Chiedere aiuto non può e non deve essere un tabù. È indispensabile esserne consapevoli, soprattutto in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, che ricorre il 10 settembre di ogni anno. L’impegno assunto da Telefono Amico per la causa, tuttavia, è quotidiano. L’associazione, dal 1972, dà ascolto a chiunque provi solitudine, angoscia, tristezza, sconforto, rabbia, disagio e senta il bisogno di condividere anonimamente queste emozioni e pensieri. Tra le sue 20 sedi c’è anche quella di Palermo, situata in Via Comandante Simone Gulì, che conta circa 40 volontari. A raccontare la loro attività a BE Sicily Mag è stato il presidente Giuseppe Pirrone.
L’attività del Telefono Amico
Giuseppe Pirrone è all’interno di Telefono Amico Italia da oltre vent’anni e ad oggi si occupa di formare periodicamente i nuovi volontari. Non è un’attività semplice, ma sicuramente intensa, soprattutto negli ultimi tempi. “Le telefonate sono aumentate esponenzialmente durante e dopo il Covid. Tante paure si sono acuite, ad esempio quelle per le malattie. In passato c’erano momenti di buco, adesso la cornetta squilla continuamente. Lo scorso anno abbiamo registrato 120 mila richieste di aiuto rimaste senza risposta per carenza di volontari. È da precisare che non significa che non siamo riusciti ad aiutare altrettante persone, perché magari alcune di loro hanno chiamato più volte. È però un dato ugualmente significativo, in quanto pari al totale dei contatti instaurati in tutto il 2023”.
Il servizio principale, attivo quotidianamente dalle 9 alle 24, funziona come un call center. Al numero unico 02 2327 2327 arrivano le telefonate provenienti da tutta Italia, che vengono smistate nelle varie sedi in base alla disponibilità dei volontari. Il tutto avviene in modo completamente anonimo. “Dal 1° settembre abbiamo aumentato di un’ora la disponibilità, con notevoli sforzi da parte dei volontari. È fondamentale però essere pronti all’ascolto in ogni momento”. Nei periodi di Natale e Pasqua, ad esempio, il servizio diventa no-stop, in quanto molte più persone soffrono di solitudine.
Oltre al Telefono Amico, è attivo anche Whatsapp Amico (324 011 72 52), dalle 18 alle 21, che utilizza il sistema di messaggistica istantanea, sempre in modalità anonima. Inoltre, attraverso un form presente sul sito ufficiale, è possibile usufruire di Mail Amica. I volontari provvedono a rispondere entro una settimana. “Spesso questa viene utilizzata come un modo per liberarsi. L’appellante la scrive mentre è in crisi emozionale, ma in gran parte dei casi poi non ha interesse a leggere la risposta”, spiega Giuseppe Pirrone.
Le richieste di aiuto e la prevenzione al suicidio
I motivi che spingono le persone a contattare il Telefono Amico nelle diverse modalità sono numerosi. “I dati aggiornati al 2024 rivelano che le persone contattano il Telefono Amico hanno bisogno soprattutto di compagnia, circa il 29%. A seguire c’è il disagio psicologico con l’8%, così come i problemi familiari. Intorno al 6% e al 5% ci sono le difficoltà a relazionarsi e le crisi di coppia. Infine, col 4% ci sono le problematiche esistenziali e le questioni relative ai lutti”.
A ciò si aggiungono i tentativi di suicidio, che rappresentano una porzione ridotta ma degna di nota. “Le telefonate in cui questo è il problema prevalente, per fortuna, sono soltanto una decina all’anno. I livelli di rischio sono infatti tre. Il primo è quello basso, in cui si parla genericamente di suicidio durante la telefonata. Il secondo è quello medio, quando la persona ammette di avere pensato di suicidarsi e di avere pianificato le modalità e le tempistiche. Il terzo, quello più grave, è il suicidio in atto”.
I volontari vengono adeguatamente formati per queste evenienze. “È necessario avere delicatezza e affettuosità, dilatando al massimo le capacità di empatia e instaurando in pochi secondi un rapporto di fiducia affinché la persona si possa aprire. Non c’è spazio per i giudizi, che possono essere trasmessi anche semplicemente col silenzio. Il rischio è che la persona riagganci, a quel punto non sapremo mai cosa farà dopo. Uno sguardo limpido, invece, può riaccendere la sua speranza. È una responsabilità enorme. È qui che sta anche il concetto di prevenzione: è necessario creare uno spazio protetto in cui la persona ha modo di aprirsi e raccontarsi, capendo che c’è qualcuno che le sta accanto”.
A volte il rischio di suicidio si rivela purtroppo reale. “Se la persona è in una fase di ambivalenza, in cui sta chiedendo aiuto, invece, è necessario tendergli la mano nel modo che per lei è più congruo. Ad esempio, può accadere che abbia preso delle sostanze ma si sia pentita della sua scelta. In quel caso il volontario è la sua ancora di salvezza, per cui deve farsi comunicare le sue generalità e il luogo in cui si trova, così da allertare le forze dell’ordine e attivare il protocollo di soccorso. È fondamentale però che sia rispettata la volontà della persona”.
Ci sono casi in cui, invece, non c’è nulla da fare. “Le telefonate più difficili sono sicuramente quelle di accompagnamento alla morte. La persona vuole soltanto trascorrere in compagnia gli ultimi istanti della sua vita. Il volontario deve rispettare le volontà dell’interlocutore e ascoltarlo. La persona che si sta suicidando ha scelto di porre fine alle sue sofferenze, per cui la morte è l’unica possibilità. È un pugno nello stomaco, ma va accettato. È per questo che è importante pronunciare i termini «morte» e «suicidio», per avere chiaro se quelle sono le reali volontà del diretto interessato o meno”.
Come diventare volontari del Telefono Amico
Al momento Telefono Amico Italia conta 600 volontari, ma non sono abbastanza per coprire le richieste di aiuto. L’obiettivo è di arrivare in breve tempo almeno a 1000. Il prossimo corso per la sede di Palermo verrà presentato il 7 novembre alle ore 17.30. “Dopo l’incontro conoscitivo c’è un processo di selezione, ma anche di auto-selezione. Alcuni rinunciano poiché non è prevista una retribuzione. Altri semplicemente capiscono che non fa per loro. In generale i volontari devono avere una passione sincera all’ascolto ed essere empatici nei confronti di chi ha un disagio. È necessario andare incontro alla persona in quanto tale, non per la sua problematica”, spiega Giuseppe Pirrone.
“Il corso si articola in 16 incontri da 2 ore. Si tratta di moduli formativi proprio su questi temi, l’80% pratico e il 20% teorico. A ciò segue un periodo di affiancamento con un tutor, che dura 8 settimane, con incontri previsti una volta a settimana. Nei primi 4 incontri il volontario ascolta soltanto le telefonate condotte dal tutor al termine vengono commentate. Negli ultimi 4 incontri, invece, è il volontario che conduce la telefonata e poi ascolta il commento del tutor. Infine, dopo circa 5 mesi, si entra in servizio”.
L’appuntamento è dunque fissato. Per coloro che invece non avessero una sede vicina, c’è il Telefono Amico Giovani, che dà la possibilità a coloro che hanno fino a 40 anni di espletare il servizio di volontari a distanza.














