggio alle nuove generazioni

La next generation – under 40 e in qualche caso anche 30, instancabilmente orgogliosa nella decantazione (nella piena doppia valenza del termine) del vino di “casa” – è il futuro che è già arrivato, fatto di marketing e storytelling, di comunicazione social, formazione di altissimo livello e modelli di business ambiziosi. Ma sono le radici, il patrimonio umano, le storie familiari, il fil rouge dell’edizione appena conclusa di Sicilia En Primeur, che ha celebrato in grande stile, al Mangia’s di Pollina, un doppio traguardo: i 20 anni dell’evento – un centinaio di giornalisti ospitati, tra stampa nazionale ed estera, dieci enotour, cinque masterclass, cinquantanove aziende e oltre trecento etichette in degustazione – e il venticinquennale di Assovini Sicilia, che conta oggi oltre 100 cantine dell’isola.

Sono in tanti ad emozionarsi, tra le navate del complesso monumentale di San Domenico, a Cefalù, dove si è tenuta la conferenza conclusiva dell’evento, trasformata in un rito motivazionale collettivo. Perché il video iniziale che alterna le splendide immagini di droni in picchiata su distese sconfinate di vitigni, di filari dall’architettura raffinatamente pianificata, di cantine d’avveniristica tecnologia, a vecchi fotogrammi d’archivio, a immagini sgranate e ormai anacronistiche, a vecchie interviste dal ritmo lento e solenne, punta subito sull’impatto emotivo. 

E racconta – e, a tratti, lo fa con la metrica avvincente della saga – della intraprendenza di tre visionari siciliani del vino, Diego Planeta, Lucio Tasca d’Almerita e Giacomo Rallo, che nel 1998 firmarono l’atto costitutivo di Assovini Sicilia, riunendo inizialmente otto cantine per – si direbbe oggi – “fare rete”. Una rivoluzione che non passava per la distruzione delle vecchie botti di famiglia che lasciavano spazio alle barrique – come nel caso dei Barolo boys piemontesi – né dalla rottura di schemi rigidi e antiquati che fecero la fortuna degli iconici Supertuscan. Negli stessi anni, in Sicilia, la “rivoluzione” dei padri fondatori di Assovini, puntava dritto a una formula semplice quanto complicatissima, in una regione intrisa di ossimori e in un contesto produttivo caratterizzato da diffidenza, scetticismo, persino fatalismo: l’associazionismo come strategia vincente. 

MG 0769 - Be Sicily Mag

A venticinque anni dall’“uniti si vince” di Diego Planeta, è stata la prima presidente donna dell’associazione, Mariangela Cambria, davanti al parterre che ha visto tutti i past president schierati, ad alzare l’asticella, lanciando un nuovo sprone ai giovani della terza generazione di Assovini: “Osate!”. Aggiungendo poi: “Sono orgogliosa di rappresentare un’associazione che ha sempre veicolato e promosso un’immagine contemporanea della Sicilia, legata alle tradizioni ma dinamica, elegante. Grazie al coraggio di chi ha creduto nell’associazionismo, mettendosi in gioco senza protagonismi, oggi la Sicilia nel mondo è un brand dal potente e profondo valore culturale e dall’appeal internazionale”.

E che il vino premi gli audaci lo dimostrano i numeri del report Unicredit-Nomisma. I vini bianchi e le colture biologiche trainano la Sicilia che resiste alla contrazione dei raccolti di uve dell’ultima vendemmia dovuta agli eventi climatici estremi e all’attacco della peronospora. Sul fronte delle esportazioni nel 2023, flettono i vini rossi DOP (-4%) mentre cresce l’export di vini fermi bianchi DOP (+ 7%). L’export di vini bianchi DOP siciliani cresce negli Stati Uniti (+29%), seguito dal Canada (+13,9%) e dalla Germania (+6,8%). Per i rossi DOP siciliani la maggiore crescita dell’export si ha con la Francia (+7,5%), seguito dal Regno Unito (+6,8%). La scorsa vendemmia – dice un altro rapporto, stilato da Uva Sapiens – è stata performante sul profilo qualitativo e organolettico. I produttori siciliani hanno dato il meglio di sé attraverso il loro saper fare, puntando sulla ricchezza varietale mostrando capacità nel saper governare la complessa e a tratti preoccupante situazione climatica che ha causato un calo di produzione del 34,48%, dato che raggiunge il 42% se raffrontato alla media degli ultimi 13 anni.

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Da settembre 2023 a oggi, però, la situazione è ulteriormente peggiorata, con precipitazioni piovose bassissime in primavera. “Un quadro preoccupante per l’agricoltura in generale e anche per la viticoltura”, rimarca Mattia Filippi, winemaker e co-founder di Uva Sapiens, che ha raccontato gli scenari in chiaro scuro dell’annata 2023 durante la conferenza “Cultivating the future”, con l’ottimistica interpretazione del “Less is more”. “Una annata – gli fa eco il Master of Wine, Pietro Russo – che ha anche rivelato un comparto produttivo ricco di competenze, che ha saputo interpretare ed esaltare le peculiarità di una vendemmia fuori dagli schemi”. “Da questa annata 2023 – annuncia Filippi – berremo vini rossi con una forte identità, bianchi con un profilo aromatico complesso, vitigni autoctoni sempre più fedeli al territorio, internazionali dal nuovo e interessante profilo”. 

E allora sì, festeggiare si può e si deve, perché grazie ad Assovini Sicilia il vino siciliano è approdato nei mercati di tutto il mondo e la sua percezione è legata soprattutto al valore culturale e alla potenza evocativa del territorio. E se una firma autorevole come Monica Lerner, giornalista e wine critic statunitense per Robert Parker Wine Advocate, assicura che “il brillante futuro del vino italiano inizia qui, in Sicilia, nel cuore del Mediterraneo”, come si fa a non crederci? 

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