Un legame profondo con le sue origini e una cifra stilistica distintiva. La palermitana Giulia Mei, all’anagrafe Giulia Catuogno, si candida per essere una delle voci più autentiche e raffinate del cantautorato italiano contemporaneo. Con testi poetici e melodie evocative, la sua musica racconta storie di identità, appartenenza e crescita personale. “Bandiera”, il brano che ha portato a X Factor e che più degli altri ha colpito il pubblico, ammaliato dalla sua sensibilità artistica e dalla capacità di fondere tradizione e innovazione, è solo un esempio. La giovane artista si è guadagnata già in avvio di carriera prestigiosi premi, tra cui il Premio Alberto Cesa e il Premio Lunezia. In un’intervista esclusiva a Be Sicily Mag, ha parlato dei successi finora ottenuti e delle sue aspirazioni.
Le origini di Giulia Mei in musica
“Sono legata a Palermo in modo profondo e istintivo, è qui che ho imparato cos’è la vita. Qui ho la mia famiglia e i miei affetti. È un legame ancestrale che non potrei mai recidere”, ha ammesso Giulia Mei. Nonostante le esigenze professionali l’abbiano portata lontano dalla sua Sicilia, la sua città di origine resta una fonte inesauribile di ispirazione per la sua musica, un simbolo identitario che si riflette nei suoi testi e nelle sue melodie. Nei suoi brani, la cantautrice inserisce persino elementi della lingua siciliana. Ad esempio una ninna nanna in dialetto, per evocare ricordi dell’infanzia. “Alcune emozioni sono per me intraducibili in italiano, credo che i siciliani possa capire bene questa sensazione”, ha spiegato.
Un fenomeno interessante è in tal senso la crescente valorizzazione del dialetto siciliano, sulla scia del successo della musica napoletana: “Anche in Sicilia stiamo riscoprendo l’importanza delle nostre radici linguistiche”, ha sottolineato. Incorporare il dialetto nelle sue canzoni è stata una scelta naturale, anche se inizialmente temeva potesse creare una barriera con il pubblico. “Cantare A Picciridda Mia a Torino significa accettare che qualcuno non capirà le parole. Ma se trasmetti un’emozione autentica, questa viene percepita comunque”, racconta. Anche il suo accento palermitano è stato oggetto di critiche, ma col tempo ha imparato a farne un punto di forza: “Ora voglio enfatizzarlo. Se qualcuno non apprezza, può sempre ascoltare altro!”.

La scena musicale siciliana tra sfide e riscoperte
Il panorama musicale attuale è fertile per Giulia Mei, che apprezza questo momento di rinascita del settore, che ha sviluppato maggiori spazi dedicati alla musica inedita e un crescente interesse per gli artisti emergenti. “C’è un ritorno alla musica legata alle radici, anche se non necessariamente folk o dialettale. Partire da Palermo per un tour rimane complicato e costoso, ma oggi ci sono più opportunità rispetto al passato”.
Dopo aver attirato l’attenzione di Roberto Vecchioni con il brano Tutta colpa di Vecchioni, la cantautrice sogna di esibirsi sul palco dell’Ariston: “Mi piacerebbe fare il Festival di Sanremo. Vorrei essere notata dal futuro direttore artistico, chiunque sarà”. Tra gli artisti con cui vorrebbe collaborare, invece, cita Dimartino e Carmen Consoli, due grandi esponenti della musica italiana con cui condivide una profonda sensibilità artistica (nonché le origini siciliane).

Il percorso di Giulia Mei tra studio, perseveranza e autenticità
Il futuro di Giulia Mei è insomma tutto da scrivere. Se potesse dare un consiglio alla se stessa bambina che ha appena iniziato a suonare il pianoforte, le direbbe: “Brava, continua a studiare”. Pur riconoscendo l’importanza del talento e delle opportunità, è infatti consapevole di quanto la preparazione e la dedizione siano elementi chiave nel mondo della musica. “Lo studio mi è stato molto utile e lo riporto nella mia musica. Ma l’importante è essere autentici”.
Con determinazione e passione, Giulia Mei continua quindi a far parlare di sé, portando la sua Sicilia nel cuore e nella sua arte. Con “Io della musica non ci ho capito niente”, il suo nuovo album, esplora un universo sonoro ricco di contrasti, tra poesia e disillusione, tra sogno e realtà. Il disco, arricchito dagli archi di Rodrigo D’Erasmo, rappresenta un viaggio introspettivo in cui l’artista si interroga sul senso della musica e del proprio percorso. Con una scrittura raffinata e intensa, l’album si muove tra atmosfere luminose e ombre profonde, confermando ancora una volta la capacità dell’autrice di emozionare e raccontare con autenticità.











