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sabato|14 Marzo|2026
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Isabella Napoli
Isabella Napoli
La scrittura è una delle mie passioni sin da quando bambina mi piaceva scrivere favole su animali e personaggi fantastici. Giornalista professionista dal 2004, festeggio i 20 anni di professione e ho debuttato l’anno scorso con un mio blog. Mi piace seguire la moda e scoprire talenti tra stilisti e artigiani nella mia Sicilia. Il mio lettore più critico? Mio nipote Davide Teo, 6 anni e mezzo, studia a Milano inglese e ogni tanto prova a leggere i miei articoli e li boccia.

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Giuseppe Alessi, il primo presidente della Regione Siciliana raccontato in un libro dalla nipote Sonia Fasino: “Mi ha regalato la sua biografia”

L’autrice ospite di Be Sicily Mag rivela tutti i retroscena e le tappe del romanzo familiare incentrato sulla figura del nonno, che fu il primo presidente della Regione Siciliana

Isabella Napoli
Isabella Napoli
La scrittura è una delle mie passioni sin da quando bambina mi piaceva scrivere favole su animali e personaggi fantastici. Giornalista professionista dal 2004, festeggio i 20 anni di professione e ho debuttato l’anno scorso con un mio blog. Mi piace seguire la moda e scoprire talenti tra stilisti e artigiani nella mia Sicilia. Il mio lettore più critico? Mio nipote Davide Teo, 6 anni e mezzo, studia a Milano inglese e ogni tanto prova a leggere i miei articoli e li boccia.
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È un racconto ricco di episodi inediti, intriso di umanità ma anche di una grande lezione di vita, quello che Sonia Fasino fa del nonno, Giuseppe Alessi. Un politico ma soprattutto un uomo, con le sue debolezze e le mille sfaccettature descritte nel libro “Il patriarca Giuseppe Alessi – Racconti e segreti del primo presidente della Regione Siciliana”, edito da Bonfirraro editore. 

Giuseppe Alessi, il primo presidente della Regione Siciliana, tra i fondatori della Democrazia Cristiana siciliana, morto nel 2009 a 103 anni, fu anche “Il patriarca” di una famiglia dove “la nemesi generazionale”, la contrapposizione al passato e la sua evoluzione, è un tema fondamentale, in una storia che va dal 1800 al 1970, abbracciando quattro generazioni. L’autrice ha saputo raccogliere nell’opera quel lascito frutto di un dialogo mai interrotto tra nonno e nipote.

Sonia Fasino racconta “Il patriarca Giuseppe Alessi”

A raccontare come è nato il libro “Il patriarca Giuseppe Alessi – Racconti e segreti del primo presidente della Regione Siciliana” è stata proprio Sonia Fasino a Be Sicily Mag. “L’estate del 2022 ho sognato mio nonno che mi diceva di guardare con attenzione dentro il cassetto della libreria del salone, dentro un contenitore più in basso. Lì conservavo la corrispondenza, ma cercando meglio ho trovato delle lettere un po’ nascoste. Erano due, biografiche, scritte a mano”.

Non è un evento raro per l’autrice. “Da sempre faccio sogni premonitori ed è come se vivessi in due realtà. Quando sogno persone scomparse, parliamo con il pensiero. È così che dopo quell’episodio mi sono resa conto che era ora di pubblicare il libro. Una prima bozza l’avevo in realtà realizzata nel 1994, ma poi non ne avevo avuto il coraggio. Rivelare non solo aspetti inediti della figura di mio nonno ma anche altro è stato un atto di coraggio. Mi sono dedicata nuovamente a questo testo dattiloscritto, integrandolo con le lettere ritrovate e decidendo di fare un’opera che parla di quattro generazioni, partendo dal padre di mio nonno, poi mio nonno, mia madre e arrivando sino alla mia infanzia”. 

Le lettere alla base del libro

«Se intendi conoscere i tuoi antecedenti diretti e i collaterali, vuol dire che già li ami; e se li ami, non li rifiuterai o tradirai né nel cuore e nemmeno nella mente. Sarà così?», scriveva nonno Giuseppe alla nipote Sonia nel 1978. È da questa richiesta che è nato il libro. “Dai 7 anni in su, dal 1972 al 1978, con le mie sorelle trascorrevo le estati in via Cassia a Roma, da mio nonno, che era stato nominato presidente dell’Istituto Enciclopedia Italia (oggi Treccani). Era riuscito a vedere in me delle potenzialità, che non conoscevo. Mi voleva particolarmente bene. «Un giorno mi disse posso regalarti qualcosa di casa mia?» e mi mostrò dei quadri, una scultura in bronzo e altre cose. Ma io diversamente da quanto lui pensava, mi sentii tradita da questa affermazione, perché non avrei mai voluto qualcosa di materiale. Allora gli risposi: «Tu mi hai sempre raccontato la storia di te e dei tuoi avi, perché non mi dedichi una tua biografia così che possa conservare sempre con me tutto quello che tu mi hai raccontato?». Avevo 14 anni e lui 73. Mio nonno mi rispose «Lo farò a mo di capitoli»”.

È così che quelle lettere oggi sono diventate un libro. “Il dono di quelle lettere doveva essere dedicato a me, ma mio nonno decise che dovevano essere messe a conoscenza della parentela. Le ha inviate attraverso la sua segreteria a tutti i partenti sino al secondo grado ma nessuno di questi ha esternato la volontà di pubblicarle” rivela l’autrice.

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Giuseppe Alessi

I ricordi sul nonno Giuseppe Alessi

Il ritratto di Giuseppe Alessi che emerge dalle pagine del libro è dunque intimo. “Io ho interiorizzato quei suoi valori, quelli di chi poneva al primo posto lo spirito e non la materia. In questo non è stato davvero capito. Mio nonno veniva da una famiglia umile, di artigiani e quando, da bambino, da San Cataldo, il suo paese natale, approdò a Caltanissetta, gli bastava guardare gli ultimi piani di un palazzo o una villa. Diceva: «Nel momento in cui li visualizzo è come se fossero già miei, non ho bisogno di possederli». In questo senso, la sua filosofia è riassunta nelle parole del poeta libanese Khalil Gibran: «Le persone più felici non sono necessariamente quelle che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno»”. 

Ma chi era veramente Giuseppe Alessi? “Era – racconta Sonia Fasino – un cattolico fondamentalista. Era stato educato dalla madre per cui nutriva una profonda venerazione e che era a sua volta una cattolica fondamentalista e molto severa. Per lui esternare la religione, significava anche attenersi all’educazione severa e austera che gli aveva dato la madre. Quindi, quando puniva i suoi figli perché magari ascoltavano le canzonette alla radio, e li faceva inginocchiare per ore con le mani incrociate a dire frasi che dovevano scacciare il demonio, lo faceva in buona fede. Aveva però integrato l’educazione ricevuta con dei valori più profondi. Uno di questi era il dubbio, il non dare tutto dare per scontato. Ogni giorno si ci deve chiedere se si è fatto il massimo. Spronava tutti e questo era un atto d’amore”. 

Tanti gli aneddoti relativi al privato del primo presidente della Regione Siciliana. “Mio nonno doveva diventare prete. Poi, un giorno, suo fratello Modesto, che aveva un negozio di tessuti a Caltanissetta, gli chiese di sostituirlo. Aveva circa 15 anni. C’erano dei ventagli invenduti e li mise in vetrina con la scritta Venduti. Questo attirò l’attenzione di una nobildonna che gli chiese di acquistarli. A quel punto, lui obiettò, sostenendo che lo aveva già promesso a una contessa. Ma la nobildonna lo voleva a tutti i costi e gli offrì il doppio del prezzo. A quel punto, Modesto andò da mia madre e le disse che con quella sagacia ed intelligenza il fratello non avrebbe potuto fare il prete, così lo indirizzò alla carriera di avvocato. Per questo Leonardo Sciascia lo chiamò l’avvocato prete. Lui voleva in realtà diventare un direttore d’orchestra, amava tantissimo la lirica e la musica classica”.

Alla fine diventò un politico e il contributo fu inestimabile. “Nei primi mesi del 1943, ricevette la visita di Salvatore Aldisio. Un noto politico aveva incontrato l’ambasciatore del Vaticano e aveva raccolto le adesioni dei parlamentari per fare della Sicilia uno stato americano. Solo Aldisio era titubante ma mio nonno lo convinse a dire di no”. Così il separatismo non divenne realtà, anche grazie al suo operato.

Infine, fu celebre quella volta che balzò agli onori della cronaca poiché era stata erroneamente annunciata la sua morte: “Mio cugino Lorenzo Alessi lavorava nella segreteria di Miccichè. Era morto un suo parente e andò via. Ma non si trattava di mio nonno. Micciché, senza controllare, dettò un necrologio per lui sul Giornale di Sicilia. Eravamo alla fine degli anni 1990. Mio nonno apprese dalla segretaria che gli leggeva i giornali. Allora scrisse a Micciché: «La ringrazio per l’affetto e le belle parole, ma non ho fretta». Il giorno dopo Sasà Salvaggio gli dedicò uno scherzo nel programma Striscia la notizia, facendo oscurare l’ingresso della sua casa, come fosse ad una veglia funebre, per poi intervistarlo mentre era seduto in poltrona, tranquillo e divertito”.

Chi è Sonia Fasino

Classe 1964, figlia di Aurelio Fasino e Domitilla Alessi, primogenita del presidente Giuseppe Alessi, dopo il diploma al liceo classico, intraprende la carriera editoriale e nel 1982 lavora alla libreria Novecento di Palermo, fondata dalla madre assieme a Franco Maria Ricci e Umberto Di Cristina. Dal 1986 collabora con la casa editrice Novecento ricoprendo diversi ruoli: ufficio stampa, direttore alle vendite, promoter del Premio Internazionale Novecento “La Rosa d’Oro“, grazie al quale incontra Jorge Luis Borges, Italo Calvino, Giulio Einaudi, Henri Cartier Bresson, l’architetto Pei, Yves Saint Laurent e David Hockney. Nel tempo libero suona e compone al pianoforte, si dedica al trekking e pratica Reiki. Nel 1986 ottiene il brevetto di paracadutista e dal 1987, per alcuni anni, pratica il volo libero con il deltaplano grazie alla guida degli istruttori catanesi Maurizio Amico e Angelo D’Arrigo, campione mondiale.

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