sabato | 25 Maggio | 2024

ultimi articoli

Sindrome del bambino scosso: cos’è, conseguenze e i consigli del pediatra per pianti inconsolabili

Calmare un neonato può sembrare un'impresa impossibile e talvolta scuoterlo è una reazione istintiva frutto dell'esasperazione, che può portare a seri danni neurologici

La “Shaken Baby Syndrome” (SBS) o “Sindrome del bambino scosso” è la conseguenza di una grave forma di maltrattamento fisico prevalentemente in famiglia ai danni di bambini generalmente al di sotto dei 2 anni. Essa si verifica quando il bambino, tenuto dal tronco, viene scosso violentemente, ad esempio per reazione al suo pianto inconsolabile. Le conseguenze possono essere gravissime, con trauma cerebrale e successivi danni neurologici.

Nei primi mesi di vita, infatti, i muscoli cervicali del collo dei neonati sono ancora deboli e non riescono a sostenere la testa. Se un bambino viene scosso con forza, dunque, il cervello si muove liberamente all’interno del cranio, provocando ecchimosi, gonfiore e sanguinamento dei tessuti. Si tratta di lesioni gravissime, tanto che questa è la prima causa di morte per abuso nel bambino di età inferiore ad un anno. 

Sindrome del bambino scosso, cos’è e a che età si verifica

Il picco di incidenza della “Sindrome del bambino scosso” si ha tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo di massima intensità del pianto del neonato ed età. Il bambino in questa fase non ha ancora il controllo del capo e la struttura ossea è molto fragile. Lo scuotimento, in genere, è una reazione di rabbia di un adulto che non sa cosa fare per calmarlo e si sente impotente. In questi casi si possono purtroppo attivare – anche inconsapevolmente – dei comportamenti inappropriati. Questo scuotimento può addirittura avere l’effetto desiderato: il bimbo smette di piangere. L’aspetto drammatico è che la soppressione di questo naturale segnale può voler dire che il cervello è danneggiato.

Lo scuotimento violento, anche se solo per pochi secondi, è potenzialmente causa di lesioni molto gravi, soprattutto per i bambini al di sotto dell’anno di età. È difficile stabilire con esattezza quanto violento o protratto dovrebbe essere lo scuotimento per causare un danno. Nonostante ciò dalle ricostruzioni dei responsabili si evince che in genere il bambino vittima di SBS viene scosso energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi. Il danno può essere maggiore quando un episodio inizia con il solo scuotimento e termina con un impatto brusco, ad esempio sul materasso della culla.

Giochi abituali o comportanti maldestri dei genitori non provocano invece lesioni da scuotimento, così come non le generano il far saltellare il bambino sulle ginocchia (gioco del cavalluccio), l’aeroplanino, il lanciarlo per aria per poi riprenderlo, fare jogging o andare in bici con il bambino, frenate brusche in auto con un bambino non correttamente trasportato. Queste azioni devono essere comunque evitate sotto l’anno di vita ed i bambini immediatamente sottoposti ai sanitari in caso di comparsa di sintomi o comportamenti anomali.

bambino lanciato - Be Sicily Mag

Sintomi della Sindrome del bambino scosso

I segni ed i sintomi che si manifestano con la “Sindrome del bambino scosso” possono essere vari. Vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità, sonnolenza, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità o cattiva postura, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica disarmonico rispetto a peso e altezza, difficile controllo del capo, frequenti e lamentosi pianti inconsolabili e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio.

È importante non sottovalutare nessuno di questi segnali da parte del bambino, che rappresentano un campanello d’allarme importante per una corretta diagnosi, la quale rimane comunque molto complessa da effettuare. I danni di tipo neuro-psicologico provocati dallo scuotimento possono manifestarsi, nei primi mesi di vita del bambino, sia da un punto vista motorio che del linguaggio. La “Sindrome del bambino scosso” può portare anche al coma o alla morte del bambino fino a 1/4 dei casi diagnosticati.

Come calmare il pianto del neonato? I consigli

Il pianto del neonato, nei primi mesi di vita, sembra davvero impossibile da calmare. Di fatto, piangere, è l’unico strumento che il bambino ha per comunicare: può avere fame, sonno, caldo, freddo, il bisogno di essere cambiato o semplicemente di coccole o del contatto fisico per essere rassicurato. Qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo. Perché anche se può sembrare un gesto banale, i danni sul bambino, potrebbero essere gravissimi.

Sono, invece, tante altre le soluzioni che si possono mettere in atto per cercare di calmare il pianto di un neonato: cullarlo nella carrozzina, fargli fare un giro in macchina, un bagnetto rilassante, la manovra di Hamilton, oppure fasciarlo con una coperta secondo la tecnica dello swaddling, o ancora fargli sentire un fruscio o un rumore continuo (come un phon o una lavatrice o un aspirapolvere).

Ma se il pianto non si ferma e diventa davvero esasperante, la cosa migliore da fare, se non lo si riesce più a gestire e a sopportare, è lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarsi fino a quando non si è riacquistato un certo equilibrio. O in alternativa, chiedere aiuto ad altri membri della famiglia o amici e, nei casi più importanti, lasciare che un medico visiti il bambino, se ci sono dei dubbi sul suo stato di salute.

pianto bambino - Be Sicily Mag

La manovra di Hamilton

Un pediatra americano di Santa Monica, in California, ha ideato un trucco semplice e a quanto pare efficace per fare in modo che il neonato si rassereni e smetta la sua crisi di pianto. Ecco i passaggi per effettuare la manovra di Hamilton per calmare il bambino:

  • per prima cosa bisogna incrociare le braccia del neonato sul suo petto e fermarle delicatamente con la vostra mano, la quale farà anche da appoggio al mento del piccolino
  • la seconda mossa prevede di posizionare l’altra mano sotto il sederino del bambino, all’altezza del pannolino. In questa fase è necessario assicurarsi che il piccolo assuma con il corpo una posizione a 45 gradi
  • terzo e ultimo movimento, si deve far oscillare e dondolare delicatamente il neonato avanti e indietro e a destra e a sinistra prestando attenzione a effettuare sempre i passaggi con gentilezza e naturalezza, evitando di strattonare il bambino.

Secondo il dottor Hamilton, esperto con circa 30 anni di esperienza come pediatra, il successo della manovra sarebbe collegato agli effetti benefici sulla salute di un abbraccio, che ha un potere calmante e rassicurante.

La tecnica dello swaddling

La tecnica dello swaddling, detta anche wrapping, consiste nell’avvolgere il neonato all’interno di una fasciatura, avendo cura di posizionare nel modo giusto il corpo.

pianto inconsolabile - Be Sicily Mag

Bisogna mettere il neonato su un fianco sul letto o su un piano regolare. Le braccia dovrebbero essere lungo il busto, con le mani verso il centro, le gambe dritte. Si può usare una coperta morbida (meglio se in cotone) oppure un prodotto già pronto, che aiuta i neo-genitori perché più semplice da posizionare e chiudere. Un semplice pezzo di stoffa, infatti, richiede più abilità e potrebbe “sciogliersi” coi movimenti del bambino.

Se volete provare col fai da te dovete fare così: posizionate il lenzuolo o la coperta sul piano, con l’angolo alto rigirato, dove posizionerete il collo del bambino; ripiegate un lato sul piccolo, poi mettetelo supino (a pancia in su) e avvolgetelo con l’altro lato. Viso e collo devono restare fuori, le gambe devono potersi allungare e flettere. Fate attenzione a non stringere troppo la fasciatura. La pratica va interrotta quando il bambino è già in grado di girarsi.

Condividi questo articolo sui tuoi social...

ULTIMI ARTICOLI

consigliato da be

non perderti

RIMANIAMOIN CONTATTO

Ricevi tutte le news di Be Sicily Mag

Subscription Form (#3)

spot_img