Prendendo le mosse da un potente espressionismo per arrivare poi a un realismo carico di denuncia sociale, il pittore siciliano Renato Guttuso è stato tra i più importanti rappresentanti dell’arte contemporanea italiana. Be Sicily Mag lo ricorda in occasione dell’anniversario della morte, avvenuta a Roma il 18 gennaio 1987.
Renato Guttuso: vita privata, antifascismo e legame con la Sicilia
Nato a Bagheria nel 1911, Renato Guttuso si avvicina all’arte sin da piccolo grazie al padre pittore. Partecipa alla prima mostra a soli 17 anni e nel 1933 si trasferisce a Roma per dedicarsi completamente alla pittura. Nel 1938 è a Milano e diventa uno degli esponenti di punta del movimento artistico Corrente, legato alla rivista “Corrente di vita giovanile” e nato come gruppo di artisti indipendenti dal regime fascista. Con la chiusura della rivista da parte di quest’ultimo e ancor più dopo la guerra, aumenta il coinvolgimento politico dell’artista, che dal 1940 è iscritto al PCI. Le sue opere resteranno sempre impregnate di un forte impegno politico e sociale.
Il suo è un realismo non convenzionale e libero da condizionamenti. Nel corso degli anni, poi, si interesserà anche alle scomposizioni cubiste di Picasso, conosciuto a Parigi, e ai movimenti avanguardisti europei. Nonostante abbia vissuto molto lontano dalla Sicilia, il legame con l’Isola resta forte e radicato, com’è evidente anche in alcune opere: da “Fuga dall’Etna“, realizzato nel 1939 come metafora della condizione dei contadini siciliani e rappresentazione di rivolta, ai paesaggi siciliani dipinti soprattutto durante la seconda guerra mondiale. Più di tutte, “La Vucciria”, omaggio allo storico mercato palermitano che ha dato vita a molteplici interpretazioni da parte dei critici.
Dove vedere le opere di Renato Guttuso in Sicilia
Il Museo Renato Guttuso dedicato all’artista si trova nella Villa Cattolica, nella sua Bagheria. Dal 1973, ospita le opere donate da Guttuso stesso alla sua città natale, spaziando tra dipinti, disegni, sculture e incisioni, rappresentativi della sua intera produzione. Tra i quadri più celebri dell’artista, ha da poco compiuto 50 anni l’iconico “La Vucciria” (1974), conservato invece a Palazzo Steri, a Palermo. L’opera fu donata all’Università di Palermo dall’artista stesso ed è per questo ancora esposta nella ex sala delle armi di Palazzo Steri. Sempre nel capoluogo siciliano è possibile vedere altre opere di Guttuso anche alla Galleria d’arte Moderna di via Sant’Anna.
Il celebre dipinto ad olio “Crocifissione“, realizzato nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale e normalmente esposto presso la GNAM di Roma, è attualmente a Palermo, fino al 2 marzo 2025. Fa infatti parte della mostra “Attraversamenti – Il Trionfo della Morte, Guernica e Crocifissione di Guttuso”, a Palazzo Abatellis, insieme ad una riproduzione su arazzo del celebre quadro di Picasso “Guernica“, ad opera della tessitrice Jacqueline de La Baume-Dürrbach, e all’affresco medievale anonimo “Trionfo della Morte“, già in pianta stabile al Palazzo della Galleria Regionale Siciliana.

A Messina si trova invece l’opera dedicata a Colapesce, realizzata appositamente per il Teatro Vittorio Emanuele. Composto da ben 143 pannelli, il dipinto ricopre l’intero soffitto del teatro peloritano, attirando immediatamente l’attenzione degli spettatori con colori accesi e immagini suggestive. L’opera omaggia la città attraverso la rappresentazione di una delle sue più famose e caratteristiche leggende e non solo. Colapesce è raffigurato tra pesce spada e sirene, nell’atto di tuffarsi, prima degli avvenimenti che lo porteranno a sacrificarsi per la sua terra, restando sott’acqua per sorreggere Capo Peloro.
Sempre a Messina, la galleria d’arte moderna e contemporanea Lucio Barbera custodisce invece un’opera realizzata negli anni ’50, quando Renato Guttuso si avvicina al post-cubismo. “Il picconiere” è un olio su tela dai tratti marcati e le forme appesantite, simbolo del duro lavoro svolto dalla figura che ne è protagonista.
Da poco è inoltre possibile vedere alcune opere precedentemente appartenute a privati a Trapani. Lo scorso aprile, la professoressa Michelangela Scalabrino ha infatti donato due tele al Museo regionale Pepoli di Trapani. Si tratta di “Contadino in sella a un asino”, studio del 1954 per “L’occupazione delle terre incolte”, e “Contadina” del 1956.
Renato Guttuso in Italia e all’estero
Andando fuori dai confini della Sicilia, la già citata Galleria Nazionale GNAM di Roma, oltre a possedere “Crocifissione“, ospita opere come “Ritratto di madre” (1940), un autoritratto del ’41, “Fuga dall’Etna” (1939) e “Fucilazione in campagna” (1938) primo quadro dichiaratamente politico del pittore, dedicato al poeta Federico García Lorca, che venne ucciso dai franchisti nel 1936. Sempre nella Capitale, l’Accademia San Luca, presso cui Renato Gutuso fu accademico nel 1960, ne conserva il disegno di un nudo in inchiostro di china su carta.
Le opere di Renato Guttuso non possono poi non trovarsi anche al Museo del Novecento, a Milano. Qui, nella collezione permanente, c’è “Uomo che dorme”, che riprende un soggetto presente nella Fucilazione e che dedica ancora a Garcia Lorca.
Il Museo d’Arte Moderna di Bologna custodisce invece una delle opere più conosciute e significative: “Il funerale di Togliatti” (1972), in cui ritrae diverse figure di rilievo per il comunismo internazionale, a prescindere dalla loro presenza reale alle celebrazioni, e una grande folla commossa, puntando a rappresentare il fenomeno a livello sociale più che il singolo avvenimento.
Un’altra opera di grande contenuto sociale è “Occupazione delle terre incolte in Sicilia”, conservata all’estero, alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda. Una prima versione della stessa opera, conosciuta anche come “Marsigliese contadina”, è invece al Museo delle Belle Arti di Budapest. Quest’ultima si differenzia notevolmente dalla versione oggi a Dresda. È evidente l’ispirazione data dal cubismo e dalla conoscenza di Pablo Picasso e del suo Guernica.

Al Castello di Masnago di Varese, infine, chiude domani, 19 gennaio, la mostra “Baj, Guttuso, Tavernari. Virtuose relazioni varesine”, che include due acqueforti del pittore.




















