venerdì | 21 Giugno | 2024
Giorgia Nunnari
Giorgia Nunnari
Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

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Carlo Sironi presenta il film “Quell’estate con Irène”: una storia di amicizia e malattia in Sicilia

In occasione della presentazione di “Quell'estate con Irène” presso la Multisala Apollo di Messina, il regista romano Carlo Sironi ha parlato a Be Sicily Mag della genesi del film, dei temi trattati e dell'ambientazione siciliana.

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Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

Venerdì 7 giugno, presso la Multisala Apollo di Messina, il regista Carlo Sironi, figlio d’arte di Alberto Sironi, ha presentato il suo ultimo film: “Quell’estate con Irène“. È stata la conclusione del suo breve tour siciliano, iniziato lo scorso 4 giugno al cinema Rouge et Noir di Palermo. Il film, prodotto da Kino produzioni con Rai Cinema e June Films e distribuito da Fandango e da SudTitles in Sicilia, è reduce dal successo ottenuto all’ultimo Festival di Berlino ed è uscito nelle sale italiane il 30 maggio. 

Tra le protagoniste della pellicola, Clara è interpretata dall’attrice emergente Maria Camilla Brandenburg che era già stata Rebecca nella serie Skam Italia e che qui fa il suo esordio al cinema. L’Irène del titolo è invece la giovane star francese Noée Abita che ha imparato l’italiano apposta per questo ruolo ma che con l’Italia e con la Sicilia in particolare aveva già un legame tramite il nonno, emigrato in Provenza dalla zona di Trapani. Le due nella trama sono amiche e hanno dovuto entrambe fare i conti con un tumore. Nel cast con loro anche Claudio Segaluscio, Gabriele Rollo, Beatrice Puccilli, Anna di Luzio e Maurizio Grassia

Carlo Sironi racconta come nasce “Quell’estate con Irène”, tra musica e ricordi 

A Be Sicily Mag, Carlo Sironi ha parlato di “Quell’estate con Irène” a partire dalla prima stesura del soggetto, nato dalle suggestioni e idee avute durante l’ascolto della canzone “To Wish Impossible Things” dei The Cure. “È un film nato in una maniera bizzarra, nel senso che le idee per gli altri film sono nate sempre da una ricerca razionale, dalla voglia di affrontare una tematica o raccontare una parte di società”.

Questo nasce invece dalla musica e dai ricordi legati all’adolescenza. “In questo caso – continua – stavo ascoltando i Cure e inaspettatamente ho iniziato a vedere le immagini di Clara e Irène, della loro conoscenza, del contesto in cui avveniva, con questa malattia di cui si erano quasi del tutto liberate, della loro fuga. Scrivendo, poi, mi sono reso conto che alcune cose avevano a che fare con il ricordo di due ragazze che erano mie amiche durante il liceo e che tra loro avevano un’amicizia molto particolare, solenne”.

Dopo la scrittura di queste prime idee, Carlo Sironi ha atteso di finire la promozione di “Sole” (che nel frattempo si era anche guadagnato candidature ai Nastri d’argento, Ciak d’oro e David di Donatello, oltre a vincere l’European FilmAward nella sezione “Miglior rivelazione”) prima di dedicarsi completamente al nuovo progetto. Al suo fianco nella stesura della nuova sceneggiatura, c’è stata Silvana Tamma.

“Con lei – racconta ancora il regista – ci siamo interrogati su come ricordiamo gli avvenimenti più importanti di un’età di passaggio come l’adolescenza. Ci siamo accorti che da un lato ricordavamo alcune cose in maniera molto chiara, chirurgica, precisa, come se fossero avvenute ieri, dall’altro alcune cose facevano parte di una sorta di nebbia, quasi un sogno ad occhi aperti. 

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Il cinema dell’esperienza

Quello di Carlo Sironi è un cinema spontaneo e incentrato sulle esperienze e sui sentimenti. “In questo momento secondo me è molto importante raccontare cose che si basano sull’esperienza prima che sulla storia”. Per raccontare Clara e Irène ha scelto quindi di partire proprio dall’esperienza. Se per lo sviluppo dell’amicizia ha potuto trarre spunto dai ricordi, per descrivere il loro rapporto con la malattia ha deciso di intervistare ragazze e ragazzi nella loro stessa situazione. 

Clara e Irène hanno infatti entrambe un tumore in fase di remissione, condividono esperienze, paure e soprattutto voglia di normalità e di vita.Il regista racconta quanto sia stato importante rivolgersi ai diretti interessati, tramite l’associazione l’A.G.O.P. “Ci è stata utilissima sia per la ricerca medica che per la documentazione raccolta intervistando a lungo ragazze e ragazzi dell’età delle protagoniste che hanno fatto dei percorsi simili. È stato fondamentale relazionarci con loro. Ci hanno permesso anche di capire il realismo di raccontare una relazione nella malattia in maniera non drammatica”.

Quella delle protagoniste è infatti una relazione molto forte che parte da un’esperienza comune ma va poi ben oltre la condivisione della malattia. Sin dalla prima scena insieme, il legame che svilupperanno è evidente dal modo in cui si parlano e sancito dal gesto di Clara di lasciare all’altra la punta del cornetto, pur ammettendo che quella è la parte più buona. “È un’età in cui scegliamo e ci avviciniamo alle persone senza una ragione precisa”. Aver condiviso la malattia per loro diventa occasione di scegliere di dimenticarla. “È l’ultima cosa di cui si ha voglia di parlare tra ragazzi che hanno fatto un percorso simile”.

Favignana, isola da sogno: l’ambientazione di “Quell’estate con Irène” e il legame di Carlo Sironi

Nel corso della storia, Irène propone all’amica una fuga dalla realtà, una vacanza da sole. La meta più ambita da Clara è il mare, e il sogno è la Sicilia. Una scelta immediata anche per Carlo Sironi, che ha raccontato: “Nella mia testa la location è stata da subito la Sicilia. Abbiamo considerato altre regioni e visto altre isole ma sono contento che poi, con l’aiuto della Sicilia Film Commission, abbiamo potuto selezionare la mia prima scelta”. È d’altronde una terra a cui anche il padre Alberto Sironi era molto legato, avendo diretto per gran parte della sua vita gli episodi della serie “Il commissario Montalbano”.

Il film è ambientato a Favignana, per la precisione. “Perché – spiega Sironi – faceva parte delle isole di cui conservavo una memoria e un’impressione più forte. Ho pensato fosse adatta anche perché ha questa dimensione così netta tra ombra e luce, legata alle cave”. Come il regista descriveva le memorie dell’adolescenza, tra ricordi nitidi e nebbiosi, così Favignana diventa teatro di esperienze nuove e dell’agognata normalità, ma anche isola da sogno che sfuma i ricordi e la realtà. 

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