Ben 105 giorni di riprese, 840 ore di girato, 5.000 comparse, 130 tra carrozze, carretti e barche, un centinaio di animali – tra cavalli, muli, asini e non solo – con ben dodici addestratori. E ci sono voluti anche 700 metri cubi di terra, per rendere piazze e strade della Sicilia come un tempo. Il Gattopardo, miniserie in sei puntate diretta dal regista inglese Tom Shankland, insieme a Giuseppe Capotondi per l’episodio 4 e Laura Luchetti per il 5, sta facendo registrare ascolti da record, anche se per Netflix è presto per fornire dei numeri. Il budget stanziato per la produzione è stato di poco più di 40 milioni di euro, un grosso aiuto è arrivato dal tax credit. Determinante anche il contributo economico della Sicilia Film Commission con un ritorno, in termini di immagine, incalcolabile, grazie alle splendide location scelte dalla produzione e dal regista.
Il Gattopardo su Netfix tra analogie e differenze con il film di Luchino Visconti
La nuovissima serie Il Gattopardo, targata Netlix, da pochi giorni visibile e annunciata con una serata di gala al teatro dell’opera di Roma, è certamente una rilettura moderna del celebre romanzo pubblicato per la prima volta nel 1958, con un adattamento per il cinema del grande regista Luchino Visconti, che vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1963. Molti critici in questi giorni si dilettano a compiere un esercizio di comparazione tra il film di 60 anni fa e la serie.
A tal proposito, è opportuno riportare un post, pubblicato su Linkedin, dal Direttore della Sicilia Film Commission della Regione siciliana, Nicola Tarantino: “Non mi appassiona il dibattito che scaturisce dal raffronto delle due opere. A mio avviso è un’operazione priva senso; sarebbe come misurare l’irresistibile fascino di un’auto d’epoca con la perfezione tecnologica di un veicolo dei nostri giorni. Ognuna delle due versioni è figlia del suo tempo, ma entrambe senza dubbio costituiscono una operazione culturale di divulgazione del romanzo di Tomasi di Lampedusa. Sicilia Film Commission rende merito alla disponibilità delle Amministrazioni locali, grazie alle quali la produzione ha compiuto il miracolo scenografico di riportare indietro di 150 anni le ambientazioni dei territori interessati dai set cinematografici, peraltro in periodi di alta affluenza turistica in cui tutto è risultato inevitabilmente più difficile. Di contro, il grande sforzo produttivo targato Netlfix veicolerà in tutto il mondo un’immagine della Sicilia straordinariamente fascinosa, che inevitabilmente ne accrescerà il richiamo turistico internazionale, arricchendo i casi di studio di film induced tourism che nell’ultimo decennio hanno visto protagonista l’Isola”.
Le location della serie Il Gattopardo: da Palermo a Roma
Il lavoro portato avanti prima di dare il via al piano di riprese dai location manager per la serie Netflix Il Gattopardo è stato molto intenso. Lo scenografo Dimitri Capuani, in particolare, è rimasto letteralmente stregato da Palazzo Comitini a Palermo. Qui il regista ha ambientato la maggior parte delle scene dei pasti; una goduria anche lo studio dei piatti tipici del tempo nella splendida Villa Parisi. Molte ambientazioni anche a Bagheria nella settecentesca Villa Valguarnera, costruita dai Principi Valguarnera oggi degli eredi, i Principi Alliata di Villafranca.
Il viaggio del Principe di Salina verso il borgo di Donnafugata, in piena estate, è stato poi ricreato in una zona arida dell’entroterra siciliano, a cavallo fra le province di Enna e Catania, quella dei Calanchi di Cannizzola, conosciuti anche come deserto dei Calanchi. Donnafugata ambientata anche a Ciminna, in provincia di Palermo, con la sua piccola chiesa nella piazza centrale. Tante inoltre le scene girate tra Torino e Roma.
I costumi
Per quel che riguarda i costumi de Il Gattopardo, Carlo Poggioli ha studiato a fondo gli abiti creati da quel gigante che fu Piero Tosi, di cui fu assistente e amico fino alla sua scomparsa nel 2019. Per rielaborare tessuti, scarpe, accessori, gioielli, si è avvalso della consulenza del professore Raffaello Piraino, fra i più importanti esperti di storia del costume siciliano. Molti costumi del film di Visconti, purtroppo, sono andati perduti. Si spera che questi possano essere subito esposti.

Le musiche
Il compositore catanese Paolo Buonvino ha scritto delle musiche di livello internazionale per Il Gattopardo. Il richiamo al grande Nino Rota, cui si rivolse Visconti, si sente nei valzer e nelle melodie che accompagnano gli ospiti nei saloni di ville da sogno. A Repubblica ha dichiarato “di avere dato voce al respiro dell’Isola, alla sua anima stratificata nel tempo, intrecciando gli echi della grande musica dell’epoca con il battito profondo della sua cultura popolare, nella speranza di creare e dare vita ad un linguaggio senza tempo”.
Buonvino si è avvalso della consulenza dell’etno-antropologo Sergio Bonazinga che in post produzione ha seguito un tamburo che batte a morto, nella scena dei condannati girati ai quattro canti. Il brano iniziale è tratto da un canto popolare del 1950 scritto da Antonino Uccello, “Trasi trasi baiu”, mentre per la scena finale con “Si fussi aceddu” a cantare è Simona Di Gregorio.
La fotografia
Bellissimi gli stacchi di luce, a volte abbagliante, del sole siciliano, che si registrano in diverse scene della serie. Il direttore della fotografia è Nicolaj Bruel, che ha vinto il David di Donatello nel 2019 per Dogman, figlio d’arte di Dirk. Inevitabile l’ispirazione ai chiaroscuri del suo collega di 60 anni fa Peppino Rotunno, che per la celebre sequenza del ballo, girata di notte, a Palazzo Gangi a Palermo, si inventò un’illuminazione con centinaia di candele e poche luci artificiali.

Il cast “poco siciliano” della serie Netflix Il Gattopardo
Meritano una menzione i pochissimi attori siciliani, come Gaetano Bruno nei panni del governatore Leonforte, la bravissima Roberta Procida, nel ruolo di Mariannina, amante del Principe di Salina, e Mary Cipolla, nelle vesti della suora. Tutti gli altri sono andati a lezione di siciliano dal coach palermitano Enrico Roccaforte.




















