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Felice Bisazza, ricorre l’anniversario della morte del poeta messinese: chi era il “Manzoni di Sicilia”

Il poeta messinese Felice Bisazza, noto come il “Manzoni della Sicilia”, moriva 157 anni fa, lasciando un segno indelebile nella letteratura romantica. A lui è dedicata anche una via a Palermo

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Il 30 agosto di 157 anni fa moriva il poeta e letterato messinese Felice Bisazza. Si spense, all’età di 58 anni, nell’estate del 1867, a causa dell’epidemia di colera, dopo avere rifiutato le cure. Le sue opere tuttavia rimangono vive, anche a distanza di oltre un secolo. È proprio a lui che, nella sua città natale, sono stati dedicati una strada, l’istituto magistrale di via Catania e un liceo scientifico. Anche a Palermo c’è una via che porta il suo nome.

La religiosità e la concezione della vita del “Manzoni della Sicilia”: Felice Bisazza

La passione per la scrittura era innata per Felice Bisazza. Conclusi gli studi letterali da autodidatta, il giovanissimo poeta, nato a Messina nel 1809, mostrò subito la sua predisposizione all’improvvisazione in versi, e, pur deludendo le aspettative del padre (che lo avrebbe voluto avvocato), si fece notare attraverso varie collaborazioni giornalistiche con diverse testate siciliane (fu anche direttore del giornale “L’amico delle donne“). A soli 20 anni diede vita alla sua prima pubblicazione, Saggi Poetici, che gli consentì addirittura di ricevere l’onorificenza della croce di cavaliere da parte del Re Ferdinando II delle due Sicilie.

Felice Bisazza viene ricordato ancora oggi con l’appellativo de Il Manzoni di Sicilia” in virtù del romanticismo “devozionale” e dei sentimenti religiosi piuttosto forti (legati alla concezione della vita), che, già nella sua “prima fase”, riusciva a trasmettere tramite la scrittura. Realizzò, a tal proposito, anche un’opera, “Sul Romanticismo”, che mirava proprio alla diffusione della relativa corrente. Fu proprio questa la svolta letteraria del poeta, che lo portò, nel 1832, ad aderire ai fondamentali principi del romanticismo lombardo. Nel 1841 scrisse una delle sue opre più celebri “Leggende e Ispirazioni“.

Felice Bisazza
La copertina de “Leggende e ispirazioni”

Con il passare degli anni, Felice Bisazza divenne una figura di riferimento a livello regionale (si parla, ancora oggi, di lui come uno degli esponenti principali del cosiddetto “romanticismo siciliano”). Nel 1851 fu anche nominato docente di Letteratura italiana all’Università di Messina. Tra le sue più celebri pubblicazioni si ricordano, su tutte, La Morte di Abele, Il Settentrione, Sulla dignità poetica e Fede e dolore.

La celebre frase su Dio prima della morte 

Dovunque io mi rifugga, la spada di Dio raggiungerà se egli vuole colpirmi e, se vuole colpirmi, ciò non può essere un male, perché Dio è un bene!“. La vena romantica e religiosa di Felice Bisazza ebbe il sopravvento su quello che era stato il suo modo di vivere prima di morire. È famosa ancora oggi a tal proposito la frase sulla morte che pronunciò proprio quando, a causa della malattia che lo aveva colpito, si allontanò da Messina, rifiutando ogni tipo di cura.

Felice Bisazza
Il timbro in memoria di Felice Bisazza

Fu sepolto, in un primo momento, nel cimitero dei colerosi, a Maregrosso, per poi essere spostato nel 1872. La sua salma si trova oggi all’interno a Messina, in uno dei più grandi ed importanti cimiteri monumentali d’Europa (conosciuto dai più col nome di Gran camposanto), nella zona dove riposano gli uomini illustri della città. Qualche anno fa, precisamente nel 2017, in occasione del centesimo anniversario della sua scomparsa, per ricordare il poeta messinese, sono stati realizzati una cartolina commemorativa speciale e un timbro postale, nonché una mostra tematica a lui dedicata. 

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