Il 12 novembre 1993 arrivava nelle sale italiane Caro Diario, il film cult del regista Nanni Moretti. All’epoca ancora da “splendido quarantenne”, raccontò, attraverso le pagine del suo diario, un viaggio che lo vede fuggire dalla caotica Roma e, come un moderno Ulisse, vagare tra le isole dell’arcipelago delle Eolie.
Caro Diario sta a Nanni Moretti come 8½ sta a Federico Fellini. Il paragone è pressoché inevitabile vista la natura intima del film che, a differenze delle altre pellicole del regista, mette da parte la politica per concentrarsi sull’animo da osservatore che lo contraddistingue.
Da Lipari ad Alicudi, il viaggio interiore di Nanni Moretti
Vincitore nel 1994 del premio per la miglior regia al Festival di Cannes, Caro Diario si divide in tre capitoli: In vespa, Isole e Medici. L’avventura di Nanni Moretti prende il via a Roma, che viene mostrata nel corso di un lungo viaggio in vespa. Ma la capitale è un luogo troppo rumoroso e affollato per il regista, alle prese con la scrittura del suo nuovo film. Nel disperato tentativo di dare un ordine ad appunti e idee, dunque, decide di andare a trovare l’amico Gerardo, che da undici anni è in eremitaggio a Lipari per studiare le opere di Joyce.
Lipari, però, si rivela una città tanto caotica quanto Roma. Tra traffico e clacson, l’isola è completamente presa d’assedio dai turisti e Gerardo e Nanni decidono di sfuggirne recandosi a Salina, dove vengono accolti da una coppia di amici alle prese con l’educazione del figlio, viziato e con una dipendenza dalla televisione che contagerà anche l’intellettuale Gerardo. Sul piccolo isolotto, Moretti non riesce a trovare la tranquillità che cerca e si reca, insieme all’amico, sull’isola di Stromboli, governata da un sindaco folle, deciso a ricostruirla da zero. Ma i deliri dell’uomo appaiono parole al vento se confrontati alla maestosità dell’isola e del suo vulcano, che la telecamera mostra prima dal mare e poi nel corso di un’escursione fin sopra il cratere.
Frustrato dall’ennesimo fallimento, Moretti scappa dall’isola, trascinando con sé Gerardo, sempre più ossessionato dalla soap opera Beautiful. I due raggiungono Panarea, trasformata dai turisti milanesi in un salotto a cielo aperto dove si consumano aperitivi a tutte le ore. Ne fuggiranno pochi istanti dopo il loro approdo per recarsi ad Alicudi, l’isola più selvaggia di tutte. Tra sentieri ripidi e pericolanti percorsi da muli e case priva di luce, gas e qualunque altro confort, il regista trova esattamente la tranquillità di cui aveva bisogno. L’isola presenta però un enorme problema: non c’è la televisione. Questo porterà Gerardo a scappare a bordo del primo traghetto disponibile, seguito dall’amico Nanni. È qui che si chiude la parentesi siciliana della pellicola.
Nanni Moretti racconta la Sicilia in “Caro Diario”
In Cario Diario, il regista Nanni Moretti descrive una Sicilia ben lontana dall’immaginario romantico che spesso viene proposto in tv o al cinema. L’ambientazione autunnale priva lo scenario del caldo sole che spesso irradia l’Isola, mostrandola come un luogo a tratti anche inospitale e quasi respingente. Un territorio invaso dall’uomo, nonostante la sua natura selvaggia che desidera, in qualche modo, restare tale. È un ritratto autentico della Sicilia nel suo complesso, che, nonostante le difficoltà che si ritrova a fronteggiare, rimane bellissima e maestosa.


















