C’è anche la giovane messinese Nancy Lucà nel team della Laura Bassi, la nave rompighiaccio che ogni anno accompagna i ricercatori italiani nelle esplorazioni in Antartide. Partita lo scorso dicembre per la 40° spedizione nel Mare di Ross, sta attualmente ospitando numerosi progetti e comincerà il suo viaggio di rientro nel mese di marzo. La ricercatrice siciliana ha raccontato il lavoro a BE Sicily Mag.
Nancy Lucà, da Messina all’Antartide
Non è la prima volta nel Mare di Ross per Nancy Lucà, che aveva già preso parte della 39° spedizione, lo scorso anno. Nonostante la giovane età, la messinese ha alle spalle d’altronde molta esperienza. Dopo avere conseguito la laurea in Scienze e tecnologie della navigazione all’Università di Messina ed essersi specializzata in Scienze del clima e oceanografia all’Università di Napoli, ha ottenuto una borsa di dottorato di ricerca nazionale in Scienze polari all’Università di Venezia, iniziando quindi gli studi delle masse d’acqua che l’hanno poi portata in Antartide. Qui si occupa di studiarle dal punto di vista fisico, sfruttando delle strumentazioni particolari.
Innanzitutto, vengono usati i mooring. “Si tratta di ancoraggi con una lunga catena che sostiene una serie di strumenti e si connette ad una boa in superficie. I vari strumenti mi consentono di misurare i parametri fisici delle acque”, spiega l’esperta. Quest’anno sono stati ancor più dello scorso, grazie ad una collaborazione con la Nuova Zelanda avviata anche grazie proprio a Nancy Lucà, che sta svolgendo un periodo di ricerca ad Auckland. “Così abbiamo potuto mettere in acqua anche tre mooring neozelandesi”.

Tra le novità della spedizione di quest’anno, ci sono strumentazioni nuove, capaci di fornire misure precise, trasmettere dati in tempo reale o seguire percorsi studiati a distanza. Quest’ultima è in particolare una caratterista del glider, strumento dotato di una serie di sensori e gestito da remoto da piloti specializzati. Periodicamente riemerge per ricevere comandi nuovi e torna giù per misurare ancora le proprietà dell’acqua in punti strategici.
Ci sono poi delle rosette, dotate di correntometri, bottiglie e CDT, sonde importantissime per misurare conducibilità, temperatura e pressione dell’acqua anche fino a 2000 metri di profondità. “La nave – racconta Nancy Lucà – si ferma più o meno ogni ora, in una stazione prestabilita, per fare una calata ed effettuare le misurazioni con i CDT. Ne facciamo una ogni due ore più o meno, anche di notte. Quando va giù profila, cioè raccoglie tutti questi dati, quando risale poi iniziamo anche a chiudere le bottiglie, seguendo le indicazioni del laboratorio, a seconda dell’interesse di campionario”.

L’importanza delle ricerche in Antartide
C’è grande attesa dunque per quelli che saranno i risultati della 40° spedizione nel Mare di Ross. I poli infatti sono delle zone importantissime per l’intero pianeta e, soprattutto, i dati provenienti da queste ultime sono fondamentali per comprendere il cambiamento climatico. L’Antartide in particolare ospita processi fondamentali per la circolazione termoalina globale (vale a dire i flussi di calore e sale). Ogni anno il team della Laura Bassi raccoglie dati essenziali. “Generalmente – spiega ancora Nancy Lucà – i dati servono per il confronto con quelli degli anni precedenti, ma il mio lavoro non riguarda ancora quella fase, perché vado ad analizzare un ciclo mareale. Guardo i dati nell’arco di un giorno o quindici giorni, perché qui la marea può avere ciclo giornaliero o di quindici giorni”.
Attraverso le maree, i ricercatori possono arrivare a comprendere ciò che succede nell’oceano. “Perturbatori come le maree – spiega – producono onde interne che poi, rompendosi, mescolano la colonna d’acqua, innescando una serie di meccanismi”. Tra questi anche i processi di produzione di masse d’acqua utili a mitigare il riscaldamento atmosferico. “Altri ricercatori fanno analisi temporali più lunghe, perché cercano di capire cosa cambia negli anni, come cambia e perché cambia. Tengono in considerazione le teleconnessioni, che sono dei fenomeni a grande scala che possono influenzare i pattern di quello che succede in Antartide, che poi si ripercuote un po’ ovunque”.
Il riferimento è alla global conveyor belt o più tecnicamente global thermohalin circulation. “In superficie c’è uno spostamento di masse d’acqua calde che va dall’equatore fino ai poli, mentre in profondità l’acqua fredda va dai poli verso l’equatore. Questo aiuta a mitigare e regolare il clima. Anche l’atmosfera fa una cosa molto simile ed è molto più veloce, ma immagazzina meno calore. L’oceano riesce a immagazzinare tantissimo calore e non solo. Quando vengono prodotte queste masse d’acqua fredda ai poli, iniziando in superficie, questi processi sottraggono anidride carbonica dall’atmosfera”. È evidente quindi come i poli siano essenziali per il pianeta e per i meccanismi che ne regolando le temperature. Non soltanto perché fanno da tampone alle emissioni di CO2, ma anche per i dati che possono fornire.

Al momento, a bordo della Laura Bassi, i ricercatori stanno portando avanti una serie di progetti sia fisici, che biologici, che di oceanografia chimica. Il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide è finanziato dal MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e gestito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per il coordinamento scientifico, dall’ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS per la gestione tecnica e scientifica della nave rompighiaccio Laura Bassi.





















