È stato presentato in anteprima alla stampa, all’interno del cinema Rouge et noir di Palermo, l’ultimo film di Gabriele Muccino dal titolo “Fino alla fine”. La storia, ambientata a Palermo, racconta le ultime 24 ore dell’americana Sophie prima di ripartire per la California insieme alla sorella. Durante la breve vacanza siciliana, in una Mondello presa d’assalto dai bagnanti, la protagonista incontra Giulio, ragazzo con cui avrà un feeling immediato ma che la condurrà in situazioni pericolose che le cambieranno per sempre la vita, mettendola spesso anche a rischio. Un film, girato in città tra la costa e il centro storico, così come ha spiegato lo stesso regista, racconta due corpi che si incontrano, si amano, si accarezzano e poi fuggono. Tra gli attori del cast Elena Kampouris (Sophie), Saul Nanni (Giulio), Lorenzo Richelmy (Komandante), Enrico Inserra (Samba) e anche il palermitano Francesco Garilli nei panni di Sprizz.

Gabriele Muccino presenta Fino alla fine
Gabriele Muccino ha scelto il capoluogo siciliano grazie a una intuizione. Se inizialmente l’idea era ricaduta su Taormina, è stata poi Palermo la scelta vincente. Il regista, infatti, si renderà conto proprio sul campo, vivendo la città prima dell’avvio delle riprese, quanto fosse perfetto il territorio urbano palermitano per la costruzione narrativa del suo ultimo film. Una pellicola drammatica che farà scorgere tutti i luoghi cult di una città brulicante di monumenti, opere d’arte, ma soprattutto viva, di giorno, così come la notte.
“Palermo – spiega– è una città che è molto urbana, da un punto di vista cinematografico ha molto appealing. Quei vicoli, le piazze, gli slarghi, ma anche sul basolato che riflette le luci in quel modo che l’asfalto generalmente non fa. Noi di solito l’asfalto dobbiamo bagnarlo perché rifletta la luce notturna. Invece il basolato bianco di Palermo ha un effetto smaltato, anche dal punto di vista fotografico è importante. Il tessuto dei palazzi e così come sono stratificate, rende tutto molto misterico e labirintico di notte, ma anche così accogliente e solare di giorno. Quindi questa grande dicotomia tra la Palermo diurna e quella notturna, sono proprio le due anime del film che si incontrano. Io ho amato follemente Palermo e l’ho scelta. Volevo fare un film che avesse il mare, l’estate italiana, ma che avesse anche un senso esotico e di frontiera”.

Non è tuttavia la prima volta di Gabriele Muccino nell’Isola. “Conoscevo un po’ la Sicilia, ero stato a Siracusa, in vacanza a Favignana, Trapani, Catania, ma Palermo non la conoscevo così bene. È stata infatti una scelta un po’ intuitiva. Appena ho fatto il primo sopralluogo per conoscere la città, capire e vedere se questo intuito fosse sensato o meno, l’ho subito trovata incredibilmente plasmata sull’idea che avevo. Era perfetta per il senso di questo film. Qui vi è una grandissima esplosione di gente nelle strade tutto l’anno. Sono venuto a gennaio, ho girato a settembre, in tutti quei mesi ho preparato il film. Ho visto Palermo per quasi 12 mesi, ho vissuto le sue varie fasi. Palermo è una città che è molto vissuta per strada, mi rimanda infatti alla Roma degli anni Ottanta che oggi non c’è più. È estinta quella Roma, mentre qui ancora esiste tutto questo”.




















