Esattamente 147 anni fa, il 9 settembre del 1877, moriva Filippo Parlatore, botanico palermitano, autore di opere rilevanti come “La flora italiana“. La sua fu una figura di spicco per il mondo della scienza dell’Ottocento. In Sicilia e non solo. Fu anche nominato, dal Granduca Leopoldo II, direttore del Giardino dei Semplici di Firenze. Non a caso gli sono state dedicate diverse vie. Una proprio nel capoluogo toscano. Ma anche a Roma e nella sua città d’origine.
Filippo Parlatore: il medico palermitano che scelse il mondo green
Nato l’8 agosto 1816 a Palermo, Filippo Parlatore si laureò in Medicina. Le prime esperienze scientifiche lo introdussero al mondo dell’anatomia, ma dopo poco tempo il suo interesse per la botanica iniziò a crescere. Anche grazie ai suoi incontri e alle conoscenze con i botanici Vincenzo Tineo, direttore dell’Orto botanico di Palermo, e Antonino Bivona Bernardi, scienziato messinese.
È nel 1840 che Filippo Parlatore decise di lasciare la Sicilia per approfondire le sue conoscenze in materia botanica: girò quindi l’Italia, la Svizzera e la Francia. È qui che conobbe i maestri Augustin Pyrame de Candolle, Jaume Saint-Hilaire, Adolphe Théodore Brongniart, Philip Barker Webb e Alexander von Humboldt.
Quando il Granduca Leopoldo II nominò Filippo Parlatore direttore del Giardino dei Semplici di Firenze
Successivamente, intorno al 1842, per volontà del Granduca Leopoldo II, Filippo Parlatore ottenne la cattedra di botanica all’Università di Firenze. Successivamente venne nominato direttore del Giardino dei Semplici di Firenze, annesso al locale Museo Botanico. Due anni dopo, sempre in Toscana, fondò il Giornale botanico italiano e in seguito l’Erbario Centrale Italiano.
Tra le opere più conosciute ci sono “Flora Panormitana“, uno studio sulla flora dell’Isola, purtroppo incompleto; i primi quattro volumi della “Flora Italiana“, che avrebbe dovuto contarne dieci, poi conclusi da Théodore Caruel. Il botanico contribuì inoltre alla scrittura del sedicesimo volume del Prodromus systematis naturalis regni vegetabilis di de Candolle, nonché alla Histoire naturelle des îles Canarie di Philip Barker Webb.
Lo studioso morì il 9 settembre 1877, alle 6.34, mentre si trovava in una cantina. Le spoglie, per sua volontà, vennero inumate in una fossa comune, senza alcun tipo di cerimonia.




















