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Disturbi del sonno nel bambino: dai risvegli frequenti al pavor nocturnus, come comportarsi

Il pediatra Giovanni Muscolino spiega come funziona il sonno nei bambini e come è possibile regolarizzarlo: solo in alcuni casi si può parlare di veri e propri “disturbi”

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Tutti i bambini si svegliano nel corso della notte, specie nel primo anno di vita, ma la maggior parte di loro si riaddormenta spontaneamente. È proprio quando si registrano difficoltà ad addormentarsi (tempo maggiore di 45 minuti) e risvegli multipli per almeno tre notti a settimana che si parla di disturbi del sonno. Si calcola che il 30% circa dei bambini presenti disturbi del sonno nei primi 2 anni di vita e circa il 15% nel corso del terzo anno. In media, quelli italiani presentano questo problema più frequentemente di quelli di altri paesi industrializzati: vanno a letto più tardi e si svegliano un numero maggiore di volte. Quali sono le cause e come è possibile contrastare questo fenomeno?

Il sonno nell’adulto e nel bambino: le differenze

In molti pensano che il sonno dei bambini sia simile a quello degli adulti, ma si tratta di un’idea sbagliata. Il sonno, infatti, è un fenomeno complesso, che si evolve e si modifica durante la crescita. Nei primi mesi di vita il bambino dorme circa il 70-80% del tempo: le ore di sonno in questo periodo dovrebbero essere circa 15-20 al giorno. Spesso, quando ciò avviene, gli adulti si domandano se sia normale. Non tutti sanno in tal senso che il neonato è un essere straordinario in uno stato di continuo apprendimento, ha quindi più bisogno di dormire. Una delle funzioni del sonno nel bambino è infatti la maturazione del cervello: nel sonno vengono prodotti ormoni fondamentali per la crescita del bambino, si consolidano le informazioni ricevute durante il giorno e si apprende. Numerosi studi evidenziano che un adulto, invece, necessita di circa 8 ore di sonno al giorno, un dato che però trova riscontro solo negli adolescenti e che decresce man mano che l’età avanza.

Le ore di sonno ad ogni modo non sono l’unica differenza tra adulti e bambini. È importante sapere che il sonno non è un fenomeno statico: durante la notte si attraversano stadi più profondi alternati a periodi più superficiali. Il sonno si divide in cicli della durata di circa un’ora per i più piccoli, che diventano di 90-120 minuti per i bambini più grandi e per gli adulti. Nell’arco della notte, i cicli si susseguono uno dopo l’altro. È dunque sbagliato pensare che il sonno sia continuo. Inoltre, all’interno del singolo ciclo si susseguono “fasi” diverse tra loro in termini di quantità di tempo. I 60 minuti che compongono il ciclo del sonno di un bambino sono divisi tra fase REM e non-REM. Alla nascita, il sonno REM rappresenta circa il 50% del totale, intorno ai 2-3 anni diventa il 25%, per raggiungere poi circa il 20% intorno ai 6 anni (come negli adulti). La percentuale di sonno REM nei bambini è maggiore perché funzionale allo sviluppo cerebrale. Tra un ciclo di sonno e l’altro, anche nell’adulto, spesso avviene il risveglio, che passa il più delle volte inosservato, perché ci si riaddormenta, cosa che spesso il bambino non riesce ancora a fare in autonomia.

Perché il bambino si sveglia di notte?

Il risveglio nel bambino avviene con maggior frequenza rispetto ad un adulto perché i loro cicli sono più brevi, si parla dunque di “micro-risvegli”. Spesso, non essendo abituati a riaddormentarsi da soli, i piccoli richiamano l’adulto per essere supportati. Tutto ciò è assolutamente normale, dipende dal fatto che sono spaventati dalla lontananza della figura di accudimento.

Nel caso in cui l’incidenza dei risvegli tra un ciclo di sonno e l’altro aumenti, si parla di sleep regression. È un fenomeno che si verifica maggiormente nei seguenti momenti:

  • aumento dell’autonomia (quando ad esempio il bambino inizia a gattonare o a camminare);
  • ansia da separazione (intorno ai 18-24 mesi);
  • primi dentini;
  • inserimento al nido o all’asilo;
  • arrivo di fratellini o sorelline;
  • ripresa lavorativa della mamma;
  • tensioni familiari;
  • cambiamento di routine familiari.
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I consigli per evitare i disturbi del sonno nel bambino

In generale, il sonno del bambino richiede tempo per autoregolarsi. Molti studiosi hanno “idealizzato” modelli e studi relativi alle differenti modalità di gestione e messa a letto che possono favorire questo naturale processo. Ma cosa si può fare per aiutare il bambino a regolarizzare il sonno? Ecco, da un punto di vista pratico, alcune strategie per rendere il momento della nanna più facile non solo per i piccoli ma anche per i genitori:

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  • Accettare che nei primi mesi di vita i bambini possano svegliare i genitori; non si tratta di un capriccio né di un errore di gestione degli adulti.
  • Creare un rituale serale che accompagni il bambino alla nanna: leggere una favola, ascoltare una canzone (sempre la stessa), cantare una ninna nanna. È importante creare una routine con un insieme di attività che si ripetono quotidianamente prima di andare a dormire e che hanno la funzione di prepararlo a dormire. 
  • Non aspettare che il bambino sia esausto per metterlo a letto. Quando è molto stanco, è più nervoso e quindi più difficile da far addormentare.
  • Mettere il bambino a dormire nel luogo in cui dovrà passare la notte. Spesso i più piccoli vengono fatti addormentare sul divano o nel lettone e poi spostati nel loro lettino. Questo può confonderli. Svegliandosi di notte in un luogo diverso da quello in cui si sono addormentati, potrebbero sentirsi spaventati e spaesati. Ciò renderà più difficile il riaddormentamento.

Disturbi del sonno nel bambino: quando rivolgersi a uno specialista?

Un discorso diverso va fatto per i “disturbi del sonno”, termine con cui si fa riferimento a condizioni che generalmente si verificano nei bambini dai 2 anni in su, come episodi di sonnambulismo, sonniloquio (parlare nel sonno) o pavor nocturnus (terrori notturni), oltre che ai più comuni incubi. Gli incubi si associano notoriamente a sogni dal contenuto pauroso o angosciante e si presentano nelle ultime ore della notte, in corrispondenza del sonno REM. È forse proprio per questo che in genere il contenuto viene ricordato. I pavor nocturnus invece si presentano nelle prime ore del sonno del bambino e hanno una durata che varia da uno a 15 minuti: il piccolo appare agitato, spaventato, può parlare in modo confuso, piangere e non riconoscere chi ha accanto. Tutto ciò può essere accompagnato da tachicardia, sudorazione, dilatazione delle pupille e aumento del tono muscolare.

Nel caso in cui si presentino in modo ricorrente questi disturbi del sonno, che vanno oltre i più comuni incubi, è utile rivolgersi al pediatra, spiegando cosa accade al bambino. Il medico indirizzerà la famiglia verso uno specialista, così da effettuare una corretta diagnosi e individuare il più corretto trattamento.

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